Sul balcone della nonna

Il vantaggio di comprare i boxer in un negozio serio è che puoi uscire sul balcone in mutande e nessuno se ne accorgerà.

L’altra cosa che faccio sul balcone di mia nonna è riempirmi gli occhi della strada e del quartiere dove sono cresciuto (infatti ora torno fuori) e il mio cervello ne approfitta per memorizzare immagini che riutilizzerà in sogni improbabili, come quello in cui anche Obama era costretto a parcheggiare in doppia fila.

Gente che si adotta da sola

– Quando andiamo a Salerno possiamo andare in un posto che si chiama La Divina Commedia dove si mangia…
– Ma io voglio andare a mangiare la pizza da Carminuccio.
– Sì, ma
– E poi anche a mangiare un calzone.
– …

(p.s. anche se non siete di Salerno, dovreste andare a mangiare la pizza da Carminuccio o un calzone appena fritto da Sabatino, sotto alle scalette)

Questo, la Polonia, è un paese pure per vecchi

Warsaw 21 May 2009

A Varsavia abito in un quartiere popolare, non di quelli che fanno a gara con il Bronx di Scafati ma qualcosa di po’ più tranquillo, un po’ grigio (vedi foto), ma niente di terribile, i tram colorati portano in centro in meno di venti minuti, si passa il ponte del principe Poniatowski e si è tra i musei e Nowy Swiat, la strada vetrina di Varsavia. Ma lasciamo perdere le paillette per i turisti e torniamo a casa mia, anzi qualche passo prima, dal portone alle scale che portano al secondo piano.

Lungo le scale mi è capitato di interagire un paio di volte con due coinquilini con qualcosa che andasse oltre il buongiorno/buonasera, che ormai so dire senza problemi (sono facili, dire ciao è già più difficile) e mi è capitato con due vecchietti ben oltre i sessanta.

Il primo, qualche mese fa dopo qualche parola mi ha parlato in italiano, un po’ stentato, ma meglio del mio polacco. Il secondo l’altro ieri per poco non mi faceva prendere un colpo, visto che avevamo il portone che voleva un po’ di forza per essere aperto, andando a tirare ho visto venire dietro la porta il nonnino che stava spingendo.

Ci siamo scusati entrambi e poi ha iniziato a spiegarmi che era colpa del portone e voleva dirmi mille altre cose, tipo lamentarsi dei giovinastri che l’avevano rotto o del tempo o di chissà quale altro fatto. Al ché, prima che partisse in quarta, l’ho interrotto dicendogli che non parlo polacco, ma si sa certi anziani hanno troppa voglia di lamentarsi così un po’ a stento, ha cominciato in inglese, dicendomi che il portone era rotto e che qualcuno doveva essere stato, eccetera.

Sarà stato un caso, sarà che uno ha fatto la guerra in Italia e l’altro ha lavorato da giovane in Inghilterra e probabilmente nel mio palazzo ci saranno anche due analfabeti totali e un sordomuto, per riportare le statistiche in media, però due vecchietti su due che oltre al polacco parlicchiano una lingua straniera mi ha fatto un po’ impressione.

In questi casi mi torna sempre in mente il fatto che mi raccontò un mio amico: ci sono questi due stranieri in una salumeria a Salerno, che a fatica sanno qualche parola di italiano e chiaramente si stanno sforzando per arrivare a chiedere un etto di mortadella, quando finalmente riescono a completare la frase, il salumiere gli fa – Con pistacchio o senza?

P.s. Ieri mattina il portone era tornato a funzionare senza problemi, con la più classica delle soluzioni polacche, il bordo che sporgeva è stato segato via.

(foto originale Warsaw 21 May 2009 di francescomucio)

Io ci provo

Gli heavy user della rete, quelli che sono i primi ad utilizzare i servizi online prima ancora che gli sviluppatori siano riusciti a dargli un nome definitivo, quelli insomma che c’erano prima che last.fm si chiamasse last.fm, prima che myspace fosse di Murdoch, prima che Gmail fosse aperto a tutti e prima che ci fossero quei filmati porno dove c’è il tipo che consegna le pizze che sono sempre e inevitabilmente con il wurstel, be’ insomma quei tipi lì storcono il naso quando si parla di Facebook, fanno quelle facce alla “Oddio, arrivano i barbari”.

A me, figlio primogenito dell’impero, i barbari non mi dispiacciono, me ne sono presa pure una in casa. Così quando penso al fatto che cani e porci ora siano iscritti a Facebook non riesco a vederla come una cosa negativa, anzi mi sembra un’occasione per far conoscere un po’ meglio la rete a chi magari non ha dimestichezza con strumenti, siti e le sue dinamiche.

Ma poiché, come dicono i tipi spicci come me, le chiacchiere stanno a zero, provo a fare qualcosa di pratico e di mettere in piedi qualcosa di concreto. L’occasione è nata ridendo con qualche amico lo scorso fine settimana, perché non creare il gruppo su Facebook del nostro quartiere?

Detto fatto, dopo nemmeno una settimana siamo una sessantina scarsa di persone, ma ogni giorno si aggiunge qualcun’altro. I primi sono miei amici, invitati da me, ma un po’ alla volta arrivano persone che conosco solo di nome o perfetti sconosciuti.

Nel forum del gruppo ci sono un paio di discussioni attive, quella sui pazzi del quartiere conta al momento una decina di interventi di una decina di persone diverse, la discussione più lunga ha 27 interventi, è quella sui confini del quartiere. Visto che a Salerno, come in molte città italiane, i quartieri non sono segnalati sulle targhe delle strade ho chiesto, e ottenuto, dal comune un file pdf con la cartina di Salerno suddivisa in quartieri. La sto ricopiando su google maps e tutti sanno quando google maps possa essere affascinante per chi non l’ha mai visto prima.

Intanto qualcuno ha postato nel gruppo un video e una ragazza una foto, presto ne arriveranno altre, nel frattempo, però, sto creando anche un gruppo su Flickr dove raccogliere le foto di Pastena che sono già presenti lì, tra poco invito un po’ di utenti flickr ad aggiungere le loro foto lì, poi segnalerò la cosa sul gruppo di Facebook, magari qualcun’altro ha un account flickr e contribuirà o semplicemente si iscriverà a Flickr ed imparerà ad utilizzarlo.

Non mi aspetto che segnalata una mappa e un gruppo flickr, gli iscritti al gruppo Pastena su Facebook inizino ad utilizzare Google Docs per collaborare in ufficio o che diventino di quelli che si iscrivono a mille gruppi su Flickr e che passano le giornate a scrivere commenti, però se anche solo sapessero di cosa si sta parlando quando si dice Google Maps o Flickr sarebbe già un passo avanti sulla strada di un utilizzo consapevole di internet, se poi qualcuno mettesse le sue foto su Flickr, invece di Virgilio usasse Gmail e domani facesse un uso più consapevole di facebook sarebbe il massimo.

Al momento però sono molto soddisfatto di come sta andando l’esperienza del gruppo, le discussioni, sebbene poche, mi sembra che siano divertenti e che possano risultare interessanti a chi le segue, credo che un po’ di foto e qualche altra discussione potrebbero rendere il gruppo ancora più interessante. Se poi qualcuno ha altre idee o proposte, qui i suggerimenti sono sempre bene accetti.

Le prossime iniziative comunque saranno più concrete, probabilmente tra Natale e Capodanno organizzeremo un incontro molto tranquillo per prendere un caffè in qualche bar del nostro quartiere o qualcosa del genere. Intanto ci divertiamo con poco.

A history of violence for’a Pastena

Sabato scorso, sul tardi ma nemmeno poi tanto, mi vedo con un amico (di Pastena) e un’amica (di Cava, ma si sa ognuno ha i suoi guai nella vita) ad un bar sul lungo mare per prendere qualcosa e salutarci.

Erano da poco passate le due e mezza e stavamo chiacchierando appoggiati alle macchine parcheggiate, quando proprio davanti a noi inchiodano due macchine che stavano procedendo affiancate.

Una era una punto verde con un ragazzino di vent’anni alla guida, che di fianco aveva la sua amichetta la cui frangetta a stento arrivava al poggiatesta. L’altra era una vecchia panda bianca dalla quale scende un tizio secco, pelato e visibilmente ubriaco che se la prende subito con il ragazzino.

Le frasi erano abbastanza scoordinate, come il primo pugno sullo specchietto, poi qualche colpo sul finestrino. Il ragazzino, per quanto impaurito dall’occhio spiritato e dalla fronte lucida che rifletteva i lampioni del lungomare, ha provato a dire qualcosa, anche perché aveva la ragazzina di fianco. Al ché il tipo, con una voce che diventava sempre più nasale – Devi sc-tare muto!

Altre cose incomprensibili o che non ricordo, altro pugno sullo specchietto che stavolta si piega. Nel frattempo il ragazzino riesce a far passare la sua macchina tra la Panda e le auto parcheggiate, non prima però di prendersi un calcio nella portiera e sentirsi urlare: – Fro-scio!

Siamo rimasti un po’ allibiti per la scena, noi di Pastena rientrati da poco dall’estero, e l’amica di Cava che essendo di Cava non faceva molto testo. Il tempo di scambiarci qualche commento che dalla traversa di fronte alla quale eravamo sbuca la punto del ragazzino, inseguita dalla panda bianca del pelato, che sigaretta nella mano sul volante con l’altra beveva una nastro azzurro. Li abbiamo visti proseguire per un po’ sul lungomare e poi svoltare ancora a sinistra. Infine davanti a noi è uscita di nuovo la punto, ma questa volta da sola.

Poi siamo andati a bere qualcosa dandoci vicendevolmente del “fro-scio” e dicendoci l’un l’altro che “devi sc-tare muto”.