Mammole

Leggevo ultimamente della neve in Italia, un po’ ovunque, neve che dopo un paio d’ore era già sparita o che si accumulava agli angoli delle strade, insomma, praticamente come la schiuma bianca a carnevale.

Sul tetto di questa macchina c’è ancora della neve, ormai ghiaccio, che sta lì dai primi di Gennaio. Quella che vedete è quella caduta tra ieri e oggi.

Il pericolo è il mio disgelo

Voi che siete gente mediterranea(1) non lo sapete, ma quando fa molto freddo di solito non nevica. Questo vuol dire che malgrado uscire di casa a maniche corte sia controindicato, facendo un po’ di attenzione potete arrivare in ufficio con le scarpe asciutte(2). Oggi invece la temperatura era di nuovo vicina allo zero, così ha ripreso a nevicare senza parsimonia. E la città è tornata ad essere bianca.

Questo è molto bello per l’occhio del turista che vede le strade attraverso la vetrina del KFC dove regala al pil polacco quello che ha guadagnato oltrecortina, un po’ meno per chi, come me, va al lavoro quotidie. Già perché la neve ghiacciata ha le sue controindicazioni estetiche, tipo che restano per giorni visibili macchie gialle e ricordi solidi dei fedeli compagni di uomini e donne che mai troppo presto schiantano, ma perlomeno restano appunto visibili. La neve fresca invece obbliga l’occhio ad essere vigile e la mente a giocare a memory. Non un grande affare, perché se sbagli, bé se sbagli ti porti dietro il tuo bel ghiacciolo marrone che scongelerà poi inopportunamente.

Altra cosa importante da sapere quando ci si muove in ambienti che fino a ieri erano più accoglienti del congelatore domestico è che occorre fare molta attenzione agli edifici cittadini, perché molti di loro saranno stati ornati nei giorni precedenti da stalattiti di ghiaccio con la pericolosa tendenza a precipitare sui passanti sottostanti non appena il termometro tenta una ripida risalita. Insomma, o genti che di li passeranno, statevi attenti.

Spesso per evitare subitanee dipartite o lesioni permanenti a chi non si attende che supposte congelate cadano dall’alto dei cieli, gli addetti alla manutenzione del condominio o dell’edificio pubblico appongono tutto intorno al periglioso perimetro dei nastri rossi e bianchi universalmente riconosciuti come segno di invalicabile confine oppure salgono sul tetto e con una ramazza che già vide tempi migliori spezzano il ghiaccio e lo gettano di sotto urlando, a fin di bene, inutile dirlo, vituperi a danno delle altrui madri, figlie o fidanzate.

E’ un ruolo importante quello che svolgono suddetti manutentori negli equilibri della mobilità di una città piena di neve. Si dà il caso infatti che è molto semplice riconoscere un buon condominio da uno un po’ più sfigato.

Faccio per dire, gli inquilini del palazzo che fronteggia il mio sono persone fortunate, anche di notte, con tempo inclemente, ho visto un omino spazzare via la neve tutto intorno, così che, fino alla fine del marciapiede, alle obbligatorie strisce pedonali(3), sempre hanno la possibilità di passeggiare fischiettando senza tema di bagnarsi le scarpe o, al peggio, scivolare a suolo rischiando l’integrità del coccige. Io invece, povero calimero, ho da fare salti e acrobazie circensi con l’unico risultato di contribuire a innalzare il livello di acqua e fango sul trasporto pubblico varsaviano. E’ una cosa da tener ben presente quando si va per acquistar casa da queste parti.

Bene, detto questo non mi resta che porgervi il mio saluto con una mano che finalmente può agitarsi libera e priva di guanto nell’aria ormai scaldata da quelli che paiono essere gli indizi di un’estate torrida ma quanto mai imminente.

1. E finché mi ostinerò a scrivere in italiano la cosa resterà tale.
2. C’è sempre la contropartita che se calpestate uno sputo rischiate di finire gambe all’aria, ma con un po’ d’attenzione ce la si può fare.
3. Pena multa e non scherzo.

In volo – Parte 1 – Quello che mi aspetto

Scrivo mentre sorvolo la penisola del Labrador, o per lo meno il ghiaccio che la preannuncia, mancano ancora un paio di migliaia di chilometri a Newark, che per me restava solo il nome di una città di un libro di Gibson fino ad un mese fa.

Per chi ha paura di volare, quelli che vi dicono che sugli aerei grandi le turbolenze si sentono meno mentono. La cosa buona delle turbolenze è che quando si accende il segnale di allacciare le cinture di sicurezza e la hostess dice di sedersi, i cinquanta ragazzini polacchi che ci sono sul mio volo tornano a sedersi. La cosa buona dei ragazzini polacchi è che non sono ragazzini italiani, per far stare buoni quelli bisogna aprire le uscite di sicurezza oltre i novemila metri. Le hostess polacche, invece, spesso si scordano di fare gli annunci in inglese e su questo volo sono solo over-fourty.

Qui sotto è tutto ghiacciato e coperto di neve, la differenza tra una montagna e un lago è solo che il lago è liscio, per il resto sono uguali.

Ultima informazione di servizio, sono seduto all’ultimo posto in fondo a destra, tipo indicazione per il bagno, posto 39G. Nel caso precipitassi comunque non vi servirebbe a niente, sto scrivendo con il tratto pen e un po’ di acqua o ghiaccio trasformerebbe il foglio in una indistinta macchia blu.

Mi sto dilungando su particolari inutili, allora ecco una cosa utile, quando si ringrazia qualcuno bisogna dire “thank you sir” o “thank you madam” e non mister. Che poi a pensarci bene sarei sembrato un po’ come quei napoletani dell’immediato dopoguerra che volevano fare fessi i soldati americani, tipo tammurriata nera, avete presente no?

Ora che sto per arrivare voglio fare il punto sui pregiudizi, timori e cose negative che temo di trovare in America. Perché vado negli Stati Uniti sperduti, non a New York o in qualche altra città con le scene del crimine fighe, ma in un suburbo di ventimila anime della città più grande del North Carolina, stato che ha come piatto tipico il barbecue e come maggior attrazione turistica un outlet, per fare un confronto è come se la Campania avesse soli i biscotti di grano sponzati (dicesi caponata) e il CIS di Nola.

(il fatto qua è lungo lo spezzo in tre parti)