Tag Archive for 'polonia'

La vendetta di Don Chuck Castoro

Questo fine settimana sono stato fuori Varsavia, alla dacia della famiglia di Ola, in una zona dove non c’è altro da fare se non andare al lago e fare attenzione a non calpestare le lumache, oltre ovviamente a mangiare e bere.

Proprio perché non c’era nulla da fare, oltre a copiare delle cose scritte a penna sul computer, avevo pensato di andare a vedere i castori, non perché mi piacciano, ma perché gli volevo tirare delle pietre. Come molti anche io da piccolo sono stato costretto a guardare dei telefilm perché sui canali dove davano i cartoni c’era Don Chuck Castoro invece di qualche robot gigante, così volevo la mia vendetta.

Invece Don Chuck ha colpito ancora, per andare in un posto dove potevano esserci dei castori ho fatto una strada quasi sterrata, quasi perché i polacchi ancora oggi continuano a rivestire le stradine sperdute con delle grosse pietre, che andavano bene con i carretti di legno, ma che a lungo andare si disfano sui lati e lasciano una gobba al centro della strada che è un piacere colpire con il fondo della tua macchina.

Adesso la Bombonera fa un rumore che non promette niente di buono quando è al minimo e oggi o domani andrà a trovare qualche meccanico polacco sperando che il danno non sia eccessivo.

Ciccione di

Qualche giorno fa, sull’autobus, sale questo tipo enorme, io ero in piedi, poco distante, così me lo sono guardato per benino: aveva due avambracci grandi come gli estintori dell’autobus, i capelli molto corti, il collo soffocato dal grasso era invisibile, la fronte sudata anche se la giornata non era delle più calde.

Quello che mi ha colpito di più, però, è stato il modo in cui era vestito, o meglio la sua camicia enorme come lui ed orribile, fatta con la stoffa più brutta mai vista in circolazione, rubata a qualche tappezziere che si vergognava troppo di usarla anche per i suoi clienti ciechi: orchidee gialline e viola su sfondo nero, una specie di camiciona hawaiana a lutto.

Se a guardarla faceva schifo, ad indossarla bisognava davvero stare male. Sotto l’orrore aveva dei jeans che dalle cuciture dovevano essere dei Levi’s, anche perché le marche polacche non fanno misure così grandi e visto che qualche settimana prima, cercando dei pantaloni, avevo girato metà dei centri commerciali di Varsavia (che poi spiegatemi come fa ad esserci qualcuno che porta che porta dei jeans 30 di larghezza e 34 di lunghezza, cos’è 1 e 90 per cinquanta chili?) mi stavo immedesimando in questo povero Cristo, nella sua sofferenza nel tentativo di dimagrire, nei suoi occhi vedevo la tristezza di essere intrappolato in un corpo che non si vuole, imprigionato in una taglia che non esiste, sentendosi umiliato ogni volta che si vede qualcosa nella vetrina di un negozio, costretto poi a dover scegliere tra quello che si trova tra gli scarti di un magazzino per taglie forti, affidandosi, senza garanzia, a cataloghi di vendita per corrispondenza o rischiando l’acquisto su internet per un modello che online sembra, forse, essere più bello, più comodo, più normale di quello che si può sperare di trovare nella propria città, sentivo tutti gli sforzi fatti per rinunciare ai dolci per mangiare solo cibo scondito, verdure alla griglia o grandi insalate, senza pane o, come usano qui, patate, l’odio verso ogni forma di sport, che diventa sollievo quando la bilancia comincia a dare ragione alla corsa solitaria e ridicola fatta nel parco vicino casa, di poco, una frazione di linea, forse mezzo chilo, ma è pur sempre un inizio.

Pensavo questo quando, alla fermata successiva a quella dov’è salito, lo vedo avvicinarsi alla porta, nella mano che prima non vedevo, coperto dalla protezione per fermare passeggini e sedie a rotelle, ha una bottiglia da un litro di Sprite, appena sceso la apre e la beve. La Sprite? con zucchero e bollicine? allora sei proprio un ciccione di merda.

Off festival

Durante il weekend sono stato qui a sentire la musica, of Montreal in primis, poi il resto, a comprare una mantellina parapioggia usa e getta, a dormire in tenda, a comprare zucchero filato piccolo che era più grande di quello grande in Italia, a vedere della gente vestita male ma con gli scarponi di gomma, a vedere delle istallazioni di arte moderna che facevano venire voglia di prendere a calci in culo quelli che le avevano fatte. Ho fatto delle foto ma ovviamente non a chi cantava.

Su youtube trovate i video dei ragazzini polacchi, il resto lo metto a scaricare stasera. Ora sono poco reattivo, spero di riprendermi entro sera.

P.s. Off in polacco sta per indie, indipendent, indipendente, ecc. ecc.

Due polacchi alla fermata

Due polacchi alla fermata

Idee sul perché quello a destra sia uscito di casa in mutande e canottiera?

(foto originale Due polacchi alla fermata di francescomucio)

Sull’autobus

Qui si muore di caldo, non in Polonia in genere, ma qui nel mio ufficio, che è una specie di capannone industriale di tre piani, peccato però che i tester linguistici siano nell’ex-deposito con tanto di ingresso murato per i camion, il lavoro è divertente, solo che il soffitto alto impedisce di mettere l’aria condizionata, anche se una mail che ho capito poco (era in polacco) annunciava la possibilità di qualcosa.

Intanto muoio di caldo, fuori ci sono trenta gradi, dentro quaranta e quando esco alle cinque un po’ di venticello non può raffreddare il calore che ormai è sottopelle. La speranza, finché non arrivo a casa a farmi una doccia, è quella di sedere accanto ad un finestrino aperto sull’autobus e che non ci sia troppo traffico. Ieri, mentre scrivevo una cosa ed ero distratto, ho sentito alcune note di una canzone che mi sembrava familiare, una canzone troppo assurda da sentire in Polonia…