A Francoforte c’è Franco ed è forte

Ovvero a Benevento si sta bene, ma c’è vento.

[Prima di cominciare alcuni minispot dall’aeroporto di Francoforte, prendeteli come una pubblicità]

Se il mio inglse fosse migliore andrei da un poliziotto e gli direi “Quel tipo è un terrorista, aveva una bomba, ma dev’essergli esplosa tra le mani, altrimenti come si spiegano quei capelli?”

La Ritter Sport Bio costa uguale ma è solo 65gr invece che 100.

Sono passate una trentina di tedesche con custodie di strumenti musicali, una banda, un’orchestra o qualcosa di simile, se non fossero state barely legal avrei detto suonatrici di piffero.

[Fine pubblicità]

Una volta a Francoforte c’era Jimmy il debole e la gente veniva a prenderlo in giro da un po’ ovunque, gli chiedeva le cose in prestito e poi non gliele restituiva, lo invitava alle feste dove c’erano solo coppiette e non gli presentavano mai le amiche single, se non quelle più brutte.
Insomma i problemi del mondo erano altri, ma Jimmy nel suo piccolo ci soffriva, anche perchè doveva appendere un quadro in salotto e il martello da due anni lo aveva il suo amico Andrea. Così Jimmy una sera telefonò ad una trasmissione che andava di notte sul satellite, nella quale davano consigli. Inutile dire che i consigli migliori li davano su una linea privata da pagarsi profumatamente e Jimmy, in quel periodo, era così disperato che spese cinquanta e più euro per avere il consiglio che gli avrebbe cambiato la vita e rimesso in ordine il salotto.

Il giorno dopo con il trucco della madre si disegnò un neo sulla guancia e andò al bar a fare colazione. Poco dopo arrivò Alessandro, che si faceva chiamare Sandro, perché diceva che così il suo nome era più corto e veloce come lui, che era un tipo svelto. Salutò gli altri nel bar e poi si rivolse a Jimmy: – Ehi, frocio, pagami il caffè.
– Certo – rispose Jimmy – e se vuoi ti faccio anche un pompino per darti il buongiorno.
Nel bar ci fu un attimo di teso silenzio, poi Jimmy continuò: – però poi devi dire a tua madre che siamo pari.
Sandro lo afferrò per il colletto della camicia: – Ehi, Jimmy, ma come cazzo ti viene?
A Jimmy, che sentiva il suo fiato troppo vicino, iniziò a girare la testa, ma riuscì a rispondere: – Primo non sono Jimmy, ma suo cugino Franco – respirò. – Secondo se non mi togli le mani dalla camicia te le infilo su per il culo così puoi giocare a fare il ventriloquo.
A quel punto Enzo il barista si mise in mezzo per tranquillizzare gli animi: – Franco, questa colazione la offre il bar come benvenuto per il cugino di uno dei nostri clienti più affezionati.

Quella stessa sera Jimmy/Franco andò ad una festa a casa di Marco e Ginevra, in realtà più che una festa era una di quelle cene fredde dove i ragazzi sono seduti sul divano a guardare l’anticipo di campionato e le ragazze a chiacchierare del sottovuoto più spinto tra bagno e cucina. C’era anche una ragazza spaiata per lui, ma era grassa, brutta e con l’alito che puzzava, la cosa migliore che poteva dire di lei era che prima delle dieci meno un quarto era andata via. Durante il secondo tempo i commenti si erano spostati ridacchiando dalla partita ai vicini che avevano cominciato a darci un po’ dentro, anche se Marco era quello che rideva meno di tutti perché certi suoni e certi gemiti li conosceva bene.

Non si era all’ultimo quarto d’ora della partita quando arrivò Alessandro/Sandro e raccontò di Franco il cugino di Jimmy. Marco fu troppo svelto a saltare su dal divano perché non lo notassero anche gli altri. Trovò Franco che stava uscendo dalla sua camera da letto:
– Che stavi facendo lì dentro?
– Mi stavo godendo la festa.
Marco entrò dentro e cominciò subito a discutere animatamente con Ginevra. Franco si andò a versare un bicchiere di vino mentre calamitava gli sguardi di tutti.
– Qualcuno mi fa compagnia? – disse porgendo la bottiglia verso gli altri, immobili. – Jimmy me l’ha detto che ve la siete fatta tutti. Direi che un brindisi lo merita.
Sandro che effettivamente non era lento capì subito dove stava andando il vento e accostò il bicchiere: – Se non si beve per una storia come questa.
E per non farsi intendere dalle ragazze brindarono alla “convenzione” e accettarono Franco tra di loro.

Le cose così cambiarono radicalmente per Jimmy/Franco, Andrea gli riportò il martello, ma comunque non appese il quadro perché era troppo impegnato con gli amici che adesso gli presentavano le amiche o lo usavano come spalla per importunare altre ragazze. In sua presenza gli altri non parlavano mai male di Jimmy che nei loro discorsi ora era un simpatico fessacchiotto, brillava insomma della luce riflessa del cugino.
Il venerdì successivo lo invitarono per la paritella di calcetto, Jimmy non veniva mai invitato, se non quando mancava un portiere e diventava il capro espiatorio dell’eventuale sconfitta. C’erano tutti, anche Marco che in qualche modo Ginevra aveva convinto che nulla fosse successo, mancava solo Andrea che si era dato una martellata su un dito cercando di piantare frettolosamente un chiodo.
Senza un portiere fecero a turno. La partita combattuta ed equilibrata fu chiusa all’ultimo da un gol di Franco che permise alla sua squadra di vincere.
Quello che accadde sotto la doccia fu inevitabile, il neo sulla guancia fatto con il trucco della mamma si sciolse e Franco tornò ad essere Jimmy. Se ne accorse quando vide che tutti gli altri lo stavano fissando.
– Ma tu sei Jimmy?
– Sì, lo sono sempre stato.
– Ma perché l’hai fatto?
– Per poter essere accettato da voi.
– E ci sei riuscito. Sei un bastardo Jimmy.
– Non sono Jimmy, sono Franco.
– E sei forte.

A Francoforte c’è Franco ed è forte. C’è anche Ginevra, che non è svizzera, ma ci sta con tutti lo stesso.