A Zurigo

zurigo

Quando faccio scalo a Zurigo, tornando a Varsavia, succede sempre che qualcosa che porto non piaccia ai signori del controllo bagagli a mano. Non che io sia stato spesso all’aeroporto di Zurigo, solo due volte, ma entrambe mi hanno fermato. Una buona media.

La prima volta c’era un signore alto e anziano, che mi ha portato dietro un separé per controllare perché aveva suonato il metal detector, che di solito non mi suona mai, visto sistemo tutto nello zaino prima di arrivare al controllo. Così questo tipo mi porta in disparte e quando vede il passaporto che ho in mano mi dice qualche parola in italiano anche lui, poi capisce che non ho nulla e mi manda via. Io già temevo palpate strane o scene da film, fortunatamente non è successo nulla. Non ero il suo tipo.

L’ultima volta, che poi è la seconda, gli svizzeri sono stati incuriositi dal mio zaino, così un gioviale (dico sul serio) controllore mi ha chiesto se potevo svuotarlo e se avevo qualcosa di grande e metallico nello zaino, certo, rispondo, un sifone per il seltz e per farmi capire meglio ne tiro fuori il libretto illustrativo. Alla vita il volto di Hans si apre in un largo sorriso e mi ripassa macchina fotografica digitale, due cellulari, lomo, trasformatore del computer, harddisk e qualche altra cosa sotto i raggi x. Quando arriva la collega a chiedere cos’avevo di strano glielo spiega lui, ancora sorridendo e anche la tipa sorride quando capisce. Secondo me nella Svizzera tedesca bevono molto di più che nella svizzera italiana e francese. E secondo me anche meno spocchia.

(la radiografia del mio zaino, resa un minimo guardabile, la foto originale faceva schifo e anche adesso non è che sia migliorata molto)