Ognuno ha i collaboratori che si merita

Ho chiesto ad un paio di amici di aiutarmi a scrivere un post.

Il primo dopo qualche giorno di attesa e una lettera di sollecito mi risponde:

Buh, non sono soddisfatto da quello che ho scritto: non ho ispirazione.
Domani vedo di mandarti qualcosa di meglio, oggi sono ottenebrato =)

Capito che collaboratore serio che è questo? vuole essere soddisfatto di quello che scrive, non è che si accontenta di scrivere le prime due cose che gli passano per la testa, tipo me, ha bisogno di ispirazione. Eppoi come non giudicare l’uso di “ottenebrato”, avrebbe potuto scrivere stanco, spossato, distrutto, confuso, impegnato, stressato, appannato, impastoiato nell’organizzazione di un festival di madrigali del primo trecento. Attendiamo, perché domani e giunto e speriamo in bene.

L’altro invece mi risponde più estesamente riferendomi di un suo problema di dislocazione spaziotemporale:

Ce la faro…giuro!!!

Sono stato un attimo attimo a francoforte e ieri il mio volo e stato
dirottato dall altra parte dell irlanda.

Max mercoledi hai le mie risposte, parola di lupetto.

Però giura, da bravo lupetto, quindi io attendo fiducioso.

P.s. Infatti dopo poco il boyscout risponde alla chiamata alle armi, proprio mentre cominciavo questo post. Attendiamo sviluppi sull’altro versante.

La compagnia dei blogger poveri

L’altra sera sono andato ad una cena a Parma con dei blogger (non l’ho detto a Johnson altrimenti voleva venire pure lui, a far cosa poi non so), malgrado quel giorno fossi senza internet, nevicasse e avessi deciso di andare a piedi. Tralascio i particolari inutili della cena e veniamo subito al punto, apparentemente in maniera del tutto casuale, ma che alla fine si rivelerà guidata da una mano invisibile ci siamo disposti al tavolo secondo una suddivisione ben precisa.

Io come altri miei compagni di sventura eravamo dalla parte del tavolo riservata dal destino beffardo ai blogger poveri(tm). Come ci siamo riconosciuti come blogger poveri? ad esempio dall’altro lato c’era gente che aveva in mano tre cellulari, di cui un Iphone, un Blackberry e qualche altro smartphone, c’era una reflex Canon appoggiata sulla tavola e ci si scattava foto con qualsiasi cosa, dal telefono all’orologio, ad un certo punto mi è parso di sentire anche anche “sta un po’ ferma che ti faccio una foto con la webcam integrata con la retina che mi è arrivata settimana scorsa dall’America.”

Certo anche noi avevamo dei cellulari e delle macchine fotografiche, un esempio su tutti era chi sedeva alla mia destra, aveva un fantastico cellulare con GPS integrato, integrato da un post-it due per tre incollato sullo schermo monocromatico. Della ragazza che sedeva alla mia sinistra non vi parlo nemmeno, era così blogger povera, ma così blogger povera(tm) che non aveva nemmeno un blog, si doveva far bastare un profilo Facebook, quello accanto a lei addirittura era un tipo da forum.

Se state leggendo queste poche righe e vi state chiedendo se siete un blogger povero allora ponetevi le seguenti domande:

– Ho mai ricevuto l’assegno dal Google Adsense?
– Ho un cellulare con touchscreen?
– Ho un cellulare con più di 25 tasti?
– Mi hanno mai pagato per qualcosa che ha a che fare con il mio blog?
– Mi hanno mai regalato qualcosa per il mio blog?
– Mi hanno mai fatto provare qualcosa che mi sarei comprato/a di mia sponte?

Se non avete risposto di sì a nessuna di queste domande, allora anche tu sei un blogger povero(tm) e hai tutta la mia solidarietà, alle cene blogger sei autorizzato a fare dell’umorismo becero sui blogger ricchi o trovare conforto sulla spalla di un altro blogger povero(tm). Nel caso in cui avessi risposto di sì a una o più di queste domande ma dentro ti senti comunque un blogger povero(tm) scrivi il perché ed rischia di esporti al ludibrio dei veri blogger poveri(tm). Se invece sei un blogger ricco e vuoi insultare i blogger poveri(tm) lascia pure un commento o cose del genere, sarà pur sempre un’altra impressione per i miei adsense.

Dialoghi dal dopobomba

– E quindi che sai fare?
– Be’ io scrivo per un giornale e per alcune riviste di moda, ho un blog, sto scrivendo un libro.
– Sì, ma che sai fare?
– Ho tenuto un corso alla scuola Holden di…
– Ok, ma sai zappare la terra, costruire un muro, raccogliere le olive?
– No, non l’ho mai fatto.
– Soylent verde! Avanti un altro.

Un giorno in Polonia

Qui fa caldo, certo non come dove siete voi, dove siete voi ci sono almeno 10 gradi di più e l’umidità dell’80%, certo non dappertutto, a volte anche lì piove, acquazzoni, nuvoloni e trombe d’aria come dicono i vostri giornaletti online, non so se avete notato quanta pena faccia ormai la homepage di repubblica.it. Illeggibile.

Qui fa caldo, ma la sera bisogna mettere qualcosa addosso, almeno secondo la fidanzata-mamma, che sei italiano e pensi sempre di essere italiano, non credo, qui non devi fare dieci manovre per infilare un Pluriel nel posto di una Smart.

Oggi sono venuto in ufficio in macchina perché pensavo che piovesse, non ha piovuto, ci sono le nuvole, ma non sembrano nuvoloni grigi di pioggia, come quelli di venerdì scorso, però c’è un po’ d’afa quindi non si sa mai.

Stasera, per pranzo, qui va così, mangerò delle crepe con dentro un formaggio bianco e l’uvetta, con sopra lo sciroppo di lampone. Ok, direte voi, questo è il dolce, che mangi per pranzo/cena? no, quello è il pranzo/cena, qui va così.

Qui in Polonia ci sono un sacco di cose strane, non solo le consonanti impronunciabili, ad esempio si possono fare i peluche personalizzati che dicono quello che volete voi, si può tornare vivi da un addio al celibato, ma il giorno dopo, e non andare al matrimonio perché i dottori dicono che si può morire.

Questo per presentare la nuova rubrica di cose polacche.