Author Archive for Alexyr

Cueva Maya

Cueva Maya Dopo una settimana (anche un po’ di più ndM), posso dire che il tasso alcoolico dovuto al vino rosso è finalmente svaporato.

La cena al Cueva Maya si è rivelata, come attesa, un vero bordello. Forse mettere un branco di consulenti in libera uscita davanti a colate di alcool non è una brillante idea,se ci tenete all’aplomb. Comunque.
L’ambiente fa molto ristorantino per bene, con pochi e fini riferimenti all’arte maya. Grazie al cielo non stanno cercando di convincermi che sono in un tempio.

La cantina si rivela immediatamente una tragedia, visto che pare non riescono ad avere più di due bottiglie di vino rosso dello stesso tipo, facendoci fare un casino enologico passando tra nero d’avola, qualcosa di friulano e un tinto messicano. Il cameriere invece è stato gentile, simpatico e soprattutto in grado di tenere a bada le belve feroci, secondo me ha avi domatori di leoni. Un po’ troppo “faccio tutto io”, ma simpatico.

E il cibo? Buono, non troppo speziato, molto vicino al nostro gusto, abbiamo mangiato quasi tutti fajitas, e con poche tortillas. Le porzioni però più che abbondanti.

Alla fin della fiera, un buon ristorante ma non il best of. Forse però sarà il caso di non andarci con un branco di iene. Sono dell’idea che abbiano terrorizzato il cuoco.

Cueva Maya (Milano)
Indirizzo: viale Monte Nero 19
Telefono: 02 55185740
Costo finale della cena: sui 30 € cad. (ed ettolitri di vino)

Kandoo Nippon Restaurant

chopsticks
Inauguriamo con questo post una nuova categoria su mucio.net, avevo voglia di una rubrica che parlasse di cibo e di locali, ma in giro ce ne sono già mille e, per lo più, del tipo "…Chianti classico, vendemmia 2001, gusto asciutto, sapido, leggermente tanninico che ben si sposa con…"

Fortunatamente ho conosciuto Alexyr, che, malgrado sia una consulente in tailleur, nuova mini e drammi esistenziali legati al suo guardaroba, è anche dotata dell’autoironia necessaria a sopportarmi e si è prestata a questa assurdità di recensire in poche righe i locali che frequenta (Mucio) .

Il verdetto è combattuto.

Innanzi tutto, le aspettative erano alte: il posto sembrava carinissimo, non troppo fighetto, ma molto fine, vicino a casa mia (sia mai che trovo un Jap degno di questo nome a 5 minuti da casa?) e un sacco di gente mi ha detto che si mangia benissimo. Quindi parto, con le migliori intenzioni.
 
Allora, il locale è chic, con anche il suo bell’angolino tatami, lineare e di design al punto giusto… fin troppo giusto. Sembra di essere entrata nello stereotipo del ristorante giapponese della Capitale Mortale. Spiazzante. Però le cameriere sono fantastiche e il servizio non è male (però non mi hanno dato lo straccetto caldo!)
 
Il cibo era molto buono. In realtà, a fine cena ero disposta ad innalzare un tempietto votivo al filetto di tonno scottato con sesamo. La presentazione del sushi e del sashimi spettacolare. Il problema, le quantità. Ok, uno non va al giapponese per nuotare nel cibo, ma non puoi neppure uscire a dover fare una tappa al baracchino di Viale Argonne perchè hai fame!!!

Kandoo Nippon Restaurant (Milano)
Indirizzo: viale corsica 38
Telefono: 02 70126079
Sito web: www.kandoosushi.it
Costo finale della cena: 40 € cad. (ma i 25 euro del tokai hanno inciso sul conto)

Un panino con le fragole

Gion aveva fame quel giorno, così chiese a Milù di preparargli un panino con le fragole. Nel frattempo dal bosco arrivava Sonetto, il gufo cantautore di ballate popolari volgari. Gion lo vide arrivare e lo salutò con un gesto della zampa. Sonetto si fermò sulla staccionta: - Vuoi sentire quoalcosa di nuovo Gion?

in quel momeno Milù uscì di casa con un panino, quando vide Sonetto rimase sorpresa e le scivolò di mano il piatto con il panino. anni prima Milù era stata innamorata di un gufo e nella luce del pomeriggio, controsole, l’ombra di Sonetto le era sembra quella di un altro gufo.

Subito Milù si piegò a raccogliere i pezzi del piatto, Gion la guardò farlo, poi “Allora questa nuova canzone?” disse a Sonetto. E Sonetto cominciò a cantare una canzone vecchia, vecchia di anni che solo un’altra persona conosceva. Milù tornò in casa nascondendo le lacrime.

Finita la canzone Sonetto salutò Gion e andò via, poco dopo uscì nuovamente Milù con un nuovo panino.
- Tanto ci voleva gatta?

Attori: Gion cane - Milù gatto - Sonetto gufo.

Consulenti Accenture

Una delle più note società di consulenza informatica in Italia è Accenture, una società che secondo molti fa curriculum, ma dalla quale non appena si ha un po’ di suddetto curriculum molti scappano cercando posti migliori dove la qualità della vità è migliore. Per farvi rendere conto della cosa sappiate che i consulenti di Accenture devono andare in giro in completo nero, non blu, nero, sempre, anche se andassero a lavorare presso dei pozzi di petrolio. L’utilizzo di giacca e cravatta è abbastanza normale nel mondo della consulenza, ma non di meno è una minchiata, perchè se ha senso in banca, se, però, sei a contatto con i clienti, lo ha meno quando lavori in posti più alla mano come nella grande distribuzione. Secondo qualcuno questo serve per dare una certa immagine della figura del consulente e della società a cui appartiene, è vero, ma vale per le prime due settimane, dopo sembra solo di avere a che fare con degli spaventapasseri.

Comunque dove lavoro ora di consulenti di Accenture ce ne sono cinque che andremo subito a descrivere. Prima di cominciare una semplice premessa, i cinque arrivano sempre insieme al mattino e vanno via insieme alla sera, si coordinano per andare a mangiare, facendo anche i turni, "Cip e Ciop vanno ora, noi andiamo dopo, sei d’accordo?", è normale andare a pranzo con i colleghi, ma ogni volta che li sento fare discorsi simili rimango sempre perplesso.

Cominciamo.

Consulente maschio n. 1: Milanese, è il capo del gruppo di lavoro qui, coordina gli altri e svolge il suo lavoro alacremente. E’ sicuramente capace in quello che fa e avrebbe tutto il mio rispetto, fatta eccezione per il fatto di lavorare per Accenture e il modo di vestirsi. Ha i capelli sempre in ordine con una pettinatura anni 80 di quelle che lasciano la fronte scoperta sotto l’arco dei capelli, ogni tanto se li sistema con un gesto carico di nonchalance. Il suo gruppo si occupa di una delle cose più noiose del mondo, scrivere testcase e farli fare agli utenti. Cioè deve descrivere come si utilizza un programma, ipotizzare delle prove e farle fare. Molto spesso queste prove sono simili ad altre, ma ad una cosa così mortalmente noiosa, lui aggiunge un dose di umorismo milanese da taglio delle vene. Espressione tipica "Idem con patate".

Consulente maschio n. 2: Il conte di Lafèvre. Alto, capelli ricci effetto bagnato, stempiato, profilo affilato, incarnato pallido. Il conte di Lafèvre con i suoi modi mai fuori le righe e sempre tenui e misurati, porta negli uffici un’aria di eleganza e di decadenza che rende il lavoro di tutti più triste e deprimente. Prima lo si vedeva ogni tanto al telefono ora non più, probabilmete richiamato all’ordine da un superiore, deve ingoiare l’amaro boccone del lavoro subordinato lui che è nato per la poesia, l’arte e il giuoco del polo.

Consulente femmina n. 1: Biondina, magrina, compita, per qualche strano motivo non riesce ad allontare le braccia dal corpo per più di quindici centimetri. Si siede al computer e fa quello che numero 1 le dice di fare, sta lì, compie il suo dovere. Mai vista con del codice SQL più lungo di sei o sette righe. Il suo problema più grave è la trombetta che ha ingoiato da piccola, parla come le oche dei film americani quando c’è la bionda oca che parla come un’oca, scusate la ripetizione, ma davvero non credevo potesse esistere sul serio una voce così. Espressione tipica "Peppeppè!"

Consulente maschio n. 3: Di altezza medio-bassa, ma confrontato con gli altri due di sopra, sembra più basso e rotondo quanto in realtà sia, inoltre la calvizie incipiente gli consiglia di tenere un basso profilo sul fronte capelli, quindi con la sua testa rotondetta rasata completa l’insieme. Non so bene cosa faccia e come lo faccia, però sembra sempre parlare di cose importanti e si scosta sempre un po’ quando gli si avvicina troppo, allontandosi per terminare i suoi discorsi. Se Accenture non fosse una società così seria direi che è la mascotte del gruppo.

Consulente maschio n. 4: Il capo della spedizione, capello molto corto brizzolato attaccato alla testa, pizzetto mefistofelico che copre tutto il mento, sorveglia e dirige i suoi uomini passando da una riunione all’altra, compilando piani di lavoro con Excel e facendo leva sulla sua figura diabolica. Se lo si incontra alle macchinette del caffè, impiega un attimo a spostarsi in corridoio per terminare la sua conversazione riservata con numero 3, probabilmente l’unico dei suoi uomini a dargli ancora retta. Per Accenture numero 4 è essenziale, sono figure come lui che permettono di far salire il fatturato mantenendo all’estero quell’immagine così faticosamente costruita a colpi di completi scuri.

Nella foto: Si credono sportivi