Ciao Silvio o la filastrocca della decadenza

Silvio Berlusconi

Decade la luna, decade la stella,
decade la donna già giovane e bella.
Decade il futuro strappatoci e tolto,
decade il passato che culla lo stolto.

Decade la vista di chi guarda lontano,
decade coi sogni dentro un pantano.
Decade il bel circo dei mille pagliacci,
decade il paese coperto di stracci.

Decade il buon gusto, decade il buon vino,
decade la voglia di starti vicino.

Decade il politico tra servi e puttane,
decade tra merda e piscio di cane.

Una volta mi sono perso per le scale

Panni stesi

Una volta stavo salendo delle scale a Barcellona e mi sono perso, dovevo essere tra il ventiduesimo e il ventitreesimo gradino, e invece al passo dopo ero già al trentacinquesimo, e non sapevo come ci fossi arrivato.

Allora mi sono voltato indietro e fatto per scendere, perché non volevo perdermi quei gradini, dodici o tredici, che potevano essere i più belli di Barcellona. Che poi non è normale saltare dodici gradini durante una salita, è come se stessi imbrogliando, anche se non mi era assolutamente chiaro come questo potesse essere avvenuto.

Così un po’ per scaramanzia, un po’ perché ero solo a Barcellona da qualche giorno e volevo far passare il tempo in qualche modo, ho cominciato a scendere. Ma dopo il primo  gradino non c’era più il secondo, anzi non c’era più nemmeno la scala: quello che vedevo intorno a me non era più il vicolo in pendenza nel quale mi stavo arrampicando poco prima, ma era diventato uno stretto sentiero che si inoltrava in un bosco ed ero circondato da alberi, dove prima c’erano panni stesi ad asciugare alle finestre

Il sogno del commissariato di polizia

Sono in un commissariato di polizia o qualcosa di simile, c’è un sacco di gente che va e viene, poliziotti seduti alle scrivanie che lavorano e discutono dei vari casi.

Arriva un poliziotto, porta fuori campo un travestito alto due metri, parrucca platino, mascella quadrata e cosce come quelle di Schwarzenegger in Conan il barbaro. Quando ritorna un collega gli chiede:

– E quella perché faceva storie?
– Dice che non posso arrestarla perché è la donna ancestrale.

[Guardo troppo Brooklyn 99]

La notte con l’eclissi

Fuori al balcone, in strada, gente pazza urla cose incomprensibili a chi non li ascolta.

Automobili che han visto tempi molto migliori sgasano al semaforo verde con suoni sordi che fanno tremare i vetri. Pochi metri più in là un cane fa la pipì accanto a un finto cieco che chiede dei soldi, il cieco lo allontana con un giornale vecchio.

Il vecchio albero ha prugne nuove e non ci sono più a terra le bottiglie dell’ultima festa. Un’altra, più piccola, dal tappo arancione, è tra le ruote di una peugeot che viene spostata assai di rado.