Il ladro di anime

Thomas P. Foket era un ladro di anime e la cosa gli piaceva. Cosa fosse un ladro di anime è presto detto, il signor Foket, come i suoi colleghi, viaggiava per gli stati Uniti d’America sul finire degli anni venti cercando disperati distrutti dalla recessione e ne approfittava, rubandogli l’anima. In quegli anni non furono pochi quelli che decisero di farla finita con una corda o buttandosi da un ponte, molti di questi avevano conosciuto un ladro di anime.

A Foket piaceva particolarmente quello che faceva, amava accompagnare il suo assistitio fino alla fine, fissare il suicida negli occhi, assaporare il momento preciso in cui la vita svaniva e poi prenderla con un unico movimento fluido e silenzioso. Non era un tipo molto esuberante, fin da ragazzo Thomas era stato molto tranquillo e posato, quello che amava erano i gesti un po’ plateali, per questo si era esercitato per rendere il suo gesto, quando prendeva un’anima, il più morbido e delicato possibile e mentre lo eseguiva spesso portava indetro un piede e piegava leggermente le ginocchia, come se stesse partecipando ad un musical. Se avesse potuto avrebbe indossato i guanti bianchi e il cappello a cilindro.

In quegli anni anche un ladro di anime non guadagnava molto, certo poteva tirare avanti senza grossi pensieri, ma il lavoro era davvero tanto e gli straordinari non pagati, per questo Thomas negli ultimi tempi si sentiva stanco. Sua madre si era trasferita in Canada con sua sorella che si era sposata da poco, e così Tom viveva da solo in un piccolo bilocale dove, quando era a casa, passava le serate a leggere romanzi gialli, poi quando il caso era risolto o era troppo tardi spegneva la lampada e andava a letto.

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