Un matrimonio all’antica

Non sto bene (è una scusa), così ve la faccio breve.

Lei e lui sono di famiglie tradizionaliste, di quelle così all’antica che i templi di Paestum a confronto li hanno fatti ieri, di quelle che dopo la prima notte di nozze il marito deve stendere il lenzuolo bianco per far vedere la prova. Che prova? La prova! Questa storia gira intorno alla prova, se non avete capito non fa nulla, non c’avevo molte speranze.

Lei è una tipa sveglia, che va a studiare fuori casa all’università, fuori sede, lontano, così tra un libro di filosofia teoretica e una sessione straordinaria perde la sua virtù.

Lui è uno che si spacca la schiena, lavora nell’azienda di famiglia, viaggia per lavoro e quando finisce le riunioni a tarda notte, a Barcellona, a Milano o a Forlì, con il suo segretario/amico approfittano dell’ospitalità del luogo. Niente di particolare, niente che non rientri in nota spese sotto una cena.

Si avvicina il tempo del matrimonio, i giovani si conoscono da un sacco di tempo, da piccoli erano amici, non si trovano insopportabili, sanno che dovranno sposarsi, è così che vanno le cose nelle loro case e loro accettano la cosa senza troppi problemi. I tempi cambiano, ma non per tutti.

Com’è e come non è però lei non può più sposarsi con l’abito bianco. Ma, appunto, i tempi sono cambiati e la medicina di adesso fa miracoli. Così si celebra il matrimonio, ci sono i confetti, la torta, il brindisi, i pianti e gli abbracci. Tutto come vuole la tradizione insomma.

Il giorno dopo alle sei di mattina la famiglia dello sposo tutta e sotto il palazzo della famiglia della sposa, incazzati, con spranghe e fucili. Ci sono urla, insulti, minacce, le donne si strappano i capelli, gli uomini hanno gli occhi iniettati di sangue.

Alla fine si parlamenta. C’è un tavolo in mezzo, da un lato ci sono gli sposi, e la famiglia dello sposo, il padre, i fratelli, zii e cugini, nascosta dietro uno di loro, c’è anche sua madre e qualche zia. Dall’altro lato ci sono i genitori della sposa e i suoi parenti. L’atmosfera è tesa, la tensione si taglia, come suole dirsi, con un coltello. La faccenda è chiara e c’è poco da aggiungere.

“Non è bello” dice lo sposo “quando scopri che tua moglie vergine è vergine, ma ha un buco del culo grande così!”

Tipa X

E c’era ‘sta tipa bassina, con gli occhiali e dietro si portava questa cosa abnorme, che tu scrivi con la destra e sei sul sedile lato corridoio, questa passa e necessariamente ti urta e fai uno sguaro sul foglio. Puttana

(disclaimer: I racconti del treno sono stari scritti su un Milano-Salerno, con l’obiettivo di scrivere cento racconti brevissimi durante il viaggio. Sono arrivato ad una trentina. Questo è il risultato)