To SimCity

Arrivare in America è come iniziare a sorvolare una città di SimCity. Già il Canada è strano con tutte quelle foreste che non finiscono più e le città disegnate per bene come nei disegni di un bambino, ma arrivando verso New York, quando l’aereo comincia ad abbassarsi le cose cambiano ancora, inizi a vedere i quartieri residenziali di lusso con le villettine lungo le stradine dove i vicini si conoscono tutti nel bene o nel male, alcune hanno dietro un piccolo rettangolo turchese, una piscina che indica un livello in più. E le macchie color sabbia di forme inusuali, campi da baseball e strani prati verdi con altre macchie di sabbia, all’inizio non capisci poi ti rendi conto che sono campi da golf, prima uno poi un secondo e chissà quanti altri dovranno esserci dietro quegli alberi, perché anche qui, finché non ci si avvicina davvero alla città c’è un sacco di spazio che sembra incontaminato, poi magari è pieno di cartacce di picnic, ma puoi immaginare cosa doveva essere tre o quattro secoli fa quando arrivarono i primi coloni se ancora adesso è così.

E poi si arriva a SimCity davvero: non solo per la forma dei quartieri, perfettamente regolari, ma perché, scendendo di quota, ti rendi conto che le case sono proprio quelle, quelle, quella è la palazzina residenziale che avevo in SimCity 2000, quello è il blocco da 20 abitanti che avevo in SimCity Societies e quelli pure li ho visti in un plastico per trenini o in un wargame, insomma sarebbe da prenderle e giocarci come con le costruzioni e ti viene voglia di appuntarti dove sono quei quartieri per andarci poi dopo, a vedere, da sotto, come sono quelle case, se sono così finte e pulite anche da vicino o come tutte quelle vere che hai visto finora hanno anche loro le scritte sui muri e i manifesti attaccati.

Non parliamo poi delle strade, stia a contare le corsie perché non ti capaciti di come sia possibile che ci siano strade a quattro corsi, più quella di emergenza, per senso di marcia in un posto diverso dalla pianura padana, per lo più tra le case, non delle autostrade insomma, ma delle strade da usare ogni giorno, magari solo per andare al lavoro. Ma anche loro avranno una Salerno-Reggio Calabria?

Dormi 2 – Addendum

Quando scrissi Dormi non ero mai stato a Varsavia e forse il nome del libro di Stasiuk mi era rimasto impresso dopo averlo letto chissà dove, non conoscevo ne né il nome dell’autore, né la trama(1). Adesso la mia casa è lì, proprio nel quartiere dove Stasiuk è cresciuto da giovane e leggerò il libro con la nostalgia del figlio adottivo.

Il libro è fuori catalogo da Bompiani, ma credo che online lo si possa ancora trovare, alla FNAC di Genova mi avevano detto che non era ordinabile, ma io ricordavo di averlo visto sul sito internet, così ho provato ad ordinarlo da lì e tempo una settimana è arrivato gratuitamente al negozio di Milano.

Se ordinate qualcosa sul sito internet di Fnac e volete ritirarlo in negozio dovrete poi andare al ritiro acquisti, non fate come me che sono andato al reparto libri a mettere un po’ in crisi una commessa molto gentile, preoccupandomi di dovermi rivolgere ad eBay o a qualche reminder.

Sto provando a leggerlo, ma ad ogni nome di strada o di posto mi chiedo se io non ci sia stato, se i palazzi sono ancora così come li descrive e quante delle cose che leggo sono ormai perse. Ma d’altra parte questo era proprio il motivo per cui volevo leggere questo libro.

1 Né pensavo che sarei mai stato in grado di pronunciare il nome originale del libro, che è Dziwięć, nove, come nove diventi “il cielo sopra Varsavia” poi deve venire Laura Quercioli Mincer, la traduttrice, a spiegarmelo.