In volo – Parte 3 – Le cose che mi fanno paura negli Stati Uniti II

Ingrassare. Chi non ha paura di ingrassare andando negli Stati Uniti? Probabilmente Giuliano Ferrara. E’ probabile che negli Stati Uniti si ingrassi soltanto respirando, ma come non provare la Coca-cola nel paese in cui è nata o un BigMac originale autentico 100% americano e poi tutte quelle schifezze che gli inglesi affondano nell’Atlantico ancora per ripicca per quella vecchia storia del té.

Io so, da una vita, che non appena possibile cadrò in estatica contemplazione al centro della categoria schifezze di qualche supermercato. E poi in America anche quello che da noi è dietetico fa ingrassare, vai al Mac a prendere un’insalata? va bene, il condimento è a base di maionese o peggio. Vuoi dei cereali per la prima colazione, sono solo ricoperti di zucchero. Forse queste sono esagerazioni di Ola che faceva terrorismo psicologico.

Ma nel motel/hotel dove starò c’è la palestra e la piscina scoperta, che visto che manca un’ora a New York e ancora vedo la neve dubito che userò, e pure la palestra ad essere sinceri, visto che in ventinove anni non ne ho mai sentito il bisogno. L’unica è trattenersi ed entrare nei supermercati dieci minuti prima della chiusura.

La lingua. E se poi non li capisco? E se vado in blocco psicologico? Già da quanto è partito l’aereo il mio inglese si è involuto e il mio polacco è diventato più ricco e fluente. Naturalmente solo nella mia testa, riesco al più a chiedere lo zucchero all’unico steward di bordo che si dimentica puntualmente di me. Ola si è tanto raccomanadata di non prendere il brutto accento del sud, perché la North Carolina, a dispetto di nome e posizione geografica, risulta essere uno stato dove parlano “accento del sud”. Sta bene, vorrà dire che tornerò con un paio di occhialetti da sole e un carico di frasi ad effetto per parlare come Oratio di CSI Miami. Nel frattempo l’importante è capirli e farmi capire. Lo scoprirò tra poco.

I pregiudizi. Ci sono un sacco di pregiudizi che gli europei hanno sugli americani e ce ne saranno altrettanti in senso inverso. Sugli italiani poi, ma essendo sopravvissuto a quelli dei polacchi dovrei avere l’esperienza pregressa dalla mia, quello che più mi preoccupa sono i miei pregiudizi, più che altro che come possibile forma di protezione psicologica nel caso in cui non mi trovassi bene, nel caso in cui avessi dei problemi di comunicazione o sul lavoro o se dovessi passarmi quattro settimane senza conoscere nessuno. Rivalutare l’imbecillità dei bambini con un amico immaginario e scriverci un saggio nelle lunghe serate da solo.