Cento milioni di anni fa quando la terra era ancora giovane, piccoli esseri dalla forma insignificante inseguivano il formaggio che giungeva da lontano. Figli di un male necessario si trovarono costretti a combattere per la sopravvivenza della specie. Errare è umano, che se fosse facile, quando gli uomini ancora non c’erano e gli errori, quella specie di sbagli con più erre, si distinguevano gli uni dagli altri dall’odore acre e incessante di sugo di sugna arrostita. Tempo dopo finì tutto nel bidone della spazzatura sul retro di un ristorante di poco conto.
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- Lo sai che giorno è?
- Mercoledì.
- E’ il terzo anniversario che è morto il papa.
- Ahahahah
- …
- Ma vaffanculo.
(Questo post è dedicato a tutti quelli che hanno fatto ore di fila, con annessa foto con il cellulare perché “si doveva fare, per questo papa si doveva fare”)
“Riusciresti ad immaginare un mondo diverso, fatto di meno acqua e più persone, di meno pesci e più terra, di cose fatte male e meno cemento, riusciresti a credere che sia possibile rivedere tutto quello che è successo fino ad adesso senza calcolare le conseguenze di ogni piccola modifica come sostituire un bullone con una vite o spezzare un rametto di frassino che sta appena spuntando?”
Forse il vecchio non stava del tutto bene, ma sinceramente non eravamo abbastanza sobri da farci caso, guardai Mark che stava ancora cercando le chiavi della macchina tra i rifiuti, le possibilità che le ritrovasse erano praticamente nulle e io ero troppo intontito per poter muovere un dito o per dargli una mano. Mi guardò di traverso e cominciai a ridere.
- Allora? mi vuoi dare una mano? non eri tu quello bravo a trovare le cose?
Continuai a ridere. Credo che mi trovasse insopportabile già prima che cominciassimo a bere.
- Non posso, ho bevuto troppo.
Non mi credeva, non mi sarei creduto nemmeno io - Che vuol dire?
Ridevo come un ubriaco guardando il vecchio e forse lo ero, sia ubriaco che vecchio: - Diglielo tu vecchio.
Stranamente il vecchio barbone rimase zitto a fissare il vuoto nella nostra direzione.
- Cosa dovrebbe dirmi?
- Che non è il caso di fare certe cose quando sono ubriaco, ci sono dei rischi. - Mi leccai le labbra dove era rimasto il sapore della capirissima. - A volte - aggiunsi piano.
Doveva averlo sentito per forza, volevo che lo sentisse, l’avrebbe sentito anche se l’avessi solo pensato.
- Fallo - disse.
- Sei tu il capo a questo giro.
Gli voltai le spalle e mi diressi verso la macchina. Avrei dovuto avere il mio impermeabile lungo, ma non c’era nessun lampione a gettare una luce obliqua in quel vicolo sporco. Infilai la mano in tasca e tirai fuori il cellulare, feci il numero di emergenza e lo portai all’orecchio. Presi il bicchiere del cocktail che mi era rimasto nell’altra tasca uscendo dal bar e ne usai il fondo per colpire il finestrino della macchina.
- Polizia, qualcuno ha distrutto il vetro della macchina del mio amico, siamo tra la decima e settima.
Corse verso di me: - Che cazzo hai fatto?
Lanciai plasticamente il bicchiere verso il fondo del vicolo e lo sentimmo sordo andare in mille pezzi.
- Guarda dentro - mi aveva già afferrato per il bavero del cappotto.
Aprì lo sportello della macchina e vide le chiavi sotto al sedile.
- Erano lì?
- Direi di sì.
- Da quanto tempo?
- Più o meno da quando siamo scesi dalla macchina.
- L’avevo lasciata aperta?
- Adesso che arriva la polizia, fai la denuncia così l’assicurazione ti ripaga il vetro.
- Ma non potevi aprire lo sportello come le persone normali?
- Te l’ho detto che c’erano dei rischi.
Questa è una storia talmente incredibile che merita di essere raccontata anche se in poche battute, perchè non capita tutti i giorni di incontrare un amico dopo tanto tempo e scoprire che per anni si sono vissute delle vite simili finanche parallele e poi incrociarsi nell’unico modo possibile, scontrandosi in auto in tangenziale.
Si sa due rette parallele non sono destinate ad incontrarsi mai secondo quello che ci ha voluto far credere mister Euclide, ma ammettiamo per ipotesi che esistessero universi paralleli e che due di questi improvvisamente si sovrapponessero il risultato non sarebbe molto diverso.
Inoltre vi confermo tutti i sospetti di scienziati e scrittori di fantascienza, i paradossi spazio-tempo non sono accettabili da questo universo, quindi per concludere, io sto bene, la mia auto ha bisogno di una lavata, il mio amico non esiste e in tangenziale c’è traffico come per un incidente che non si è mai verificato.
Ci sono favori, a volte, che agli amici non puoi rifiutare, come quando Ted mi chiese di portare a spegnere le candeline alla sua signora in fondo ad una scarpata, ci volle poco, un camion preso in prestito da un tipo che mi doveva dei soldi e una strada di montagna, le ammaccature posteriori si confusero con quelle della caduta.
Altre volte chiedere un favore è controproducente, come quando Frank colpì per errore Larry Monsone durante una rapina, eravamo in quella banca per fare una favore a Larry che era al verde. Scappammo di corsa e per poco non ci ammazzavamo anche noi durante la fuga. La buonanima di Larry deve averci vegliato da dove diavolo è finita se siamo riusciti a non finire sotto quel treno per evitare un posto di blocco.
Eppoi ci sono i favori che sai che non devi fare, quelli che ti metteranno sicuramente in una situazione dalla quale non avrai vie di scampo, quelli che però devi accettare per forza. Ed è per questo che sono qui e questa è una cassa da morto.
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