Tra l’ufficio e casa

Quello che c’è tra l’ufficio e casa è una serie di palazzi e case che incontro quasi ogni giorno, quando non sono distratto dalla Francia di metà ottocento, da un mondo di draghi o i vetri non sono appannati dalla pioggia. Tra l’ufficio e casa c’è un grande fiume e un palazzo ancora più grande, almeno due parchi, due tram, se non sbaglio linea e se non ci sono modifiche, una palma, un paio o più di grosse rotonde e un po’ di traffico nell’ora di punta. Ieri c’erano anche un tipo ubriaco e del vomito a terra.

Oggi ero sull’autobus

Oggi ero sull’autobus che leggevo ANIMAls, che ho preso alla Conad vicino all’aeroporto di Forlì, nelle sei ore e mezza di ritardo del mio volo Wizzair per Varsavia. L’ho cominciato a leggere ieri sera e stamattina Ola aveva il risveglio lungo, così ho continuato un po’, poi me lo sono portato sul tram, prendo prima il tram e poi l’autobus ultimamente.

Ad un certo punto, tipo a pagina quarantaquattro arrivo all’intervista a Ugo Cornia, cioè prima vedo la fotografia in alto con il fumo della sigaretta e penso che le foto con il fumo con la sigaretta mi hanno fatto un po’ la palla dal 1983, c’è anche la foto in basso con la sigaretta in bocca, in bianco e nero, che vuole fare anni ’80. E’ una cosa mia, ma a me le sigarette in foto o in televisione non piacciono, primo perché non mi piace che il fumo sia pubblicizzato, secondo perché dopo Humphrey Bogart se ti fai vedere con una sigaretta fai sempre secondo.

Leggo l’intervista e non ci capisco niente, sarà l’intervistatore incapace o è l’intervistato che dice cose incomprensibili? Intanto salgo sull’autobus e mi siedo, che c’è tutto libero e nel corridoio ingombro, e mi dico che non devo farmi prendere dai pregiudizi come al solito, per delle foto di cazzo e un’intervista che non ho capito.

Sto lì che leggo e arrivo alla fine della prima mezza paginetta del racconto, quando dal finestrino vedo il Saski Crescent, che è il palazzo dove lavoro. Mi sono completamente perso una fermata, allora mentre scendo penso: mi ha fatto.

Dormi 2 – Addendum

Quando scrissi Dormi non ero mai stato a Varsavia e forse il nome del libro di Stasiuk mi era rimasto impresso dopo averlo letto chissà dove, non conoscevo ne né il nome dell’autore, né la trama(1). Adesso la mia casa è lì, proprio nel quartiere dove Stasiuk è cresciuto da giovane e leggerò il libro con la nostalgia del figlio adottivo.

Il libro è fuori catalogo da Bompiani, ma credo che online lo si possa ancora trovare, alla FNAC di Genova mi avevano detto che non era ordinabile, ma io ricordavo di averlo visto sul sito internet, così ho provato ad ordinarlo da lì e tempo una settimana è arrivato gratuitamente al negozio di Milano.

Se ordinate qualcosa sul sito internet di Fnac e volete ritirarlo in negozio dovrete poi andare al ritiro acquisti, non fate come me che sono andato al reparto libri a mettere un po’ in crisi una commessa molto gentile, preoccupandomi di dovermi rivolgere ad eBay o a qualche reminder.

Sto provando a leggerlo, ma ad ogni nome di strada o di posto mi chiedo se io non ci sia stato, se i palazzi sono ancora così come li descrive e quante delle cose che leggo sono ormai perse. Ma d’altra parte questo era proprio il motivo per cui volevo leggere questo libro.

1 Né pensavo che sarei mai stato in grado di pronunciare il nome originale del libro, che è Dziwięć, nove, come nove diventi “il cielo sopra Varsavia” poi deve venire Laura Quercioli Mincer, la traduttrice, a spiegarmelo.

Ma che bella città di merda, gli autobus

Poco fa, fermata metro Bisceglie, per venire qui in Vodafone dove sto adesso posso prendere il 321 e 322, visto che erano le nove meno cinque dovevo prendere quello che partiva prima. La cosa più semplice era chiedere ai due autisti che chiacchieravano tra i due autobus, quindi ho semplicemente chiesto “Mi scusi, a che ora parte questo autobus?”

A questo punto mi sono sentito dare del maleducato perchè c’erano gli orari sia davanti ad uno che all’altro autobus. Ho pensato tante cose brutte da rispondere, ma vorrei riportare solo due dati oggettivi per confronto.

A Varsavia sugli autobus periodicamente ci sono annunci di offerte di lavoro per autisti, sui display luminosi che indicano la prossima fermata appaiono scritte tipo “Lavoro come autista, visita il sito www. eccetera eccetera”. Questo perchè la gente a Varsavia non ha molta voglia di fare l’autista di autobus, perché non è un lavoro pagato troppo bene nè un lavoro che ti offre chissà quali possibilità. Mediamente in Italia se a qualcuno dai un posto di autista di autobus ti bacia i piedi per una vita.

A Varsavia il mestiere di autista di autobus è un lavoro che fanno soprattutto giovani, soprattutto sugli autobus notturni, quando chi ha già una certa età vuole stare a casa e chi studia cerca un lavoro part-time per guadagnarsi qualcosa durante gli studi.

Credo che prima o poi qualcuno si dovrà accorgere della differenza.

Seconda cosa a Varsavia alcuni autobus sono davvero vecchi, soprattutto i notturni (per quelli li usano apposta quelli vecchi), per averne un’idea immaginate i vecchi autobus urbani degli anni ottanta continuati però ad essere usati ancora ora, però in tutti gli autobus e tram c’è il percorso degli autobus, in quelli più nuovi anche il display che indica parte del percorso si sta percorrendo, la fermata attuale e la prossima alla quale l’autobus si fermerà, in alcuni c’è anche la voce registrata.

Questo permette di dare degli appuntamenti molto semplici dando il nome della fermata (“Ci vediamo a GUS”, “Per casa mia scendi a Sasanki”, “per l’ufficio prendi il tram da Centrum in direzione Żoliborz e scendi dopo due fermate a Królewska”), ti permette di leggere con tranquillità e di sapere dove devi scendere, senza dover andare a chiedere all’autista, ovvio che su ogni fermata c’è scritto il nome della stessa così che lo si possa vedere dall’autobus.

E’ un servizio che costa poco e nulla, magari qualcuno un giorno penserà che si può applicare anche a Milano o a qualche altra città italiana.

Per il discorso autobus notturni invece ne parliamo la prossima volta.