Io lo scrivo, tanto non succederà mai.

Io lo scrivo, tanto non succederà mai. Non succederà per tutta una serie di motivi che non sto qui ad elencare, quindi io lo scrivo e sarà come averlo mangiato davvero questo kebab sulla porta di un piccolo arabo affollato, riparati sotto la copertura esterna, mentre cadono le ultime gocce di un acquazzone che ha reso la strada uno specchio sfocato dove si riflettono solo le poche luci dei lampioni e di qualche macchina che ogni tanto passa correndo.

Hai una giacca bianca che alla luce che viene dall’interno del locale mi abbaglia e ridi, mentre mangi, e io sono felice, di stare lì, di mangiare con te, di ridere con te, che hai un po’ freddo, che saltelli da una gamba all’altra per non star ferma, che mi guardi e ti sembra una cosa buffa essere lì, a quell’ora, gli unici due italiani, e sì lo è, ma mi piace ancora di più per questo e penso che potrebbe finire tutto così, che sarebbe un finale adatto per questo universo, iniziato con un’esplosione, finire con un paio di risate, sporche si salsa allo yogurt.

Illudili e poi strappa i loro sogni a mille pezzi

Milano di notte

Non l’abbiamo mica fatto apposta, piove e la strada è scivolosa, poi è buio, è notte e con i riflessi dei lampioni e delle insegne sull’asfalto bagnato è difficile distinguere tutto, sono le tre che cazzo ci faceva in mezzo alla strada quel tipo, cazzo guarda prima di attraversare, non ti puoi buttare in mezzo alla strada così e fateci passare che il semaforo era ancora verde un secondo fa, cazzo sono le tre, avete già fatto tardi, non crederete di trovare vostra moglie ancora con il suo amante fra le gambe solo per farvi fare la vostra cazzo di scenata di gelosia, su, siamo seri, siete solo dei coglioni che lavorano fino a notte fonda e pretendete che vostra moglie vi dia ancora retta, su non prendetevi in giro, ammettete la sconfitta, ve la vivrete meglio anche voi, noi ce la viviamo meglio così, le cose non vanno sempre bene, anzi non vanno mai bene, le cose vanno e bisogno solo cercare di essere dal lato giusto del marciappiede quando passerà la macchina che prenderà la pozzanghera.

Non ci sono altri modi, non ce ne possono essere, non stanotte che abbiamo deciso che dobbiamo arrivare fino al bordo, dove la terra finisce e si può guardare di sotto e non c’è nulla, niente, e accanto a noi dei cavi d’acciaio che sostengono la terra sulla quale stiamo, vogliamo vederne la fine e sopra di noi un enorme pallone, arancione, blu, giallo, rosso, verde, colori, ma poi dopo c’è solo una cosa da fare, prendere le chiavi della macchina, chiamare il lancio, ruotare il braccio e, movimento fluido, unico, spedirle di sotto, vederle partire e poi saltare di sotto, ridendo, cadendo, fingendo di correre in tutte le direzioni, mentre si precipita sempre più velocemente verso il centro dell’universo, senza sapere il come e il perchè fino al centro, senza chiedersi nulla, con la testa vuota piena solo dell’aria che ci scorre intorno, finchè anche l’aria non sparisce e non si riesce più a respirare e la gola deglutisce a forza, come se fosse secca, come se buttasse giù un sasso e intorno tutto è diventato buio e le mani e le braccia sono sparite, sparite le gambe, resta solo la testa che sembra esplodere e lo stomaco che esplode perchè al centro dell’universo, quando ci si arriva precipitando così velocemente non c’è altro che un nuovo big bang.

Un’altra notte di merda.