Gente che si adotta da sola

– Quando andiamo a Salerno possiamo andare in un posto che si chiama La Divina Commedia dove si mangia…
– Ma io voglio andare a mangiare la pizza da Carminuccio.
– Sì, ma
– E poi anche a mangiare un calzone.
– …

(p.s. anche se non siete di Salerno, dovreste andare a mangiare la pizza da Carminuccio o un calzone appena fritto da Sabatino, sotto alle scalette)

Casa

Dalla pagina su New York di Wikitravel:

Jaywalking is extremely common among New Yorkers, but can be extremely dangerous. If you cannot properly gauge the speed of oncoming cars it is recommended you wait for the walk signal. An average New Yorker typically jaywalks 10-15 times a day, so do not blindly follow one as they are quite adept at making split-second choices — and while they might have time to make it across, the person behind them might not. If you do jaywalk, driving is on the right-hand side of the road on two-way streets so remember to look left to check for on-coming traffic on your side of the road. Be aware that most streets are one way, so you may have to look right. Most New Yorkers who know which streets go which way will only look in the direction traffic is coming from rather than looking in both directions. A useful mnemonic to remember which way streets (not avenues) go is “evens go east” — or if there are cars parked, look which way they are facing. This helps about 98% of the time. But beware of any bicyclists unlawfully going against the proper flow of vehicular traffic — or, for that matter, police or other vehicles doing the same. (It never hurts to just look both ways, even on a one-way street.)

If you do not wish to jaywalk, be considerate of New Yorkers by not blocking them from crossing at an intersection while you are waiting for your signal.

Già prima di arrivarci sapevo che mi sarebbe piaciuta

Andando a una festa

C’erano il gatto, il topo e il cristodidio che andavano da una parte insieme, che erano stati invitati e si erano pensati di dividersi il regalo, così avevano preso un lettore mp3 che non costava troppo e ora stavano aspettando l’autobus per andare a questa festa.

Ad un certo punto una grande macchina si ferma sgommando davanti a loro, scendono tre tizi vestiti di scuro che prendono il cristodidio e lo cacciano nella macchina senza nemmeno dargli il tempo di dire “salme”, che a lui gli piaceva fare le battute tipo buongiorgio e buonasega. Dallo sportello aperto il gatto e il topo riescono solo a intravedere le gambe lunghissime di una donna vestita di rosso che fuma con un bocchino lunghissimo una sigaretta che è chiaramente una Kim alla ciliegia. Com’è arrivata la macchina va via, sgommando.

A questo punto il gatto si mangia il topo, scarta l’mp3, si mette le cuffiette e se ne va fischiando.

P.s. E ci mette circa dieci minuti a capire che in un mp3 nuovo non c’è nulla.

Questo, la Polonia, è un paese pure per vecchi

Warsaw 21 May 2009

A Varsavia abito in un quartiere popolare, non di quelli che fanno a gara con il Bronx di Scafati ma qualcosa di po’ più tranquillo, un po’ grigio (vedi foto), ma niente di terribile, i tram colorati portano in centro in meno di venti minuti, si passa il ponte del principe Poniatowski e si è tra i musei e Nowy Swiat, la strada vetrina di Varsavia. Ma lasciamo perdere le paillette per i turisti e torniamo a casa mia, anzi qualche passo prima, dal portone alle scale che portano al secondo piano.

Lungo le scale mi è capitato di interagire un paio di volte con due coinquilini con qualcosa che andasse oltre il buongiorno/buonasera, che ormai so dire senza problemi (sono facili, dire ciao è già più difficile) e mi è capitato con due vecchietti ben oltre i sessanta.

Il primo, qualche mese fa dopo qualche parola mi ha parlato in italiano, un po’ stentato, ma meglio del mio polacco. Il secondo l’altro ieri per poco non mi faceva prendere un colpo, visto che avevamo il portone che voleva un po’ di forza per essere aperto, andando a tirare ho visto venire dietro la porta il nonnino che stava spingendo.

Ci siamo scusati entrambi e poi ha iniziato a spiegarmi che era colpa del portone e voleva dirmi mille altre cose, tipo lamentarsi dei giovinastri che l’avevano rotto o del tempo o di chissà quale altro fatto. Al ché, prima che partisse in quarta, l’ho interrotto dicendogli che non parlo polacco, ma si sa certi anziani hanno troppa voglia di lamentarsi così un po’ a stento, ha cominciato in inglese, dicendomi che il portone era rotto e che qualcuno doveva essere stato, eccetera.

Sarà stato un caso, sarà che uno ha fatto la guerra in Italia e l’altro ha lavorato da giovane in Inghilterra e probabilmente nel mio palazzo ci saranno anche due analfabeti totali e un sordomuto, per riportare le statistiche in media, però due vecchietti su due che oltre al polacco parlicchiano una lingua straniera mi ha fatto un po’ impressione.

In questi casi mi torna sempre in mente il fatto che mi raccontò un mio amico: ci sono questi due stranieri in una salumeria a Salerno, che a fatica sanno qualche parola di italiano e chiaramente si stanno sforzando per arrivare a chiedere un etto di mortadella, quando finalmente riescono a completare la frase, il salumiere gli fa – Con pistacchio o senza?

P.s. Ieri mattina il portone era tornato a funzionare senza problemi, con la più classica delle soluzioni polacche, il bordo che sporgeva è stato segato via.

(foto originale Warsaw 21 May 2009 di francescomucio)