Lettera aperta a Giovanni Minoli

Caro direttore,

mi rivolgo a lei con la presente perché purtroppo la mia situazione sta diventando ridicola. Avrei voglia di cominciare questa mia lettera aperta con dei complimenti e altri convenevoli di rito, ma sinceramente non posso permettermeli. Arrivo subito al dunque così le sarà più facile comprendere le mie parole.

Come molti altri italiani devo essere in ufficio alle nove, minuto più minuto, di conseguenza punto la sveglia ad un orario che ragionevolmente mi permetta di svegliarmi, lavarmi, vestirmi, fare colazione e recarmi al posto di lavoro entro l’orario previsto. Sarò sincero non sempre riesco a fare tutto questo nell’ordine in cui l’ho scritto, talvolta il risveglio avviene dopo la colazione, spesso anche dopo l’arrivo in ufficio.

La mia situazione sta diventando ridicola nella misura in cui ogni mattina arrivo in ufficio in ritardo: mi ritrovo in questo momento a scriverle perché ho già provato le più diverse soluzioni, dall’andare a letto presto al fare la doccia alla sera, a prepararmi i vestiti per il giorno dopo prima di coricarmi o a saltare la colazione, continuo ad arrivare in ritardo, ma, con i miei fallimenti, sono riuscito a circoscrivere la causa del problema.

Arriviamo quindi al motivo principe di questa lettera, e mi permetta una schietta richiesta: non è proprio possibile anticipare di tre quarti d’ora La storia siamo noi?

Certo della sua comprensione, colgo l’occasione dei saluti per augurarle delle liete festività.

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