A history of violence for’a Pastena

Sabato scorso, sul tardi ma nemmeno poi tanto, mi vedo con un amico (di Pastena) e un’amica (di Cava, ma si sa ognuno ha i suoi guai nella vita) ad un bar sul lungo mare per prendere qualcosa e salutarci.

Erano da poco passate le due e mezza e stavamo chiacchierando appoggiati alle macchine parcheggiate, quando proprio davanti a noi inchiodano due macchine che stavano procedendo affiancate.

Una era una punto verde con un ragazzino di vent’anni alla guida, che di fianco aveva la sua amichetta la cui frangetta a stento arrivava al poggiatesta. L’altra era una vecchia panda bianca dalla quale scende un tizio secco, pelato e visibilmente ubriaco che se la prende subito con il ragazzino.

Le frasi erano abbastanza scoordinate, come il primo pugno sullo specchietto, poi qualche colpo sul finestrino. Il ragazzino, per quanto impaurito dall’occhio spiritato e dalla fronte lucida che rifletteva i lampioni del lungomare, ha provato a dire qualcosa, anche perché aveva la ragazzina di fianco. Al ché il tipo, con una voce che diventava sempre più nasale – Devi sc-tare muto!

Altre cose incomprensibili o che non ricordo, altro pugno sullo specchietto che stavolta si piega. Nel frattempo il ragazzino riesce a far passare la sua macchina tra la Panda e le auto parcheggiate, non prima però di prendersi un calcio nella portiera e sentirsi urlare: – Fro-scio!

Siamo rimasti un po’ allibiti per la scena, noi di Pastena rientrati da poco dall’estero, e l’amica di Cava che essendo di Cava non faceva molto testo. Il tempo di scambiarci qualche commento che dalla traversa di fronte alla quale eravamo sbuca la punto del ragazzino, inseguita dalla panda bianca del pelato, che sigaretta nella mano sul volante con l’altra beveva una nastro azzurro. Li abbiamo visti proseguire per un po’ sul lungomare e poi svoltare ancora a sinistra. Infine davanti a noi è uscita di nuovo la punto, ma questa volta da sola.

Poi siamo andati a bere qualcosa dandoci vicendevolmente del “fro-scio” e dicendoci l’un l’altro che “devi sc-tare muto”.

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