Prologo

Era un pianeta arido e senza speranza, risultato dell’erosione di millenni di asteroidi e comete. Alcuni pensano che la vita possa essere arrivata dalle comete, si sbagliano o almeno si sbagliano per il pianeta in questione, frutto devastato di impatti esplosivi che arrivavano da distanze infinite. Per questo fu scelto per relegare gli ultimi esseri umani, progenie maledetta di quelli che, pur ritenendosi creature intelligenti, distrussero il loro mondo.

(disclaimer: I racconti del treno sono stari scritti su un Milano-Salerno, con l’obiettivo di scrivere cento racconti brevissimi durante il viaggio. Sono arrivato ad una trentina. Questo è il risultato)

Ma che bella città di merda, informazioni turistiche

Ieri sono andato alla Triennale per la prima volta e un po’ me ne vergognavo di non esserci mai stato, anche perché quando abitavo a Milano (anni 2002 e 2003) per un annetto ho lavorato proprio in Piazzale Cadorna e ogni giorno, due volte la giorno, leggevo Triennale nella stazione della metro e sempre pensavo “quasi quasi in pausa pranzo o dopo il lavoro ci faccio un salto”, perché per me la Triennale era proprio in Piazzale Cadorna o lì dietro. Mi sbagliavo.

Ieri arriviamo a Cadorna, seguiamo le indicazioni Triennale nella metro e… basta. Nessuna delle rampe di scale che portano fuori ha scritto accanto Triennale, le indicazioni per il museo finiscono a metà stazione della metro prima di arrivare ad un’uscita. Da lì dovevo capire che non sarebbe stato facile.

Domenica pomeriggio, Milano, stazione ferrovie Nord di Cadorna, il fatto che non sia segnalato un ufficio informazioni, anche solo delle ferrovie Nord pare sia una cosa normale, il fatto che non ci sia qualche punto assistenza per i turisti, che a Cadorna arrivano direttamente dall’aeroporto di Malpensa, pare sia dovuto al fatto che Milano non sia una città turistica, il fatto che in Piazzale Cadorna non ci sia uno straccio di cartello, indicazione, scritta a pennarello, sputo catarroso che indichi dove sia la Triennale è semplicemente perché il primo museo italiano di design non è una cosa che una città ricca come Milano dovrebbe segnalare.

Proviamo a chiedere alla biglietteria della stazione dove può essere questa Triennale, com’è ovvio che sia, dopo uno scambio di sguardi smarriti, ci dicono di andare a chiedere all’ufficio informazioni di fronte al primo binario. Non so se conoscete la stazione di Cadorna, ma di fronte al primo binario, raggiungibile se funzionassero i tornelli solo dopo aver timbrato il biglietto cosa che ovviamente non è, c’è solo il deposito bagagli e un bar. Ci viene da pensare che alla biglietteria intendessero l’ufficio dove si fanno i biglietti per Malpensa, dove effettivamente c’è un ufficio informazioni, peccato che sia, e lo dico per esperienza, l’ufficio informazioni del Malpensa Express e peccato che sia chiuso.

Così ci facciamo il giro della stazione cercando di capire dove può essere la triennale, sempre divisi tra il chiedere informazioni a qualcuno, Ola, e il “dai vediamo di qui, lo so che è qui vicino”, io. Nel frattempo ci prendiamo qualcosa da Chocolat, sconsigliata la cioccolata calda, mia, consigliato il gelato al cioccolato all’arancia, di Ola, l’altro gusto del gelato è un non pervenuto che sapeva di poco.

Ci arrendiamo e torniamo sottoterra per guardare la cartina della città che è presente nella metro (praticamente a Milano è l’ATM a fornire l’unico supporto al turista), Ola ricordava l’indirizzo, via Alemagna, così troviamo un fantomatico Pal. dell’Arte, proviamo? proviamo. E alla fine troviamo.

Come si arriva alla triennale? arrivati a Cadorna, prendere via Paleocapa che poi diventa viale Alemagna. Sono circa seicento metri a piedi, per farvi capire l’ingresso principale del castello sforzesco è a cinquecento metri, però la stazione della metro mica l’hanno chiamata Cadorna – Castello.

Sono sempre più stupito di come questo paese si svaluti.

La mostra poi era bella e avrei voluto che fosse più grande, che ci fossero state più cose da vedere o da leggere, ma questo mi capita spesso quando visito una mostra che mi piace. Peccato però che in Italia nel 2008 in una mostra di oggetti, molti dei quali ancora in produzione, si debba essere richiamati perché tocchi una caffettiera Bialetti da due tazze o non puoi provare cosa vuol dire sedersi su una Up5. Questo è davvero frustrante, invece la puzza nei bagni faceva proprio schifo.

Chiudiamo con un’ultima nota negativa, esiste un sito del Design Museum, la mostra attuale basata sulla collezione permanente della Triennale e anche il motivo principale per il quale siamo andati. Dei diciotto link in alto solo nove sono attivi, gli altri rimandano alla triste scritta “sezione costruzione”, cosa che se già è sciatta in un sito personale, in un sito istituzionale è davvero deprimente.

Io ci provo

Gli heavy user della rete, quelli che sono i primi ad utilizzare i servizi online prima ancora che gli sviluppatori siano riusciti a dargli un nome definitivo, quelli insomma che c’erano prima che last.fm si chiamasse last.fm, prima che myspace fosse di Murdoch, prima che Gmail fosse aperto a tutti e prima che ci fossero quei filmati porno dove c’è il tipo che consegna le pizze che sono sempre e inevitabilmente con il wurstel, be’ insomma quei tipi lì storcono il naso quando si parla di Facebook, fanno quelle facce alla “Oddio, arrivano i barbari”.

A me, figlio primogenito dell’impero, i barbari non mi dispiacciono, me ne sono presa pure una in casa. Così quando penso al fatto che cani e porci ora siano iscritti a Facebook non riesco a vederla come una cosa negativa, anzi mi sembra un’occasione per far conoscere un po’ meglio la rete a chi magari non ha dimestichezza con strumenti, siti e le sue dinamiche.

Ma poiché, come dicono i tipi spicci come me, le chiacchiere stanno a zero, provo a fare qualcosa di pratico e di mettere in piedi qualcosa di concreto. L’occasione è nata ridendo con qualche amico lo scorso fine settimana, perché non creare il gruppo su Facebook del nostro quartiere?

Detto fatto, dopo nemmeno una settimana siamo una sessantina scarsa di persone, ma ogni giorno si aggiunge qualcun’altro. I primi sono miei amici, invitati da me, ma un po’ alla volta arrivano persone che conosco solo di nome o perfetti sconosciuti.

Nel forum del gruppo ci sono un paio di discussioni attive, quella sui pazzi del quartiere conta al momento una decina di interventi di una decina di persone diverse, la discussione più lunga ha 27 interventi, è quella sui confini del quartiere. Visto che a Salerno, come in molte città italiane, i quartieri non sono segnalati sulle targhe delle strade ho chiesto, e ottenuto, dal comune un file pdf con la cartina di Salerno suddivisa in quartieri. La sto ricopiando su google maps e tutti sanno quando google maps possa essere affascinante per chi non l’ha mai visto prima.

Intanto qualcuno ha postato nel gruppo un video e una ragazza una foto, presto ne arriveranno altre, nel frattempo, però, sto creando anche un gruppo su Flickr dove raccogliere le foto di Pastena che sono già presenti lì, tra poco invito un po’ di utenti flickr ad aggiungere le loro foto lì, poi segnalerò la cosa sul gruppo di Facebook, magari qualcun’altro ha un account flickr e contribuirà o semplicemente si iscriverà a Flickr ed imparerà ad utilizzarlo.

Non mi aspetto che segnalata una mappa e un gruppo flickr, gli iscritti al gruppo Pastena su Facebook inizino ad utilizzare Google Docs per collaborare in ufficio o che diventino di quelli che si iscrivono a mille gruppi su Flickr e che passano le giornate a scrivere commenti, però se anche solo sapessero di cosa si sta parlando quando si dice Google Maps o Flickr sarebbe già un passo avanti sulla strada di un utilizzo consapevole di internet, se poi qualcuno mettesse le sue foto su Flickr, invece di Virgilio usasse Gmail e domani facesse un uso più consapevole di facebook sarebbe il massimo.

Al momento però sono molto soddisfatto di come sta andando l’esperienza del gruppo, le discussioni, sebbene poche, mi sembra che siano divertenti e che possano risultare interessanti a chi le segue, credo che un po’ di foto e qualche altra discussione potrebbero rendere il gruppo ancora più interessante. Se poi qualcuno ha altre idee o proposte, qui i suggerimenti sono sempre bene accetti.

Le prossime iniziative comunque saranno più concrete, probabilmente tra Natale e Capodanno organizzeremo un incontro molto tranquillo per prendere un caffè in qualche bar del nostro quartiere o qualcosa del genere. Intanto ci divertiamo con poco.

Inferno di Gianfranco Marziano

Volevo scrivere di Inferno il nuovo libro del Marziano, ma non è il momento, quindi scrivo un po’ di appunti sparsi e comunque sono cento pagine per 8,90 euro che potreste anche spendere.

Ora sapeva cosa gli sarebbe accaduto: l’avrebbero isolato, diffamato, sputtanato, tutto tranne che invidiato, perché anche le ultime merde della società avevano intimamente compreso che chi lavora oggi è un sfigato.

Dei trentenni in avanzato stato di decomposizione, ignavi della vita, sono i protagonisti di questo libro, personaggi che mi sono cari perché ho diversi amici in questa condizione. Persone che si sono lasciate vivere, che a trent’anni ancora credono che sapere tutto di un disegnatore di fumetti sia meglio che cercarsi un lavoro, o che andare a sentire una tribute band locale sia una cosa incredibile, gente che vuole fare il critico, lo scrittore, il musicista, il giornalista o qualcosa che sta marcendo nella loro testa.

I primi capitoli sono più asciutti e affilati e, a mio parere, i più riusciti, poi un po’ alla volta il Marziano ricomincia a prendere per il culo i suoi personaggi, ricorrendo come spesso fa nei suoi testi all’iperbole e al paradosso, costringendoli a vivere situazioni grottesche dalle quali non potranno uscire se non con le ossa rotte. I personaggi dei ventenni ricchi sono quelli venuti peggio, fin troppo di plastica e irreali, forse perché non sono sotto l’occhio dell’autore ogni giorno, ma frutto di stereotipi da televisione pomeridiana. Altri come Giacomo, Marisa, Claudio sono tragicamente riconoscibili tra persone che conosco o che ho conosciuto, gli altri probabilmente li riconoscerà qualcun’altro.

Fortunatamente l’introduzione di questo libro è solo di due pagine.

Se vi piace il Marziano compratelo, se avete nove euro di troppo e il fegato messo male compratelo, se volete una lettura divertente compratelo, se siete come quelli del libro sparatevi, anche perché non lo capireste.