Hanno bocciato mio cugino

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La cosa ha sorpreso un po’ tutti, visto che a questo giro non l’hanno ammesso all’esame di stato. Già in passato aveva dato prova di amore per lo studio facendosi bocciare due volte, ma vivo apprezzamento gli si può tributare per il fatto di non essersi arreso e di aver continuato a perseverare e non ha ripiegato su un ragioneria, un istituto tecnico o magari un alberghiero.

Ad un ragazzo giovane ed inesperto, anche ormai punta ai venti senza problemi, il latino e la filosofia potranno anche sembrare materie fuori dal mondo, più facile capire se il capello con il gel sta su bene o se la camicia di Dolce, ma anche di Gabbana, stia più o meno bene con i nuovi pantaloni Armani Jeans. Ecco, al momento potrebbe fare il ragazzo del barbiere o il commesso alla Benetton, se non fosse che quei posti ormai tutti occupati dai laureati in scienze della comunicazione, sociologia e scienze politiche, ma credo che con la testa dura di mio cugino potrebbe anche farce a spuntarla, d’altra parte Salerno è sempre piena di bar. (Avvertimento per il cugino: si dice che tutti ‘sti bar a Salerno in realtà servano a riciclare il denaro della camorra, tu sta attento, fai il caffé e fai poco il cretino.)

A proposito del buon gusto nel vestire di mio cugino, voglio segnalare che l’ultima volta che sono stato giù, l’ho visto uscire la sera con un suo pari grado in fatto di eleganza, stessa camicia bianca attillata, stessi pantaloni, ma ad uno la sfumatura era sul rosa, all’altro virava sul lilla. E andavano in giro in coppia, come i… ma parliamo d’altro.

A merito di mio cugino va detto che non è uno che sta con le mani in mano, con un amico hanno messo su il business delle foto degli annuari scolastici, vanno nelle classi, anche di altre scuole, fanno le foto, conoscono le ragazze e prendono i soldi. E’ imprenditore di se stesso mio cugino, sempre pronto a rispondere alle richieste di questa o quella scuola, tranne che alla sua. Se sapesse l’inglese, potrebbe anche pensare di emigrare in cerca di fortuna, purtroppo non lo sa e quando va a Milano è tipo Totò e Peppino. E poi un poco si caca pure sotto, ma quelli sono i giovani d’oggi così.

Altra cosa positiva di mio cugino è che è un bravo ragazzo, nel senso che è buono e se fa qualcosa di male la fa perché è cretino, non perché è cattivo. E finché sei piccolo/giovane certe cose te le perdonano, ma quando inizi a crescere, tipo che hai 2X anni, la gente ti guarda un po’ diversamente, anzi quando può te lo mette a quel posto, non per cattiveria o perché gli piaci, ma perché così va il mondo, non sei più nella culletta con il papà che da la carica alla casina delle api e la mamma che è pronta con il ciuccio, no, no, quelli la casina delle api te la sbattono in testa, ti mettono nella culletta e di buttano nella scesa di via Salvatore Calenda e cominciano a ridere.

Un’altra qualità positiva di mio cugino è che non sa dire una frase senza usare almeno una parolaccia, è una cosa bella, perché ti qualifica come paroliere degno di ogni onore. Il problema nasce quando poi si trova in situazioni delicate o che vogliono esserlo, tipo con la ragazza, io non riesco ad immaginare cosa può dirle quando sono soli, nell’intimità poi, ma non credo che ci possa essere intimità stare insieme ad una persona che non riesce a parlare senza urlare.

Al matrimonio di un cugino comune, mio cugino vuole fare i complimenti al pianista della serata, sulla cantante i giudizi erano più ovvi, così mi fa “però, ‘o sape suna’ ‘o piano, stu strunz’!”

Detto questo, spero che proviate per mio cugino un minimo di simpatia e comprensione che merita. certo non voglio entrare nel merito della decisione dei suoi insegnanti, perché non è il mio compito e penso che anche loro avrebbero preferito toglierselo d’avanti piuttosto che rivederlo (quando sarà in classe) ancora per un anno, anzi per aiutarvi a comprendere meglio anche il sentimento dei suoi professori voglio solo dirvi che lo zaino nella foto in alto è quello con cui mio cugino è andato a scuola nell’ultimo periodo. Voi al posto loro che avreste fatto?

Due scuole

Ci sono due scuole, una è un poco sgarrupata, c’è un campo da pallone d’asfalto, con anche due canestri e un campo da palla a volo con una rete rattoppata, poi ce n’è un’altra molto molto bella, laboratori di informatica e audio video, campo da calcio in erba, enorme palestra coperta con campo da pallavolo, basket e pallamano, perfino una piscina e un’aula magna dove poter organizzare delle proiezioni.

All’inizio i bambini vengono iscritti per lo più alla scuola più bella, chi si iscrive a quella sgarrupata è solo perché quella bella è un po’ più lontana da casa. Ma in realtà non ci sono reali motivi per preferirla a quella più bella. Così comincia il primo anno di scuola e oltre al programma ministeriale, alla scuola sgarrupata organizzano un torneo di calcetto per i ragazzi e uno di pallavolo per le ragazze prima di Natale. Alla scuola piena di impianti invece non riescono a decidere se è meglio fare prima il torneo di basket, di calcio o di pallamano, se in piscina devono allenarsi quelli di pallanuoto, quelli nuoto sincronizzato o i ragazzi dei tuffi, se fanno i turni alcuni finiscono troppo tardi, altri spezzano i pomeriggio e non riescono a studiare.

Arriva il Natale e i bambini della scuola più brutta finiscono il torneo, alcuni prendono le classiche medagliette di partecipazione, qualcuno un piccolo trofeo, ma un po’ tutti hanno la possibilità di sfottere quelli delle altre squadre e di organizzare delle altre partite durante le feste. Perché la scuola lascia aperti i cancelli, visto che non hanno i soldi per aggiustare le serrature ormai vecchie. L’altra scuola è chiusa e qualcuno degli altri bambini va anche lui alla scuola vecchia a giocare a pallone o a pallavolo.

Quando ricomincia l’anno alcuni genitori, su richiesta dei figli e perché gli torna comodo saperli di sicuro impegnati al pomeriggio, li spostano nella scuola più brutta. Il resto dell’anno continua un po’ così, la scuola più piccola organizza un altro paio di tornei, la scuola grande e piena di attrezzature alla fine riesce a fare solo una gara di tiro con l’arco a cui partecipano dieci studenti, dura un pomeriggio, ma non rompe a nessuno degli altri sport, che alla fine non riescono ad organizzare nulla.

Arriva l’estate e un po’ di genitori si confrontano, chi ha spostato i figli dopo Natale è contento, chi non l’ha fatto ci pensa un po’, probabilmente si dicono in molti, la mancata programmazione è dovuta al fatto che era il primo anno, certo, sarà così. Si arriva a settembre e un po’ di bambini della scuola strabella sono passati a quella strabrutta e la situazione nel corso dell’anno non cambia.

La scuola brutta con i suoi pochi mezzi organizza poche cose, nemmeno fatte troppo bene, se si vuole ascoltare le male lingue, ma almeno organizza. Non andranno a vedere i musei e non hanno i soldi per portare i bambini a teatro, però finiscono il programma e al pomeriggio li tengono impegnati con lo sport, certo un po’ di pallone e di pallavolo, ma ai bambini basta e se non c’è la nuova medaglia d’oro olimpica di sciabola o il nuovo recordman dei cento metri piani non fa nulla. I bambini si divertono, i genitori sono tranquilli di saperli a scuola al pomeriggio e non devono preoccuparsi se il corso di danza salta, perché era in contemporanea con quello di ginnastica artistica. Gli altri invece, quelli della scuola bella, sono sempre a far ricorso ai nonni, a qualche babysitter o a fare i salti mortali per incastrare il lavoro con l’uscita imprevista dei figli da scuola o l’annullamento di un corso dato per certo fino all’ora di pranzo.

Così gli anni passano e alla scuola brutta vanno sempre più bambini e sono sempre meno quelli che restano alla scuola bella. E la cosa buffa è che i professori e il preside della scuola bella non se rendono conto, sono proprio convinti che la loro scuola si migliore, perché offre la possibilità ai ragazzi di fare tante attività diverse, di crescere praticando lo sport che più gli piace o nel quale possono esprimersi al meglio. E’ una scuola fantastica, hanno perfino il maneggio per fare equitazione ormai.

Stando così le cose non è che ci siano molte speranza per la scuola bella di attirare nuovi bambini, ma solo di perderne altri. Certo non sarebbe un problema per me, se non che nella scuola brutta, malgrado organizzino i tornei di calcetto, insegnano dei valori che non sono i miei, violenza verbale e non, mancanza di libertà e solidarietà solo con chi è della tua scuola. E mi dispiace che solo per una questione di comodità e di tranquillità di orario molti genitori scelgano di portare i bambini lì, ne capisco le motivazioni superficiali ma non so come fargli cambiare idea. Nell’altra scuola, quella bella, non sono in grado di organizzare nulla e non ci sono altre alternative. Probabilmente, anzi certamente neanche loro condividono in toto quei valori, però i loro figli cresceranno così e sarà un mondo con meno possibilità.

Secondo me alle europee Berlusconi prende il 70% dei voti.

Training on the job

– Che è ‘sta faccia?
– Mio figlio, quello stronzo, l’hanno bocciato di nuovo.
– E mo che pensi di fare?
– E che devo fare? mi sa che devo fargli vedere come lavoro.
– Ah, domani andiamo a disinfestare una scuola, potrebbe piacergli.
– Veramente pensavo solo di mettergli del veleno nel letto.

(i protagonisti sono gli stessi di Topi)