Appendice agli appunti dall’esilio

Ieri sera prima di addormentarmi ho acceso per pochi minuti su Vespa (facevo zapping, giuro, facevo zapping), discutevano della scuola, della protesta e della Gelmini. Ad un certo punto qualcuno diceva a dei ragazzi che i solo figli finiranno a fare i camerieri degli ingegneri indiani, che ora lavorano, si fanno il culo e sono un miliardo. Ottimista.

Stamattina sul mio autobus sono saliti degli ingegneri indiani. Quando sono salito c’era una donna con un puntino rosso in fronte, dovrebbe significare che è sposata, poco dopo sono arrivati sei uomini, poi alla spicciolata altri tre o quattro. Alla fine era un gruppetto di una decina di persone, che composti stavano seduti e chiacchieravano tranquillamente in inglese, ognuno con il suo biglietto, la sua borsa con il portatile, chi in giacca e cravatta, chi in camicia, chi con una maglietta.

Chi saliva dopo di loro li guardava e alcuni non erano molto felici che questi indiani occupassero dieci posti sull’autobus. E io pensavo, hai visto, sono ingegneri, parlano fluentemente l’inglese e sono a settemila chilometri da casa loro, tra te che li guardi male e loro chi è quello che se lo merita di più.

..smoked?..

..smoked?..

Dei modi, due, per chiudere una storia,
ovvio mettesse in pratica il secondo.
Il primo lo conosce tutto il mondo
tipico dei coglioni pien di boria:

foto, regali, email e testamenti
tutto vada a finire dentro al fuoco,
l’amore che fu usato come gioco
sparisce tra le ceneri e i lamenti.

Ma non si addice a lei questa finzione,
la pira di scartoffie brucia invano,
tragedia in miniatura da operetta,

allora resta l’altra soluzione
infliggersi la morte nuda mano,
magari dopo, prima sigaretta.

(foto originale ..smoked?.. di william_perry)

(dal postjukebox)

Appunti dall’esilio

Sembra stupido che uno si possa sentire in esilio nella sua nazione ma tant’è.

Stamattina anche lo speaker della metro rossa era incazzato, arrivati a Bisceglie se ne è uscito un “Capolinea, scendere dal treno” schifatissimo. Come se tutti quelli che erano sul treno, fossero arrivati a Biscegli con l’unico obiettivo di restare sul suo treno più a lungo possibile.

Che poi cosa ti incazzi? perché sei scocciato? hai un lavoro, porti a casa dei soldi, certo non è il lavoro più bello del mondo, va bene, allora studia, prenditi una laurea, io mi sono laureato lavorando, puoi farlo anche tu. Non scaricare la tua frustrazione su di noi che stiamo andando a lavorare. E non hai nemmeno la scusa che sei stanco, perché non hai fatto il turno di notte, la metro apre alle sei e mezza e alle nove tu hai lavorato due ore e mezza. Se io sono scocciato dopo due ore e mezza di lavoro il mio capo mi fa un cazziatone che me lo ricordo. Quindi sorridi.

Nei treni della metro di Milano in alto ci sono gli spazi pubblicitari, ma molti sono vuoti, altri hanno pubblicità di centri estetici o negozietti improbabili, ad esempio la catena dei riparatori di zainetti. A me quegli spazi vuoti e le pubblicità un po’ squallide mettono addosso un’aria di tristezza e di declino.

Nelle stazioni della metro invece ci sono le pubblicità, che strano però fare il confronto con le pubblicità a Varsavia, lì in ogni stazione della metro, si vedono dalle due alle quattro pubblicità di libri, una volta ne ho viste quattro. A Milano ne ho vista una, anzi no, mi sono sbagliato era la serie televisiva tratta da Romanzo Criminale.

Fuori dalla metro, alla fermata degli autobus, personaggio. Camicia bianca, cravatta nera, maglioncino sottile con scollo a V, che lasciava scoperti i polsini della camicia, chiusi, pantalone, jeans strappato blue, a vita bassa, che lasciava intravedere un filo di camicia tra maglioncino e cintura, nera non troppo larga, fibietta d’oro, scarpe da ginnastica bianche, candide, occhiale a goccia, capello corto con pinna centrale.

L’impressione è che siamo sull’orlo di un baratro, anzi che stiamo precipitando in un buco nero. Certo, stiamo precipitando, ma vuoi mettere come sto bello coi miei Ray-Ban?

Nota personale. Mi è stata fatta una proposta, non me la sono sentita di prenderla in considerazione.