Mentre tornavo alla macchina

Vecchi palazzi

Io più o meno l’ho capita così: la moglie ha lasciato le chiavi nella macchina e lui doveva andare a prendere un attrezzo a casa, solo che aveva bisogno di qualche soldo per un taxi per tornare a casa.

La cosa divertente è che mi ha fermato che stavo guardando una vetrina mentre tornavo verso la macchina e subito mi ha detto che non aveva armi, allargando le braccia e facendo capire che aveva le tasche vuote. Meno male, così gli ho detto che ero italiano e si è messo a ripetermi la cosa per bene, mi ha dato la mano (si vede che avevo bevuto, a Milano se dai la mano a qualcuno, come fece un amico, dopo si ritrovò senza portafoglio) e stavo quasi per tirare fuori un paio di dollari.

Se non ché, si vede che l’euforia della bella serata e dell’essermi divertito dopo una settimana così così, non era sufficiente per mostrarmi generoso con il mio prossimo al punto da mostrargli il portafoglio, così me sono un uscito con uno “mi dispiace, ma sono appena arrivato dall’Italia e non ho dollari”.

Pare che in America, avere solo bancomat e carte di credito in tasca sia così socialmente accettato.

(foto originale Vecchi palazzi di francescomucio)

Battesimo ucraino

A fine giugno ho provato ad andare in Ucraina. Prima di venire in Polonia avevo anche fatto il passaporto, per la prima volta in vita mia, sapete sono un figlio di Schengen, poi mi ero comprato il vestito buono per il matrimonio del fratello di Ola e infine ero andato a prendere i biglietti per l’autobus da Varsavia a Leopoli. Ovviamente il giorno della partenza Ola finisce in ospedale perché si è addormentata sotto la doccia.

Quello che mi rimane di questa bella esperienza è il vestito e le scarpe per andare al matrimonio e la ricevuta sgualcita dei biglietti dell’autobus. Dai racconti di chi c’era ho capito che non mi sono perso molto, per il cibo sono ovviamente meglio i matrimoni italiani, per il vino anche e non avendo la lacrima facile per i matrimoni dei cognati non ho perso nessun momento commovente. Lo sapevate che nei matrimoni greco cattolici i testimoni tengono delle corone d’oro sollevate sulle teste degli sposi?

Comunque se volete vedere Varsavia com’era durante il comunismo potete andare alla stazione degli autobus per l’Ucraina, c’è il mercato dei vietnamiti o qualcosa del genere, andateci in macchina, scendete, guardate per dieci minuti e risalite in macchina, avrete visto tutto quello che c’è da vedere e non avrete perso nulla.

Ma cosa c’è da vedere? be’ un piazzale spoglio, se ha piovuto anche delle belle pozzanghere, il mercatino l’ho sempre visto chiuso, con dei catenacci dissuasori, ma è soprattutto la paura di prendere delle malattie che dissuade. E’ possibile vedere arrivare un po’ di varia umanità, purtroppo per andare in alcuni posti da Varsavia l’autobus o la macchina sono la scelta più veloce, quindi è possibile vedere il muratore ucraino come la signora che torna dalla casa in montagna, i ragazzi che tornano dal campeggio e la badante moldava.

Sempre all’esterno ci sono i fantomatici “Taki”, “Sawa” o altre cose, sono dei finti taxi che fanno pagare cifre da capogiro a chi non fa attenzione. Solo per salire prendono 20 złoty, poi altri 20-30 al km, per capirci i prezzi ufficiali della città di Varsavia per i taxi non possono superare i 3 złoty al km, ma la media è intorno ai 2. Non è illegale avere un finto taxi, ma non possono chiamarsi taxi, se venite a Varsavia stateci attenti.

Dentro lo spettacolo, in particolare con l’amena cassiera in ciabatte, o se erano scarpe non me ne sono accorto, con dei capelli di diverse sfumature con mesh fucsia o qualcosa di simile, una specie di derviscio saccente che illuminava l’aria ad un palmo dal suo corpo. A capo chino le abbiamo aperto il nostro cuore e le abbiamo confessato la destinazione del nostro viaggio, ci ha fatto un cenno di assenso, ci siamo inginocchiati e ci siamo offerti a lei, alla sua saggezza, alla sua compassione. Ma ci ha detto di tornare il giorno dopo che lì i bancomat e le carte di credito non sanno nemmeno cosa sono.

Il giorno dopo, più mesti, ci siamo avvicinati esitanti, lei ci ha guardato e non ci ha riconosciuti, poi con il suo ritmico gesticolare mi ha dato un nome nuovo, il mio battesimo ucraino.