Aqua e vino

(Rubo solo per questa volta la rubrica alla fighetta, perché è un caso eccezionale e poi so, che poichè a lei piacciono le storie romantiche, visto che ero a cena con Ola non se ne avrà troppo a male)

Di solito non sono il tipo che va nei locali e che inizia a parlare e a farci amicizia con chi li gestisce, come fa ad esempio Samuele, forse perché penso sempre che dall’altra parte questo atteggiamento può essere scambiato per “faccio l’amico e tu mi fai lo sconto.” Ho vissuto per quasi un anno in un agriturismo e il mio rapporto con i proprietari non è mai andato molto oltre il buongiorno e il buonasera. Credo di aver fatto due chiacchiere in più solo una volta con un barman a Roma, una sera prima del primo maggio dell’anno scorso, ma c’era di mezzo del rum, del Guatemala, di cui cerco ancora il nome, e comunque questa è un’altra storia.

Questa invece comincia a luglio scorso, dovendo andare a Cracovia, volevo anche andare da qualche parte con Ola, organizzando tutto io, magari in un posto carino, anche perchè poco prima era stato il suo compleanno e, visto che la tangenziale di Bologna non ha l’uscita “Varsavia – Praga poludnie”, non ero riuscito a passare nemmeno a farle gli auguri dopo il lavoro.

L’idea di portarla in un ristorante italiano mi sembrava carina, ma anche rischiosa, un po’ come mangiare la pizza a Milano. Certo potevo puntare sulla cucina polacca, che però ha un problema per chi come me non ama la verdura e le zuppe: sbagliando ordinazione, anche se il gambero rosso gli avesse dato trentotto forchette, sarei potuto uscire dal ristorante chiedendomi se le invasioni russe e tedesche della Polonia nel corso dei secoli non fossero state solo missioni umanitarie, per combattere la fame nel mondo. Ola ne sarebbe uscita sicuramente viva, probabilmente il nostro rapporto no.

Fortunatamente su internet ci sono siti di recensioni e pareri su qualsiasi cosa, siti che a differenza di questo si rivelano spesso molto utili, e poi Cracovia non è strapiena di pizzerie e ristoranti italiani. Così la ricerca non è stata lunga e il nome Aqua e Vino* e il sito anche in italiano (non da traduttore automatico) mi sono piaciuti fin da subito.

Il ristorante è in una delle strade che arrivano nella piazza del mercato (quella principale e piena di turisti) di Cracovia, più o meno dalla parte opposta alla strada che porta a Kazimierz. L’insegna sulla strada non è grandissima e per arrivarci occorre entrare all’interno di un palazzo e poi scendere, come per molti locali di Cracovia, al piano di sotto.

All’interno Aqua e Vino si presenta subito bene, alla struttura ben visibile in pietra delle pareti e della volta è stato abbinato un arredamento in legno scuro molto sobrio e lineare, sulla parete sopra al bancone sono presenti dei pannelli con i protagonisti del cinema italiano dagli anni ’50 in poi: Totò, Peppino e l’immancabile pasta asciutta che provoca Alberto Sordi.

Il personale è polacco, i proprietari italiani, i clienti anche o almeno quasi tutti quelli che ho visto quella sera. E’ una cosa che avevo già notato in Emilia, infatti i napoletani che sono da queste parti frequentano bene o male gli stessi posti e poichè in questi posti di solito si mangia bene e quindi si paga il giusto, di solito i napoletani con un po’ di soldi si trovano insieme e si conoscono un po’ tutti. A Cracovia c’erano per lo più professori o ricercatori universitari… e una suora polacca.

Sinceramente non so scindere come ho mangiato da come sono stato da Aqua e Vino, entrambe le cose sono state perfette, dalla mail di risposta alla mia prenotazione al grappino finale offerto dalla casa. Certo quando siamo arrivati con la cameriera polacca per dire che avevamo prenotato ci ha parlato Ola, ma per il resto è stato come stare in Italia, anzi ancora meglio.

Francesco, uno dei due soci, è stato gentilissimo ed è stato a fare due chiacchiere con noi tutte le volte che il lavoro gli lasciava un attimo (Ola ancora non si è ripresa dalla storia delle camicie a maniche corte/lunghe), Roberto, l’altro socio che quella sera non lavorava, è passato al nostro tavolo per salutarci, mettendomi in imbarazzo. La parmiggiana di melanzane, arrivata per volontà di Francesco insieme agli antipasti, l’ho mangiata senza riuscire a credere che fosse così buona, anche io che non la inserisco tra i miei piatti preferiti.

La cucina era tipicamente italiana, i primi di pasta, con funghi e gamberi per me e spinaci e gorgonzola per Ola, erano ottimi e abbondanti, il filetto al pepe dolce e tenero al punto giusto, il vino, Nero D’avola, ha meritato due volte di venire dalla Sicilia alla Polonia. Ma il motivo per cui domenica prossima tornerò da Aqua e Vino è stata l’atmosfera della serata, tra lo stupore di Ola per il fatto che, pur sapendo solo tre parole di polacco, avessi organizzato tutto senza dirle niente, il godere ad ogni boccone di sapori che credevo lontani un migliaio di chilometri e la disponibilità di Francesco e i suoi racconti di cuoco italiano alle prese con apprendisti polacchi (senza sapere il polacco).

Se siete a Cracovia e cercate un posto dove mangiare bene, se avete già provato la cucina polacca e tornare a casa per un pranzo o una cena non vi dispiace, se non siete di quelli che storcono il naso a prescindere quando vedono un ristorante italiano all’estero, ma credete che, sapendo scegliere i giusti ingredienti e cucinando con passione sincera, anche oltre le alpi si possa mangiare meglio che in molti ristoranti italiani, allora dovete necessariamente sedervi da Aqua e Vino.

Il prezzo della cena non lo scrivo, perché potrebbe leggerlo la festeggiata, diciamo che per una cena simile in Italia avrei speso dieci/quindici euro in più a testa; ma confrontati i menù con quelli di altri ristoranti di Cracovia ho trovato il costo nella media, il rapporto qualità/prezzo invece è tutto a vantaggio dello stomaco di chi ci ha mangiato.

* In polacco la C semplice si pronuncia, come la nostra Z di spazio, quindi un polacco potrebbe leggere Azqua, se non che la Q nell’alfabeto polacco non esiste, hanno un sacco di altre lettere alcune impronunciabili ad ovest del Reno, ma la Q no. Non hanno nemmeno la V in Polonia, però hanno la L con il trattino, la A e la E con la coda, la U chiusa, che è la O con l’accento e poi, ma non leggete se siete deboli di cuore, un sacco di consonanti accentate.

Aqua e Vino
Indirizzo: ulica Wiślna, 5-10 (Cracovia – Polonia)
Telefono: +48 12 421 25 67
Sito interet: http://www.aquaevino.pl/
Costo finale della cena: Vedi sopra

Podkova

La russia è una landa sconfinata, grazie al cielo Milano no, l’editore, che è già arrivato con 20 minuti di ritardo, ce lo saremmo perso in Siberia.
La russia è una terra di sorprese infinite, come la Podkova, ristorante minuscolo e nascostissimo in via Case Rosse, identificato da un’insegna in cirillico.
La Russia è rossa, e pure tutte le tapezzerie di seta del locale.

Ma vale la pena di aspettare l’editore venti minuti in fondo al naviglio per mangiare russo in un posto che vuol dire Ferro di Cavallo? Ovviamente sì perchè c’era l’editore, mentre al vostro buon cuore per la cucina, che non è quella popolare russa, ma quella più raffinata, a base di blini con il caviale rosso, anatra con mele e prugne (per me) e filetto alla Strogonoff (per l’editore). Le porzioni non erano piccole, questo va detto.
Gusti un po’ troppo forti per i palati europei, ma piacevoli.

La nota di colore? il cameriere russo russissimo che mi guarda e mi chiede “Lei è russa?” “Perchè?” “E’ troppo bella per essere italiana”. A parte che dovrebbero ridurgli il permesso di soggiorno in coriandoli, è stato gentile.


Podkova
Indirizzo: via Chiesa Rossa, 25 (Milano)
Telefono: 02 89515776
Costo finale della cena: Non pervenuto :D (ma più dell’aspettato/meritato – Nota di Mucio)

Il voto fighetto: 3.5 stellette
*****

Buddha Bar

buddhabar.jpg

(foto di agentdclan presa da Flickr)

Esistono locali che cadono nella leggenda. Locali di cui si parla un sacco e che rischiano di deluderti, anche se sono bellissimi, solo per via di aspettative ciclopiche nate nella mente di noi poveri comuni mortali. Il Buddha Bar è il candidato numero uno.

Sei compilation di musica chill out, decine di articoli, il web invaso di gente che inneggia al Buddha Bar… e secondo voi la nostra fighetta di riferimento, in crisi da cibo giapponese a Parigi (puro pretesto, la ville lumière pullula di sushi bar) non riservava un tavolo? anche solo per poter poi dire “si va beh, ma insomma…”

Bene, siamo felici di dirvi che il Buddha Bar è assolutamente all’altezza del suo nome. Anzi, forse ne è fin troppo compiaciuto, ma in complesso è fantastico.

All’ingresso, un branco di buttafuori vi fa passare sussiegoso, e già una si sente una signora, per consegnarvi nelle mani della prima hostess, che vi indirizza al locale, piano di sopra, al bar e sushi bar galleria dell’ammezzato o al ristorante, di sotto. Non sperate neppure di trovare un buco se non prenotate.

E lì, in un tripudio di lacca nera e rossa, si apre un’immenso salone con soffitto altissimo e il gigantesco buddha dorato di circa 5 metri. In sintesi, è il posto più assurdo dove abbia mai mangiato, ma è fascinosissimo.

Gli arredatori si sono sbizzarriti a coniugare la grandeur francese con lo spirito asiatico e anche lo chef, (noi abbiamo preso il menu bento, ovvero cibo portato in eleganti scatole di lacca – la versione iper chic della schiscetta) ci ha messo del suo. Niente da dire sull’eccellenza del cibo e sulla bellezza del dolce.

Peccato che soffra, come i ristoranti francesi in genere di luci troppo basse e musica troppo alta, ma forse qui una ragione c’è. Inoltre, non è ammissibile che la cameriera di un ristorante giapponese non capisca cosa tu voglia quando le chiedi gli “hashi” (ovvero le bacchette).

Sul conto, io tralascerei, questa volta l’ho pagato io… per due, ero con mio cugino. Ma dopo tutto, la grandeur francese si paga salata… e non c’è nulla da fare.


Buddha Bar
Indirizzo: rue Boissy d’Anglas, 8 (Paris)
Telefono: 01 53 05 90 00
Sito web: http://www.buddha-bar.com/
Costo finale della cena: Non dichiarato :D

Il voto fighetto: 4.0 stellette
***** *Una stellina in meno per colpa della cameriera.

Nu – Pure asian cusine

photo of 'Nu - Pure Asian cusine'

Toh, cena.

No, ma mica cena normale. Cena con il Mio Editore (titolo altisonante per il proprietario di questo Blog) per discutere del radioso futuro di questa rubrica (in realtà, fare due chiacchiere).

Il posto, l’ho scelto io.
L’ora, l’ho scelta io.
La data, ho scelto anche quella io.

Ovvio, arrivo in ritardo.

Il Nu abita in un grande vialone alberato, ed è nascosto in un grande cascinale dell’ottocento, tutto restauratino con tanto di laghetto asiatico e copertura in bamboo. Non si riesce a salvarsi dai leoni di pietra e i buddha dorati (vi prego trovatemi un thai senza).

Noi optiamo per il fusion (che in realtà si rivelerà un cinese solo un po’ più chic). Tavolini mini e bellissimi piatti, i camerieri un po’ ansiosi, che ti stanno addosso come piovre.

Non mi chiedete del cibo (di base buono, tonno scottato e pad thai) non ci ho fatto troppo caso. Ero troppo presa a evitare di fare danni epocali mentre ridevo come una scema per le battute dell’Editore. Oltretutto eravamo schiacciati in un corridoio troppo rumoroso (andava bene per un’osteria di trastevere, non per un posto che cerca di fare il locale figo), anche se molto probabilmente noi contribuivamo fortemente all’inquinamento sonoro.

In sintesi ottima cena, ma non è minimamente dipesa né dal posto né dal cibo, che si sono prestati a fare da cornice senza infamia e senza lode.

Nu – Pure Asian Cusine
Indirizzo: via Feltre 70 (Milano)
Telefono: 02 89059291 (giapponese) – 02 26413212 (fusion)
Sito web: http://www.nu-pureasiancuisine.it/
Costo finale della cena: Non pervenuto :D

Il voto fighetto: 2.0 stellette
**

Mas

mas Dopo una lunga pausa estiva (va beh, ci avevo da fare) si torna alla recensione culinaria.

La fighetta di riferimento infatti ieri (il 7 settembre, siamo sempre un po’ in ritardo qui – nota di Mucio) dopo ore di assedio in ufficio, doveva fare un aperitivo per sopperire al vuoto del suo frigo, ma data la fame, ha optato per mangiare qualcosa di veloce al Mas.

Il Mas è un famoso locale da aperitivi sull’Alzaia del Naviglio Grande (in realtà è dall’altra parte del naviglio – nota di Mucio), subito all’inizio che oltre fare un ottimo happy hour si da anche alla cucina di tapas e piatti spagnoli, che hanno il loro sporco perchè. Ma andiamo con ordine.

Ci si siede ai tavolini in maiolica sotto i gazebo di tela bianca con i tappeti colorati per terra che vengono montati in otto secondi sull’alzaia chiusa al traffico.

E’ un’ opera ingenieristica mica da ridere (non vorrei essere nei poveri camerieri che ogni sera montano e smontano…), ma da l’idea di un vero ristorante, e non di un presidio in mezzo al colorato via vai dei Navigli, che ti scorre di fianco, facendo solo da piacevole e movimentato sfondo, da cui tu, però non sei minimamente travolto.

Da notare le cameriere bionde (a fine serata il mio amico era certo di aver trovato la donna della sua vita) non tanto spagnole, visto il forte accento dell’est, però belle, simpatiche e preparate sul cibo.

Cibo che è consistito in un po’ di tapas miste, tra cui il tonno marinato che parlava da solo, una buona tortilla, e gli spiedini di carne d’agnello (tutto ciò annaffiato da un sano mojito…). Un momento di pura esaltazione però al momento dell’arrivo del Musico, il dolce, un tripudio di fichi caramellati, mandorle noci e panna montata. Sono fortmente convinta che ci siano bambini biafrani che ingeriscono tutte quelle calorie in tre mesi, ma non pensiamoci.

In sintesi, la cena mi ha rimesso in pace col mondo,cosa di cui avevo profondamente bisogno. Unico piccolo neo, è fastidioso cenare all’aperto, in buona compagnia, interrotti ogni dieci minuti dai venditori ambulanti…

Mas (Milano)
Indirizzo: Ripa di Porta Ticinese, 11
Telefono: 02 58100992
Sito web: http://www.mas-milano.it/
Costo finale della cena: circa 20€ cad. (tapas, dolce e cocktail)