Una volta mi sono perso per le scale

Panni stesi

Una volta stavo salendo delle scale a Barcellona e mi sono perso, dovevo essere tra il ventiduesimo e il ventitreesimo gradino, e invece al passo dopo ero già al trentacinquesimo, e non sapevo come ci fossi arrivato.

Allora mi sono voltato indietro e fatto per scendere, perché non volevo perdermi quei gradini, dodici o tredici, che potevano essere i più belli di Barcellona. Che poi non è normale saltare dodici gradini durante una salita, è come se stessi imbrogliando, anche se non mi era assolutamente chiaro come questo potesse essere avvenuto.

Così un po’ per scaramanzia, un po’ perché ero solo a Barcellona da qualche giorno e volevo far passare il tempo in qualche modo, ho cominciato a scendere. Ma dopo il primo  gradino non c’era più il secondo, anzi non c’era più nemmeno la scala: quello che vedevo intorno a me non era più il vicolo in pendenza nel quale mi stavo arrampicando poco prima, ma era diventato uno stretto sentiero che si inoltrava in un bosco ed ero circondato da alberi, dove prima c’erano panni stesi ad asciugare alle finestre

Una notte a Barcellona

Barcellona 26 aprile 2007

La seconda sera a Barcellona sono in giro da solo, dopo un po’ di tempo a scegliere dove andare a mangiare mi decido a prendere una birra al Travel Bar, o qualcosa del genere, sembrava pieno di gente, invece è pieno di ragazzini inglesi in gita scolastica.

Dopo una birra tenendo un occhio su una partita e un’occhio sulle inglesi, tanto per non fare torto a Hitchcock, vado a mangiare tapas da qualche parte in una piazzetta lì vicino.

A quel punto non è che abbia più molto da fare, se non prendere la via di casa o affidarmi a quello che viene. Mi affido a quello che viene.

All’angolo una ragazza mi da un tagliandino per un chupito omaggio con un cocktail, vado a prendere il cocktail. Mi siedo al bancone, mentre la birra, la sangria e questo cocktail che sa di succo di frutta fanno effetto.

Mentre sto riflettendo sul fatto che la barista americana probabilmente sa fare solo questa cosa strana con succo di frutta alla banana, vodka o qualcos’altro, dietro di me entrano due tipi che ripetono ogni due parole un “Dio can”.

Con tutto il savoir faire alcoolico di cui sono capace inizio a farci due chiacchiere, poi la serata e continua conoscendo cinque infermiere americane, un paio di napoletani e qualche caraffa di sangria.

Alla fine, dopo aver fatto tutta la Ramba di mangiare qualcosa, con Nicola che tenta di fare amicizia con il buttafuori di un MacDonald, dal fondo della Ramba prendiamo un autobus per plaça Catalunya, questo il risultato della serata.

Scendiamo alla fermata successiva alla nostra, torniamo indietro a piedi, ci salutiamo e prendo l’autobus per tornare all’ostello.

(foto originale Barcellona 26 aprile 2007 di mucio)

Ultimi istanti di Barcellona

Mi fanno male i piedi. Il racconto e’ lungo, lo faro’ a voce ai pochi sfortunati vorranno sapere.

Adesso sono da Pans & Co, a due portoni c’e’ la casa Batllo’ disegnata da Gaudi’. Qua si porta sto Gaudi’. Per il resto Barcellona sembra una citta’ che sta perdendo sempre di piu’ le proprie caratteristiche locali, non e’ Milano, ma non e’ nemmeno Napoli, probabilmente la salva ancora il catalano.

Pare che qui vivano 50000 italiani in pianta stabile.

Che altro dire, vado ad ordinare e poi vedo di recuperare lo zaino. Ah stamattina ho visto il bruco, quando torno la foto, e anche le altre a dire il vero.

Ricordo che il prossimo weekend questo blog non sara’ aggiornato, sapete gia perche’. Ola.

Partenza e arrivo

Sono arrivato e sono vivo, volevo caricare delle foto su flickr ma da qui pare impossibile. Un nuovo tentativo nelle prossime ore, forse.

Non posso usare gli accenti, se lo sapesse la mia professoressa di italiano delle medie, e nemmeno gli apostrofi.

Tra poco mi rassegno a scrivere come Ola.