Casa

Dalla pagina su New York di Wikitravel:

Jaywalking is extremely common among New Yorkers, but can be extremely dangerous. If you cannot properly gauge the speed of oncoming cars it is recommended you wait for the walk signal. An average New Yorker typically jaywalks 10-15 times a day, so do not blindly follow one as they are quite adept at making split-second choices — and while they might have time to make it across, the person behind them might not. If you do jaywalk, driving is on the right-hand side of the road on two-way streets so remember to look left to check for on-coming traffic on your side of the road. Be aware that most streets are one way, so you may have to look right. Most New Yorkers who know which streets go which way will only look in the direction traffic is coming from rather than looking in both directions. A useful mnemonic to remember which way streets (not avenues) go is “evens go east” — or if there are cars parked, look which way they are facing. This helps about 98% of the time. But beware of any bicyclists unlawfully going against the proper flow of vehicular traffic — or, for that matter, police or other vehicles doing the same. (It never hurts to just look both ways, even on a one-way street.)

If you do not wish to jaywalk, be considerate of New Yorkers by not blocking them from crossing at an intersection while you are waiting for your signal.

Già prima di arrivarci sapevo che mi sarebbe piaciuta

Una storia di terrore alla Viski

horror_viski

Un giorno il mio amico Viski mi ha raccontato una storia che gli era capitata e lo aveva molto inquietato, è una storia strana e che alla fine non da nessun insegnamento morale, ma che lascia a tutti quelli a cui l’ho raccontata un vago senso di malessere che resta lì per giorni. Dico questo per mettere sull’avviso le donne, i fanciulli e chi è debole di nervi, non vi sto invitando a non leggere, ma magari a farlo in un luogo arioso e illuminato dal sole, dove le ombre che questa lettura potrebbe suscitare possano dileguarsi nel minor tempo possibile. I fatti si svolsero come vi racconterò.

Quel giorno Viski uscì di casa intorno alle dieci del mattino, per accompagnare Martino, un caro amico, a fare delle commissioni fuori città. Era fine giugno e la giornata era soleggiata, calda, ma non afosa. I due amici arrivarono al paesino dove i nonni di Martino abitavano prima di morire, lì dovevano prendere alcune cose nella vecchia casa di famiglia. La casa era in un vecchio palazzo abbandonato con l’intonaco scrostato in molti punti e le finestre chiuse. Entrarono nell’ampio portone, dove l’aria era più fresca ma impregnata dall’odore di cantina.

Salirono al primo piano e alla luce delle lampadine da sessanta candele entrarono nell’appartamento dei nonni di Martino. Forse perché affacciava verso sud, lì faceva più caldo e il calore insieme alla puzza di chiuso rendevano l’aria immobile. Arrivarono alla camera dove erano le cose da portare in macchina, era una stanza piena di mobili ancora più vecchi di quelli che erano in casa, scatoloni di libri, casse piene di bottiglie vuote e altro cianfrusaglie accumulate nel corso degli anni.

Mentre stavano per cominciare a spostare alcune cose il telefono di Martino squillò, il suono sembrò rimanere sospeso nell’aria a lungo. Le spesse mura della casa rendevano la conversazione impossibile, così Martino scese in strada per richiamare. Viski rimasto solo e non sapendo bene cosa prendere e cosa spostare, tornò nella cucina dove aveva visto delle sedie e si accomodò. Tirò fuori le sigarette e ne accese una.

Da solo, in una casa abbandonata, in quella luce fioca mentre il resto del mondo era illuminato dal sole di giugno, nel silenzio che gli permetteva di sentire i suoi respiri e i battiti del suo cuore, lì Viski si inquietò, pensando alla sale buie che erano al di là dalla porta aperta, a chi aveva abitato quella casa fino a morirvi dentro e a quello che stava facendo in quel momento, solo, in una casa altrui, di altri che non erano più e il fumo della sigaretta poco alla volta spariva.

Paura eh?

(l’immagine sopra è una cortesia dell’amico Bananocrate)