Dialoghi sociologici nel mio salotto

Lo so che in questa situazione mi ci sono cacciato io, non voglio lamentarmene e non cerco qualcuno che me ne tiri fuori facendo il lavoro al posto mio, però un po’ di solidarietà sarebbe comunque gradita.

Io credo che una delle “gioie” (le virgolette stanno a indicare che il termine gioia è usato in senso tristemente ironico) della vita di coppia che un omosessuale non potrà mai provare è sentire la propria ragazza, compagna, moglie, concubina e/o cointestataria di casa litigare con la propria madre.

Otto e mezza di una fredda mattinata polacca, ancora stanco dallo snervante viaggio del giorno precedente sotto la neve, gomme cambiate da poco, ma estive: se non sono finito in una cunetta e non mi hanno tolto la patente questa volta posso anche guidare contromano in autostrada, o forse è meglio che non sfidi più la sorte appendendo la patente al chiodo per i prossimi dodici anni.

Lo so, l’ho scelto io, di vivere qui e di fare il viaggio in auto.

Uscendo dalla doccia ho trovato Ola che parlava al telefono con la madre, con un tono di voce che non era propriamente dolce e conciliante. Probabilmente aveva solo fame perchè ancora non avevamo fatto colazione e non stavano affatto litigando, però non capendo del tutto il polacco la traduzione me la sono dovuta fare a sentimento, così per me quella era un’animata discussione tra madre e figlia.

A meno che non siate un caterpillar o uno di quelli che mette sempre la solita cannottiera per vedere il derby in televisione, rutto libero e minore di casa usato come telecomando, frigo a domicilio, apribottiglie e tavolino poggiapiedi, e che va dalla suocera solo per mangiare i pierogi o il salmone la domenica, allora sentire certi litigi come minimo vi metterà un minimo di ansia nel momento in cui, poi, dovrete confrontarvi con entrambe nello stesso momento, tipo la domenica successiva per mangiare i pierogi o il salmone.

Lo so, è colpa mia se ancora non ho imparato il polacco e se non volevo avere di questi problemi potevo starmene a casa mia, dove al massimo non avrei capito qualche espressione dialettale troppo stretta o detta in modo particolarmente veemente.

La cosa più brutta però è che nel gelo di un mattino polacco particolarmente spossante, in una lingua incomprensibile per circa il 99% del resto dell’umanità, la mia ragazza mi creava imbarazzo litigando con la madre parlando di sociologia, i due esami più insulsi della mia carriera universitaria, utili solo per raccontare aneddoti irreali come quelli del professore che va a lezione dopo aver tentato il suicidio o dell’antropologa che aveva trovato il paradiso perduto in qualche isola strana, solo per poi scoprire che era una società matriarcale e l’antropologa lesbica.

Che poi intendiamoci, io non ho nulla contro la sociologia, per me è stato solo uno scendere un gradino più in basso dopo che si è creata una certa intimità, come la donna accetta che l’uomo quando è accasato smetta di farsi la barba tutti i giorni e metta su qualche chilo, così io ho accettato che dopo la laurea in psicologia, al penultimo gradino nella mia scala di preferenza degli esami universitari, Ola cominciasse il dottorato in sociologia.

Non avrei nemmeno nulla contro i litigi o le discussioni tra Ola e la madre, semplicemente mi farebbe piacere che non si svolgessero di prima mattina, quando anche mettere un piede avanti all’altro costa un deciso sforzo di volontà, credo comunque che ci siano dei posti più adatti del mio salotto per la sociologia, il pianeta Venere ad esempio.