Quella con la minigonna non c’entra nulla

Oggi ero alla fermata del tram dove cambio per venire in ufficio e giocavo a solitario sul cellulare. Non ditemelo, ho un cellulare da 400 euro e ci gioco il gioco più stupido di windows, ma alle nove di mattina non potete chiedermi troppo. Comunque ero a questa fermata e aspettavo il tram, sotto la pensilina c’era una barbona con un pile blu che sistemava dei giornali in dei sacchetti di plastica e una tipa che fumava. Poco più in là c’era anche una che con meno di dieci gradi aveva addosso solo delle calze scure ed una minigonna inguinale fatta di pannolenci o qualcosa del genere, ma questo c’entra poco.

Perdo un attimo a guardare questa tipa che fuma, perché come dicevo ero ben poco lucido, che improvvisamente la barbona lancia un urlo aquilino, se avete mai associato un timbro vocale alla parola megera questo è il momento buono per farmi risparmiare una lunga e difficoltosa descrizione di una voce orribile. L’unica cosa che ho capito è stata “Erk lei”, ma sto facendo progressi col polacco, e poi la tipa che fumava si è alzata.

In Polonia è vietato fumare sotto le pensiline delle fermate, mentre si può nei locali, l’estate di due anni fa avevano anche fatto un po’ di comunicazione non convenzionale per questa cosa, avevano sparso della terra accanto alle pensiline e ci avevano messe delle piante, qualcosa del tipo il verde contro il fumo o cose del genere. Penso che la barbona con il pile si lamentasse di questo.

Poco dopo è arrivato un tram e sono salito, dopo di me è salita la barbona che, con i suoi sacchetti, si è andata praticamente ad appoggiare addosso ad una coppia, così il ragazzo si è alzato e le ha ceduto il posto.

Poi la signora si è seduta e ho visto che aveva degli occhi di un blu che non avevo mai visto prima.

Tra l’ufficio e casa

Quello che c’è tra l’ufficio e casa è una serie di palazzi e case che incontro quasi ogni giorno, quando non sono distratto dalla Francia di metà ottocento, da un mondo di draghi o i vetri non sono appannati dalla pioggia. Tra l’ufficio e casa c’è un grande fiume e un palazzo ancora più grande, almeno due parchi, due tram, se non sbaglio linea e se non ci sono modifiche, una palma, un paio o più di grosse rotonde e un po’ di traffico nell’ora di punta. Ieri c’erano anche un tipo ubriaco e del vomito a terra.

Oggi ero sull’autobus

Oggi ero sull’autobus che leggevo ANIMAls, che ho preso alla Conad vicino all’aeroporto di Forlì, nelle sei ore e mezza di ritardo del mio volo Wizzair per Varsavia. L’ho cominciato a leggere ieri sera e stamattina Ola aveva il risveglio lungo, così ho continuato un po’, poi me lo sono portato sul tram, prendo prima il tram e poi l’autobus ultimamente.

Ad un certo punto, tipo a pagina quarantaquattro arrivo all’intervista a Ugo Cornia, cioè prima vedo la fotografia in alto con il fumo della sigaretta e penso che le foto con il fumo con la sigaretta mi hanno fatto un po’ la palla dal 1983, c’è anche la foto in basso con la sigaretta in bocca, in bianco e nero, che vuole fare anni ’80. E’ una cosa mia, ma a me le sigarette in foto o in televisione non piacciono, primo perché non mi piace che il fumo sia pubblicizzato, secondo perché dopo Humphrey Bogart se ti fai vedere con una sigaretta fai sempre secondo.

Leggo l’intervista e non ci capisco niente, sarà l’intervistatore incapace o è l’intervistato che dice cose incomprensibili? Intanto salgo sull’autobus e mi siedo, che c’è tutto libero e nel corridoio ingombro, e mi dico che non devo farmi prendere dai pregiudizi come al solito, per delle foto di cazzo e un’intervista che non ho capito.

Sto lì che leggo e arrivo alla fine della prima mezza paginetta del racconto, quando dal finestrino vedo il Saski Crescent, che è il palazzo dove lavoro. Mi sono completamente perso una fermata, allora mentre scendo penso: mi ha fatto.

La strada per il lavoro

strada
Per andare dalla casetta verde, dove vivo, alla chiave inglese gialla, dove lavoro, prendo due tram che fanno precisamente la strada indicata dalla linea blu. Come mai stamattina mi sono ritrovato al punto esclamativo rosso? Aggiungo che non ho preso il tram sbagliato, né nella direzione sbagliata, avevo il biglietto valido e non ho dormito durante il viaggio.

a) Non ero io, ma il mio gemello cattivo (prossimamente altre informazioni sul caso)
b) C’erano dei lavori stradali non segnalati e mi è andata bene, metà dei tram di Varsavia è nella Vistola ghiacciata.
c) Andava al deposito alle 8 di mattina.
d) Il tram è stato dirottato da un commando di Ucraini che volevano più gas.
e) L’autista ha sbagliato uno scambio e non se ne accorso se non dopo due chilometri.
f) Oggi è venerdì e il venerdì i tram cambiano i percorsi, il martedì scambiano il senso dei binari, il giovedì ogni tram fa il percorso e le fermate di due linee contemporaneamente, la domenica si può salirci solo all’indietro, il lunedì bisogna avere un fiore in mano e fischiare tutto il tempo che si è sul tram, pena una multa da pagare in caramelle e il sabato viaggiano dalle cinque alle undici di mattina e dalle diciotto e un quarto alle ventuno e ventitré ora di Varsavia.

Quello che ho imparato da questa storia è che “quello che qualcuno chiama tram vuoto, qualcun’altro chiama morire di freddo”.

Piccolo indizio, che non indica niente una foto di dove sono capitato stamattina. Al solito si vota nei commenti.
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