Icone gay del prossimo decennio VIII – Giulio Cesare

julius cäsar

Quando gli chiesero come una donna avrebbe potuto riportare i successi e le vittorie nella campagna militare che stava per cominciare rispose, rispose da par suo, perché le battaglie vinte con la lingua non sono meno importanti di quelle vinte con la spada, che Semiramide era stata capace di regnare sulla Siria e che le Amazzoni avevano dominato gran parte dell’Asia. Già perché, ma non sono pochi i libri di storia a tacere l’argomento, uno degli attacchi preferiti dei suoi avversari era sottolinearne la spensierata sessualità, come in senato così sui muri della città eterna.

Dovremmo arrivare alla fine del prossimo decennio per avere finalmente la possibilità di riconoscere la figura di Cesare come una delle tante identificative della cultura gay. Occorrerà ancora ripulirla dalle fantasie di fascistelli di periferia e guardarla da una prospettiva nuova, scevra dalle ombre del ventennio, figlie dell’immaginazione di qualche mentecatto ignorante, un prospettiva che sarà ormai consapevole a pieno titolo che l’omosessuale non è più l’artista, o il presunto tale, dai modi effeminati o uno dei protagonisti di una sit-com d’oltreoceano con una ragazza frigida e una donna alcolizzata e che l’omosessualità non è più un distinguo che possa impedire un’affermazione basata sulla forza della personalità e le capacità individuali anche al di fuori di stantii stereotipi in cui ancora oggi giace imprigionata.

Tra dieci anni, quando l’imposizione per la minoranza di porgere l’altra guancia e l’intelligente battuta tesa a stemperare o schernire l’attacco dell’avversario saranno dimenticati, anche i gay avranno raggiunto la condivisa consapevolezza di poter “mettere a morte” i propri avversari invece di togliergli la polvere di dosso con qualche pacca sulle spalle che vuole essere uno schiaffo.

(foto originale julius cäsar di findustrip)

Icone gay del prossimo decennio VII – Numero 5

Numero 5

Tra una decina d’anni robot come il cagnolino Aigo della Sony o l’umanoide Asimo della Toyota non saranno più dei semplici esperimenti o dei giocattoli costosi per bambini fin troppo viziati, ma inizieranno a trovare le prime applicazioni pratiche nella vita di tutti i giorni, sia a livello di automazione industriale sia per usi più casalinghi.

Naturalmente tra dieci anni saremo di nuovo, o ancora, in pieno revival anni 80 e Numero 5, il robot a cui un fulmine dona dei sentimenti in Corto Circuito (“Johnny 5” il titolo nella versione originale), più di Mitch Buchannon o dell’orso Yoghi, interpreterà con un antesignano gusto visionario la rivoluzione robotica della seconda metà del prossimo decennio, quando anche nel mondo gay il computer non sarà più visto come uno strumento antiestetico e adatto a ragazzetti flaccidi e brufolosi, ma, e segni di questa trasformazione sono già da ora visibili, come un oggetto di design, non più una scatola grigia, ma un elemento d’arredo essenziale attorno al quale far ruotare l’arredo di un ufficio, come di un salotto o di una camera da letto.

(nella foto: un fotogramma del film dove Numero 5 sfoggia un bandana davvero fashion)

Icone gay del prossimo decennio IV – Spongebob

Il primo tentativo di sdoganamento fu tentato qualche anno fa dalla comunità gay americana, arrivando a suscitare le ire di associazioni di genitori e costringendo il suo autore a fare pubbliche dichiarazioni di estraneità all’universo omosex per non vedersi cancellata dai palinsesti televisivi la sua creatura.

Tra qualche anno, con l’acqua cheta, qualche stagione televisiva in più e un merchandesing più radicato lo rivedremo riapparire sulla cresta dell’onda, con i suoi inimitabili pantaloncini dal taglio squadrato, la camicia aderente e la cravatta pendula. Da ricordare il film uscito l’anno scorso che l’ha visto protagonista con un’altra icona dell’universo gay, quel David Hasslehoff che è passato dal capello cotonato anni ottanta al torso depilato dei novanta senza una smagliatura. Piccoli gay crescono.

Nella foto: una sorpresa nascosta sotto un click.