Determinate forme di apologetica non si confanno a signorine di buona famiglia.

Se Milly avesse anche solo sospettato che suo marito la tradisse probabilmente non sarebbe diventata l’amante di Sten. Sten era un ragazzo alto e magro, dal colorito pallido e i capelli scuri, un che di orientale gli allungava il taglio degli occhi e il lungo cappotto ne accentuava l’altezza e la magrezza. Sten era il maestro di musica di Josephine, la figlia quattordicenne di Milly e suo marito. Ormai pronta per diventare una donna, Josephine divideva il suo tempo tra il piano, i giochi e lo studio sotto la supervisione della sua tutrice, la signorina Swift. Arrivata dalla città due anni prima la signorina Swift aveva conquistato l’apprezzamento dei genitori di Josephine con un misto di buone maniere, referenze e dolcezza, che aveva colpito soprattutto il signor Thompson. James Thompson era il figlio del più famoso Willright Thompson, divenuto celebre per la sua impresa di perforazione che aveva preso parte anche al taglio del canale di Suez. L’Egitto che terra incredibile, era da lì che arrivava Asha, la donna di servizio di casa Thompson, ormai cinquantenne era arrivata a Londra trent’anni prima portata da Willright come un trofeo o piuttosto una schiava, avevano avuto una figlia Elizabeth che ormai aveva ventisette anni. Terminati gli studi Elizabeth era diventata insegnante elementare presso la scuola del quartiere, lì aveva conosciuto Sten il maestro di musica ed erano diventati buoni amici, Sten cercava un modo per guadagnare qualcosa in più, Elizabeth un modo per vendicarsi.

Sesso, decadenza, abusi, privazioni, meschinità e quanto altro può starci nella vostra mente malata nella prossima puntata di “Sesso, decadenza, abusi, privazioni, meschinità e quanto altro può starci nella vostra mente malata”

Noia

La giornata procedeva fin troppo noiosa in ufficio, il cielo era di un celeste grigio che nemmeno lui sapeva bene dove voleva andare a parare. Sbadiglio. Un po’ di musica nelle orecchie non poteva risollevare la giornata, ci voleva qualcosa, di più. Tra un po’ ci sarebbe stata la pausa pranzo, ne avrebbe approfittato per uscire, con la scusa di andare a mangiare avrebbe preso la macchina e senza dare troppo nell’occhio avrebbe svoltato a sinistra invece di andare come gli altri dritto. Poi la strada di casa e il letto dove dormire un paio di ore e far arrivare in fretta la sera, la notte e poi domani ricominciare, magari con un po’ di voglia in più arrivata con il sonno.

Il caso Lapo Elkann – Parte IV

Salii a casa e trovai la porta socchiusa, non poteva essere stata la donna delle pulizie, con quello che c’era in casa sarebbe svenuta sulla porta, non sarebbe riuscita ad entrare. Mi accostai al muro pronto, ad un mio gesto, a spalancare la porta con la pistola puntata. Passò Luigino il figlio dei Brambilla del paino di sopra e mi sparò prima che potessi entrare, forse le dita a L non incutevano troppo timore. Entrai fingendo stupore.

– No, non mi sparare! – Urlò un uomo inginocchiato vicino al mio mobile degli alcolici.
– Chi sei? e cosa ti occorre? – domandai restando nella penombra per non rivelarmi disarmato.
– Sono Riky e dovresti essere tu a chiederti cosa ti serve.
– Mi serve qualcuno che mi rimetta a posto la casa.
– Ehi amico, io non c’entro era già passato qualcun’altro prima di me.
Ero stato io, ma avrei dato la colpa a mia sorella.
– Cosa vuoi?
– So che stai indagando sulla morte di Lapo.
– Forse.
Mai dare risposte certe a chi può darti delle informazioni. Faccia da poker la chiamava il mio maestro.
– Allora perchè hai scritto sulla lavagna in cucina "Indagare sulla morte di quello della Fiat"?
Il mio maestro è stato gambizzato tre volte per i debiti di gioco.
– Cosa sai?
– Gliel’ho venduta io la droga a Lapo, ma era roba buona ne sono sicuro. Ma adesso daranno la colpa solo a me.
– Be’ vendere coca è ancora reato.
Rise.
– Era una battuta vero? le mie amiche dicono che non le capisco mai, ma secondo me non è vero.
– Vai avanti.
– Io gliel’ho data ieri sera alla solita ora.
– L’hai data a lui?
– No, alla sua amica.
– Il transessuale.
– Tu sai delle ragazze?
– Erano sui giornali.
– Ma credevo che la famiglia avesse coperto la cosa, come facevano con Vanna.
– Mi stavi dicendo di Patrizia.
– No, non Patrizia, ieri è venuta Maria.

Avrei voluto chiedere quale Maria, ma il vetro della finestra della cucina esplose in più punti e Riky cadde esanime a terra. Strisciando tra i cocci sul pavimento arrivai al davanzale e sbirciai fuori, dal palazzo di fronte un uomo con un fucile di precisione teneva sotto tiro la finestra. Legai lo strofinaccio rosso al mestolo sporco e lo feci sventolare. Mi fece segno di alzarmi, ora che potevo tirarmi su lo riconobbi come il negretto salterino di prima. "Entrerò io nella scuola" gli urlai.
– Mai – rispose.
– Io sono un ballerino migliore di te.
– Non è vero, appena saremo in trasmissione ti sfiderò e tornerai a casa tua.
– Io sono già a casa mia.
Non so perchè ma non se l’aspettava.
– A… Allora… ti sfido adesso?
– Va bene, comincia tu, pirouette, pirouette e gran jeté, vediamo che sai fare?
Bravo era bravo, fu l’atterraggio dal quarto piano che gli riuscì male.

Tornai da Riky a vedere come stava, perdeva molto sangue. Provò ancora a parlare "Maria ha preso la coca ieri, Maria o Mario"
– Ho capito, ma ora non parlare, stai fermo.
– Sto morendo vero?
Aveva gli occhi sbarrati dal terrore.
– No tu sopravviverai, devi rimettermi a posto la casa.
Rise gorgogliando sangue: – Era un’altra battuta vero? le mie amiche dicono che non le capisco mai.
Chiuse gli occhi.
Altro che una battuta, la mia casa faceva schifo, se possibile, anche più di prima.