E poi è salito quello con le scarpe bianche

E poi è salito questo tipo, io non è che stessi troppo bene, ma lui era davvero impresentabile, testone da re leone con crine irsuto e barbone, tipo Messner, quello di altissima, purissima, va caca, ma con i capelli più lunghi, occhi azzurro non propriamente lucido, pantalone che non ricordo, ma oscido giubetto celeste carta da zucchero e poi le scarpe, qualcosa di mai visto prima, bianche, ma non bianche di più, praticamente come se nel tram dove stavo fosse esplosa una supernova.

Ora io stavo leggendo Tibor Fischer, perché Saramago l’ho finito e sinceramente dopo sei birre ritentare l’avventura di prendendermi di nuovo a cornate con il Pasticciaccio mi sembrava eccessivo, chi ha letto Fischer sa che tende a tenerti attaccato alla pagina, a costringerti a finire la frase, il paragrafo e poi a ricominciare subito con il successivo, ditelo come volete, io malgrado il mal di testa da casa al centro avevo letto una ventina di pagine, carta moschicida Fischer dovevano chiamarlo, finché non c’è stato più verso di leggere, se abbassavo lo sguardo c’era questa bestemmia gridata in faccia allo sporco e a qualsiasi sfumatura di grigio, inutile voltarsi, sembrava che quelle scarpe illuminassero il resto del vagone e gli occhi tornavano sempre lì, maledetti, maledetto lui e le sue scarpe.

Fortuna che dovevo fare solo due fermate prima di arrivare in ufficio.

Metro 34st

Metro 34th

Non si devono avere molti motivi per innamorarsi di una città, come di una donna, come si possono trovare mille motivi per cui non esserne innamorati, come per una donna.

La metro di New York mi è sembrata sporca, claustrofobia e un degradata, se ci vai tardi ci trovi la gente che ci dorme, se ci vai prima trovi i ragazzini ispanici, finché non razionalizzi che New York è tra le grandi città americane quella con il numero minore di reati, pensi che da un momento all’altro qualcuno ti chiederà dei soldi, qualcuno ti pugnalerà alle spalle mentre un terzo ti vomiterà sulle scarpe.

Insomma a confronto perfino la metro di Milano ci fa bella figura.

Menzione d’onore, tra i personaggi che vi si incontrano, a quelli che canticchiano le canzoni che stanno sentendo, di solito si vedono di sera e non sai mai se siano ubriachi o solo cretini.

(foto originale Metro 34th di francescomucio)