Alla mensa americana

Oggi ho fatto proprio tardi per andare a mangiare, prima una collega mi spiegava delle cose, poi chiedevo ad un mio collega se c’erano possibilità per chiedere un trasferimento e che stipendio posso aspettarmi. Di solito vado all’una, oggi sono arrivato che erano le due meno un quarto.

Alla mensa americana, alle due meno un quarto, c’è solo l’insalata.

Colazione americana

colazione-americana_l

Quello dell’altro giorno era uno spuntino, visto che avevo saltato colazione in albergo, oggi invece, quando sono arrivato, il mio collega mi ha detto che non aveva fatto colazione e voleva prendere qualcosa, così siamo andati alla Cafeteria (come chiamano qui il posto dove fanno da mangiare per colazione e pranzo) e ho seguito quello che faceva lui.

Poi con il nostro contenitore di polistirolo ce ne siamo venuti nei rispettivi cubicoli a mangiare, qui ognuno fa quello che vuole nel suo cubicolo. Mi sono tenuto leggero, un paio di strisce di pancetta, due salsiccette, un coso che sembra un panino ma non so bene cosa sia, ma è buono, e dei cosi che sembrano delle crocchettine di patate ed effettivamente sono di patate. Fatto sta che tutto a parte il panino era un po’ indigesto freddo e molto unto quando era caldo. Le uova, strapazzate e non, non le ho prese, non mi fanno impazzire a nessuna latitudine del mondo.

A fianco un bicchiere di tè auto-preparato per sentirmi un po’ anche io un dipendente di Starbucks, senza dimenticare la fascetta di cartone per non bruciare le dita. Naturalmente non mi sono detto “stia attento che è molto caldo” un paio di volte, come fanno sempre quelli di Starbucks, per evitare azioni legali da parte di quelli che credono che il tè si ottenga spremendo i rigogliosi frutti dell’albero del tè e inaspettatamente si scottano quando prendono il bicchiere di cartone. E’ uno strano posto il mondo.

Fame

Eravamo tutti con i crampi allo stomaco, solo Antonio continuava entusiasta a spingerci a proseguire “Avanti, la baita è vicina, vedrete che strozzapreti al cinghiale, vedrete che bistecche al sangue, burro, si sciolgono in bocca come burro e che torte. E il gelato ai frutti di bosco raccolti stamattina.” Io gli diedi una botta in testa, il tedesco accese il fuoco, i francesi cucinarono e la spagnola apparecchio la tavola.

(disclaimer: I racconti del treno sono stari scritti su un Milano-Salerno, con l’obiettivo di scrivere cento racconti brevissimi durante il viaggio. Sono arrivato ad una trentina. Questo è il risultato)