Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov II

Non so perché ma avevo sempre associato questo libro a Lolita di Nabokov, quindi era sempre rimasto tra le letture che prima o poi avrei dovuto fare. Invece è un libro completamente diverso, che parte da premesse assurde, Satana va a Mosca, e continua passando da un episodio surreale all’altro, e dove non arriva il diavolo ci pensa la burocrazia sovietica.

Allora Stëpa ne fece una delle sue: s’inginocchiò al cospetto dello sconosciuto fumatore e disse:
“La prego, mi dica di che città si tratta.”
“Caspita!” rispose l’insensibile fumatore.
“Non sono ubriaco,” rispose Stëpa rauco “mi è capitato qualcosa… sono malato… Dove sono? Che città è questa?”
“Ma è Jalta….”

Sono a pagina 248 e lo sto centellinando tra metro e autobus, apprezzandone ogni pagina e scoprendomi più volte a scendere all’ultimo minuto.

Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov

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E’ la seconda volta che comincio a leggerlo, per ora sono a pagina 58. Il libro è molto bello e vi si respira un’atmosfera strana, essendo un autore russo ti aspetti quello che di solito ti aspetti dagli autori russi, posti lontani, una malinconia amara e diffusa e qualche bella donna, invece tutto questo è talmente sfumato che non capisci bene dove ti trovi, a poco a poco il reale cede posto al fantastico e viceversa.

Con addosso un mantello bianco foderato di stoffa color sangue, con un’andatura strascicata da cavaliere, all’alba del quattordicesimo giorno del mese primaverile di Nissan

Se qualcuno mi sedesse accanto in un parco e cominciasse così, credo che correrei via urlando.

(in alto Mosca di Vasilij Kandinskij)