Riletture del lunedì mattina

Oggi rileggevo “la vita, l’universo e tutto quanto” e pensavo che se mi comprassi il kindle sarebbe come avere la guida, solo che wikipedia dovrebbe avere meno valori e pause pranzo più lunghe, chessò a proposito di questo tipo (voce a caso su wikipedia) dovrebbe esserci scritto “per due stagioni è il coprotagonista di una serie televisiva tedesca con delle esplosioni eccessive e ragazze con le quali vale la pena di uscire dopo la terza birra”.

Viaggio nel Sud

Caro Direttore,

l’altra volta le avevo scritto perché la ritenevo responsabile dei miei ritardi in ufficio, era una boutade per informare amici e conoscenti che si appassionano ai miei tempi sul giro casa-ufficio della mattina che non passo la mattina a dormire, ma che quotidianamente mi incanto a guardare La storia siamo noi.

Stavolta le scrivo per un motivo un po’ più serio, da alcuni amici sono venuto a sapere che una serie di cinque puntate Viaggio nel Sud 2009, previste per questa settimana, non verranno mandate in onda. Ieri e oggi c’era la mia ragazza da me e innanzi tutto la voglio ringraziare per la cortesia che mi ha riservato, avendo più anni di me, sa benissimo come funziona quando si ha la fidanzata per casa per pochi giorni, bisogna starle sempre dietro eppoi rompe se anche solo pensi di accendere il televisione.

La ringrazio, ma credo che il lavoro di chi quelle puntate le ha curate e l’attesa di chi quelle puntate voleva vederle meritino una spiegazione. Anche perché c’era stato un bel comunicato stampa più che esplicito sulle date di messa in onda. E’ probabile che senza questa scelta della rete, queste puntate mi sarebbero capitate tra capo e collo come quelle che vedo ogni mattina, ma avrei preferito vederle piuttosto che dover leggere della loro cancellazione.

Inutile dirle che sto scrivendo perché l’argomento delle puntate mi interessa, come italiano, come meridionale e come ritardataio, e perché apprezzo molto il modo di raccontare la storia, anche la più recente, della sua trasmissione e adesso che sono venuto a conoscenza non vedo l’ora di poterle vedere. Posso usare il sito web della rai è vero (anche se al momento non riesco a vedere nessuna delle puntate de La storia siamo noi), ma mi farebbe piacere che anche gli spettatori televisivi abbiano la possibilità di vederle come era stato previsto originariamente.

Contando su una sua risposta le auguro buon lavoro.

La polacca, il grande fratello e gli uomini vessati

Oggi la giornata è cominciata indubbiamente bene, ho potuto ripetere ad Ola una cosa che mi aveva detto giorni fa e metterla alle strette, costringendola a dire chiaramente cosa doveva fare oggi, studiare, scrivere, lavorare. Sapete a volte la signorina ha bisogno di sapere cosa sta facendo e perché, sì anche chi sta scrivendo, ma oggi la giornata è cominciata bene, mica male.

Visto che le cose stanno andando bene allora voglio sfruttare questo momento propizio per puntualizzare alcune cose.

Antefatto. La discussione era nata dall’immagine del profilo su facebook, che ieri avevo cambiato come molti, per poi passare a parlare del caso di Eluana Englaro, allo scontro istituzionale e ai comportamenti idioti di italiani e stranieri in Italia, della manipolazione che fanno i media e la politica delle notizie e altro ancora. Lo so parliamo tanto, ma finché lavoro a Milano Skype è la cosa più vicina ad una convivenza che possiamo permetterci.

Così tra una chiacchiera e l’altra ha dato un’occhiata ai suoi amici su facebook, tra gli ultimi sei che avevano cambiato status cinque erano italiani, di questi cinque quattro parlavano del Grande Fratello. D’altra parte, ha commentato, l’Italia è l’unico paese dove si è arrivati al nono anno di GF. Come a dire che la stupidità di una nazione ha un termometro ben preciso: il numero di edizioni del GF.

Ora continuiamo la giornata come è cominciata, ho controllato su wikipedia e se l’Italia è alla nona edizione del GF (quindi nazione con alto tasso di imbecilli) non è di certo sola: a nove sono anche il Brasile e la Germania. Dev’essere una cosa collegata alle coppe del mondo di calcio ma non capisco in che modo.

In Inghilterra sta per partire la decima, mentre negli Stati Uniti la undicesima, ma anche nella civilissima Spagna stanno aspettando l’undicesima edizione del Gran Hermano. Ovviamente senza contare le edizioni con personaggi famosi, con i ragazzini, con i ballerini ciechi da un occhio e con i prigionieri di Guantanamo.

E la Polonia? in Polonia il GF lo hanno trasmesso due emittenti, che ne hanno fatto anche delle edizioni per sedicenti celebrità e cose simili. Contandole si scopre che in Polonia ci sono stati otto Grandi Fratelli e speriamo che presto parta la nona edizione, così da pareggiare quelle italiane.

Ma la notizia che sicuramente non è sfuggita ad Ola, ma che ha ovviamente evitato di riportarmi per non vergognarsi, è che da ieri c’è un po’ di Polonia anche nel GF italiano. Non parliamo certo di vodka, kabanos o kotlet szabowy, piuttosto di una nuova concorrente: Laura Dzrewicka, che a quanto leggo online si è esibita a tarda notte su canali privati di provincia pubblicizzando numeri a pagamento, si definisce una “Barbie Girl”, che per l’uomo della strada che non mastica l’inglese ma solo il marciapiede possiamo rendere come… vabbè l’uomo della strada ha già capito.

Concludo con la consapevolezza che mi sto attaccando ad una vittoria effimera e che domani, anzi già stasera, si tornerà a scontrarci dall’alto delle nostre diversità culturali, però per almeno un altro paio d’ore lasciatemi beare di questo piccolo vantaggio: saremo anche alla nona edizione del Grande Fratello, ma la Polonia non è da meno.

Aggiornamento dell’ultim’ora. Ieri si parlava anche di andare a sciare, passatempo che non comprendo pienamente, Ola stava cercando di spiegarmelo, anche se all’argomentazione “andare veloce” ho risposto bene con “posso sempre prendere la mia macchina e aprirla tutta o se proprio voglio l’adrenalina vado a fare bungee jumping, sai che adrenalina lì”, comunque il fratello di Ola si è appena fatto male ad un polso sciando, nessuna delle mie sorelle si è fatta mai male a mare. Un altro argomento a favore della causa dei maschi vessati dalle fidanzate.

Me l’ero sempre chiesto, quando un buddista al Grande Fratello?

Una delle cose che ho sempre temuto, essendo buddista, è che la mia religione, perché religione è, fosse scambiata per una moda, per un modo di volersi distinguere o un capriccio adolescenziale, quindi ho sempre cercato di parlarne il meno possibile, un po’ perché non mi piace fare proselitismo e un po’ perché non voglio essere identificato come “il buddista”.

Visto dall’esterno a essere buddisti si fanno un sacco di cose strane, le preghiere, le riunione, ed è molto facile che gli aspetti folkloristici possano essere equivocati. Nel corso degli anni poi ne ho viste di sopracciglia alzate o sentiti di commenti poco felici su altri buddisti che si comportavano in modi anomali e i cui problemi, ansie, insicurezze, venivano associate tout-court con il buddismo e amen (è il caso no?).

Poiché Roberto Baggio è un figo e ci piace vederlo come il buddista buono che cade e si rialza sempre, spesso ci si dimentica che anche i buddisti hanno i loro problemi come tutti gli altri, si può fare un incidente d’auto, si può andare male ad un esame, si può essere buddisti e depressi. La cosa interessante è che con il tempo impari ad osservarti, a capire i tuoi limiti e a trovare la forza per metterli in linea ed affrontarli ad uno ad uno. Puoi anche sbagliare un calcio di rigore, però la tua vita non finisce lì, anzi ogni giorno ne ricomincia una nuova.

Però non è sempre così, perché affrontare i propri problemi non è facile, ed è lì che il buddismo diventa una religione e non una filosofia di vita, perché se ci credi, se hai fede che dentro di te troverai la forza di affrontare il problema che hai di fronte, allora ti alzi e lo affronti, anche se ti sembrerà di dover affrontare una tigre armato di un cucchiaino per il the, ma se non ci credi, se ti fai prendere dallo sconforto, se rinunci alla lotta prima, allora ciao. Dipende tutto da te e dipende da se hai deciso di affrontare i tuoi problemi o stai giocando a fare il buddista, perché è fico dire Nam Myoho Renge Kyo, avere l’odore d’incenso per casa, imparare le preghiere strane e riempirsi la bocca e la testa di parole esotiche.

Ho sempre avuto paura di vedere buddisti in televisione, perché sono persone normali e hanno i loro limiti, come me. Io sono sboccato, offensivo, privo di limiti e buongusto, per questo quando la Guzzanti è andata a sfottere Berlusconi, la Carfagna mi sono divertito un sacco, perché diceva delle cose che condividevo io(1) e che condividevano molti altri, però sotto sotto temevo che l’associazione “comica offensiva e maleducata” = “buddista” fosse automatica, ci può anche stare, ma è una buddista, una buddista che mi sta pure simpatica, ma non il buddismo, non tutti i buddisti.

Così ieri guardando Studio Aperto (sì lo so, scusate, ma era tardi e la 7 non da più niente d’interessante a quell’ora) ho visto che Daniela, l’hostess Alitalia del Grande Fratello, è buddista. Ora dico ma non poteva essere buddista il tipo che ci prova con tutte o quello completamente imbecille, no, la buddista è quella che mentre tutti vanno in cassa integrazione o vengono licenziati sta nella casa del Grande Fratello a grattarsi la pancia (e a farsi attaccare da Signorini, che è tutto dire).

Ora io posso anche capire che una persona possa pensare che la sua realizzazione nella vita passi attraverso il Grande Fratello, chi sono io per giudicare, però sarebbe anche il caso di fare certe scelte cum grano salis, perché una volta che esci allo scoperto, fai di tutto per metterti in mostra e sbagli, i pomodori cominciano ad arrivarti e non colpiscono solo te.

Insomma è solo per dire, se ce ne fosse il bisogno, che io non sto nella casa del Grande Fratello.

(1)io ancora sto aspettando che qualcuno vada dal padre della Carfagna che è preside di scuola e gli dica “Preside se le faccio un bucchino mi promuove direttamente, sua figlia mi insegna che si fa così”

Lettera aperta a Giovanni Minoli

Caro direttore,

mi rivolgo a lei con la presente perché purtroppo la mia situazione sta diventando ridicola. Avrei voglia di cominciare questa mia lettera aperta con dei complimenti e altri convenevoli di rito, ma sinceramente non posso permettermeli. Arrivo subito al dunque così le sarà più facile comprendere le mie parole.

Come molti altri italiani devo essere in ufficio alle nove, minuto più minuto, di conseguenza punto la sveglia ad un orario che ragionevolmente mi permetta di svegliarmi, lavarmi, vestirmi, fare colazione e recarmi al posto di lavoro entro l’orario previsto. Sarò sincero non sempre riesco a fare tutto questo nell’ordine in cui l’ho scritto, talvolta il risveglio avviene dopo la colazione, spesso anche dopo l’arrivo in ufficio.

La mia situazione sta diventando ridicola nella misura in cui ogni mattina arrivo in ufficio in ritardo: mi ritrovo in questo momento a scriverle perché ho già provato le più diverse soluzioni, dall’andare a letto presto al fare la doccia alla sera, a prepararmi i vestiti per il giorno dopo prima di coricarmi o a saltare la colazione, continuo ad arrivare in ritardo, ma, con i miei fallimenti, sono riuscito a circoscrivere la causa del problema.

Arriviamo quindi al motivo principe di questa lettera, e mi permetta una schietta richiesta: non è proprio possibile anticipare di tre quarti d’ora La storia siamo noi?

Certo della sua comprensione, colgo l’occasione dei saluti per augurarle delle liete festività.