Archive for the 'Salva l'amazzonia, compra un libro' Category

Inferno di Gianfranco Marziano

Volevo scrivere di Inferno il nuovo libro del Marziano, ma non è il momento, quindi scrivo un po’ di appunti sparsi e comunque sono cento pagine per 8,90 euro che potreste anche spendere.

Ora sapeva cosa gli sarebbe accaduto: l’avrebbero isolato, diffamato, sputtanato, tutto tranne che invidiato, perché anche le ultime merde della società avevano intimamente compreso che chi lavora oggi è un sfigato.

Dei trentenni in avanzato stato di decomposizione, ignavi della vita, sono i protagonisti di questo libro, personaggi che mi sono cari perché ho diversi amici in questa condizione. Persone che si sono lasciate vivere, che a trent’anni ancora credono che sapere tutto di un disegnatore di fumetti sia meglio che cercarsi un lavoro, o che andare a sentire una tribute band locale sia una cosa incredibile, gente che vuole fare il critico, lo scrittore, il musicista, il giornalista o qualcosa che sta marcendo nella loro testa.

I primi capitoli sono più asciutti e affilati e, a mio parere, i più riusciti, poi un po’ alla volta il Marziano ricomincia a prendere per il culo i suoi personaggi, ricorrendo come spesso fa nei suoi testi all’iperbole e al paradosso, costringendoli a vivere situazioni grottesche dalle quali non potranno uscire se non con le ossa rotte. I personaggi dei ventenni ricchi sono quelli venuti peggio, fin troppo di plastica e irreali, forse perché non sono sotto l’occhio dell’autore ogni giorno, ma frutto di stereotipi da televisione pomeridiana. Altri come Giacomo, Marisa, Claudio sono tragicamente riconoscibili tra persone che conosco o che ho conosciuto, gli altri probabilmente li riconoscerà qualcun’altro.

Fortunatamente l’introduzione di questo libro è solo di due pagine.

Se vi piace il Marziano compratelo, se avete nove euro di troppo e il fegato messo male compratelo, se volete una lettura divertente compratelo, se siete come quelli del libro sparatevi, anche perché non lo capireste.

Tropico del cancro di Henry Miller

Continuo a pensare che ci sia un piacere sottile nel leggere Tropico del cancro andando al lavoro la mattina a Milano.

Io ti chiavo, Tania, in modo che tu resti chiavata.

Treni strettamente sorvegliati di Bohumil Hrabal

“I cechi sapete chi sono” chiese il consigliere Zednicek, “bestie ridenti!”.

Maometto e Carlomagno di Henry Pirenne

La cosa bella di leggere un libro “di uno storico” e non “di storia”, cioè il libro di storia del liceo, è leggere tra le righe i riferimenti e gli appunti che fanno ai colleghi e leggervi rapporti di stima, di odio o di disprezzo, insomma, per dirla con parole altrui, “onestamente in poche parole la maggior villania del mondo.” La fregatura è che è un libro del 1937 quindi non si possono seguire le polemiche successive se non facendo ricerche d’archivio.

Questo libro volevo comprarlo da più di dieci anni e se si va aldilà dei nomi dei re barbari si possono scoprire un sacco di cose interessanti sugli anni successivi alla caduta dell’impero romano d’occidente.

L’ho comprato per avere qualcosa da leggere in metro e autobus, per non dover guardare continuamente i milanesi e la città.

Lo sto leggendo due volte, con il piacere di leggere un buon libro, con la curiosità per la storia e per gli anni bui dopo la fine dell’impero, ma anche facendo un confronto con la situazione attuale, perchè da qualche tempo, ma soprattutto tornando ora in Italia, ho una sensazione da “tramonto dell’impero” e ho voglia di sapere quello che potrebbe accadere, giusto per tenermi pronto.

La notte dei desideri di Michael Ende

Questo è un libro rubato, trovato nella cantina di una mia vecchia casa, ma come nuovo, con tanto di fascetta, pagine ingiallite, pergamenate, ma non ha nemmeno vent’anni, però era di Ende e non avevo voglia di leggere Momo, che ha un nome un po’ sciocco, questo invece era una classica edizione Salani con sovraccoperta, ho pochi libri con la sovraccoperta, di solito coprono dei mattoni telati.

Il corvo l’osservò con la testa piegata da un lato e gracchiò soddisfatto tra sé e sé: “Ahah, una brutta notizia, a quanto pare. E’ la mia specialità”.

Il libro è una favola ecologista, così intorno a pagina sessanta, con streghe, diavoli e animali parlanti ed è difficile non pensare che Pratchett abbia preso il nome del suo gatto da quello questo libro. E il Pratchett per bambini questo libro lo ricorda molto, quello che però c’è di Ende è la velocità nell’inventare personaggi, cose o dettagli fantastici, quello che in Pratchett a volte è pesante qui è lieve, leggero e non ha bisogno dell’ennesimo giro di parole per descrivere la luce che scivola sul mondo disco.

“Coosa?” strillò il corvo. “Adesso però sta per saltarmi il tappo! Chi sarebbe l’ordinario qua dentro? Non è mica un divertimento per uno nelle mie condizioni svolazzare nella notte e nella tempesta per venire ad annunciare la sua padrona, e poi scoprire che è arrivato giusto in tempo per la cena, ma mica nel senso che trova qualcosa da beccuzzare, macché: proprio nel senso che si trova lui sul menù. A questo punto vorrei proprio chiedere forte, da farmi sentire da tutti, chi è l’ordinario qua dentro.

Mentre lo finisco intanto penso ad una cosa, se il bookcrossing è liberare i libri, fregare un libro non è liberarlo due volte? Spesso ci sono quei libri che restano nelle cantine o nelle librerie, dimenticati, possibile che non possano rinascere a nuova vita, farsi leggere da un nuovo lettore, a volte proprio dal primo?