Ci si distrae un attimo

Puttana cazza, però potevate dirmelo che Moccia aveva scritto il Giovane Holden al femminile, così io potevo anche leggermelo (ma magari faccio ancora in tempo a trovarne una copia), mi piacerebbe sapere cosa fa il professore pedofilo e quello col dito nel naso, e le valigie, cosa sono nel 2009 le valigie? ci saranno sempre? uno zaino? un cellulare? cosa? cosa? ma la ragazzina a 14 anni scappa dal collegio? scapperà da scuola e passa la giornata in giro a cazzeggiare e poi si ammala cadendo nel Tevere… ma se uno cade nel Tevere si ammala? più probabile che muoia di subito.

Che poi io me la vedo già sta tipa, scappata dalla scuola, una scuola di suore, immagino, e poi, prima di infilarsi nel Tevere e di prendersi una tirata di capelli da Maurizia, una coatta cattiva, stiamo a Roma no? prima di infilarsi nel Tevere e poi in terapia intensiva al Gemelli, passa buoni tre quarti d’ora a chiedersi ma chi porta da mangiare ai gatti del Colosseo quando le gattare muoiono?

Cioè Moccia, io ti capisco, devi mangiare pure tu, però quando pisci, mira nella tazza, perché, cristo santo, se miri al soffitto, non solo fai una merda in bagno, ma ti va pure in faccia.

Sul mio comodino

L’altro giorno contemplavo che sul mio comodino (in verità un lack rosso dell’Ikea) erano equamente rappresentate la summa della saggezza orientale e della scienza occidentale, a L’universo in un guscio di noce di Stephen Hawking rispondeva La nobile arte dell’insulto di Liang Shiqiu.

Io credo che a questo punto il mondo possa anche finire e voi tornare a bere la vostra urina.

Il bagno è l’unico posto della casa dove puoi stare nudo

L’altra notte ho sognato che ero un giovane cinese che lavorava in un negozio di non so che e il proprietario era un cinese più anziano che mi insegnava il kung-fu o qualcosa del genere, ovviamente alla maniera di Karate Kid[1], rimettendo in ordine il negozio o cose del genere. Nel sogno ero andato a lavorare da lui, proprio con la speranza che mi insegnasse qualcosa di utile perché c’erano dei tipi che mi volevano picchiare o fare fuori.

Mentre sto sistemando il negozio arrivano i cattivi, che sono il capo, il suo braccio destro e la classica carne da macello tutta vestita di nero. Non mi ricordo come ma le comparse si fanno da parte, forse perché il maestro di kung-fu aveva tirato fuori una pistola a due canne o un fucile e magari ne aveva pure fatto fuori uno sparandogli in testa. Comunque a quanto pare devo affrontare prima il vice e poi il capo. Il vice ha la barba incolta ed è vestito tipo un mercenario sudamericano, con le cinture di proiettili per mitragliatore sulle spalle, il capo non so perché ma ha la faccia di Dennis Quaid ed in preparazione dello scontro ha una gonna a tubo rossa e una camicia a righe rosse e bianche, tipo cameriera di un fast-food.

Lo scontro è molto nebuloso, ricordo solo che ad un certo punto sono inginocchiato sul vice che è a terra supino e Dennis Quaid-cameriera mi inizia a prendermi a gomitate dietro la schiena, non potendo affrontarli entrambi contemporaneamente faccio l’unica cosa logica e con il ginocchio spezzo il collo di quello che mi sta sotto. A quel punto mi resta solo un problema (a parte farmi vedere da uno bravo), ma anche qui ricordo poco, a parte che il capo dei cattivi finisce contro una vetrine rompendola e tagliandosi la gola.

Poi mi sono svegliato e non riuscivo a riprendere sonno, così mi sono alzato e ho visto che era ancora presto, per fortuna avevo ancora sonno, non come la notte precedente, quando avevo passato due ore in cucina a leggere. Così sono andato in bagno, un po’ perché dovevo fare la pipì e un po’ perché il bagno è l’unico posto della casa dove puoi stare nudo quando il termometro esterno dice che sei sotto lo zero. Poi sono tornato a letto.

E ho sognato che ero su una macchina che correva e c’erano dei tipi che mi avevano preso in ostaggio e io volevo pure dirgli o dargli quello che volevano, non sono mai stato un tipo ostinato, nemmeno per formazione, nei libri che leggo o nei film che vedo il protagonista è sempre di quelli che cedono ancor prima che la tortura inizi, il problema era che quelli non mi dicevano cosa volevano. Così la macchina corre, finché non vediamo un incidente con altre macchine che si scontrano e gente a pezzi e cose simili che volano via dai finestrini.

Poi mi sono svegliato di nuovo. Dicevo cose simili, perché nel sogno la testa di qualcuno che abbandonava il legittimo corpo e terminava sull’asfalto a guardarla meglio era la testa di un manichino, di quelli bianchi di polistirolo, ed è la seconda volta, mi rendo conto, che, nei sogni, sostituisco manichini a gente che muore. Sarà che sono figlio di una tv ormai satura di effetti speciali.

[1] All’inizio era Karate kid e tutti volevamo andare dal maestro Miyagi, poi con gli anni abbiamo scoperto Bruce Lee e il kung-fu ci è sembrato decisamente meglio. Infatti il prossimo remake di Karate Kid si chiamerà Kung Fu Kid, con Jackie Chan e il figlio di Will Smith

E poi è salito quello con le scarpe bianche

E poi è salito questo tipo, io non è che stessi troppo bene, ma lui era davvero impresentabile, testone da re leone con crine irsuto e barbone, tipo Messner, quello di altissima, purissima, va caca, ma con i capelli più lunghi, occhi azzurro non propriamente lucido, pantalone che non ricordo, ma oscido giubetto celeste carta da zucchero e poi le scarpe, qualcosa di mai visto prima, bianche, ma non bianche di più, praticamente come se nel tram dove stavo fosse esplosa una supernova.

Ora io stavo leggendo Tibor Fischer, perché Saramago l’ho finito e sinceramente dopo sei birre ritentare l’avventura di prendendermi di nuovo a cornate con il Pasticciaccio mi sembrava eccessivo, chi ha letto Fischer sa che tende a tenerti attaccato alla pagina, a costringerti a finire la frase, il paragrafo e poi a ricominciare subito con il successivo, ditelo come volete, io malgrado il mal di testa da casa al centro avevo letto una ventina di pagine, carta moschicida Fischer dovevano chiamarlo, finché non c’è stato più verso di leggere, se abbassavo lo sguardo c’era questa bestemmia gridata in faccia allo sporco e a qualsiasi sfumatura di grigio, inutile voltarsi, sembrava che quelle scarpe illuminassero il resto del vagone e gli occhi tornavano sempre lì, maledetti, maledetto lui e le sue scarpe.

Fortuna che dovevo fare solo due fermate prima di arrivare in ufficio.