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Archive for August, 2008

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Aug 18

Ciccione di

Qualche giorno fa, sull’autobus, sale questo tipo enorme, io ero in piedi, poco distante, così me lo sono guardato per benino: aveva due avambracci grandi come gli estintori dell’autobus, i capelli molto corti, il collo soffocato dal grasso era invisibile, la fronte sudata anche se la giornata non era delle più calde.

Quello che mi ha colpito di più, però, è stato il modo in cui era vestito, o meglio la sua camicia enorme come lui ed orribile, fatta con la stoffa più brutta mai vista in circolazione, rubata a qualche tappezziere che si vergognava troppo di usarla anche per i suoi clienti ciechi: orchidee gialline e viola su sfondo nero, una specie di camiciona hawaiana a lutto.

Se a guardarla faceva schifo, ad indossarla bisognava davvero stare male. Sotto l’orrore aveva dei jeans che dalle cuciture dovevano essere dei Levi’s, anche perché le marche polacche non fanno misure così grandi e visto che qualche settimana prima, cercando dei pantaloni, avevo girato metà dei centri commerciali di Varsavia (che poi spiegatemi come fa ad esserci qualcuno che porta che porta dei jeans 30 di larghezza e 34 di lunghezza, cos’è 1 e 90 per cinquanta chili?) mi stavo immedesimando in questo povero Cristo, nella sua sofferenza nel tentativo di dimagrire, nei suoi occhi vedevo la tristezza di essere intrappolato in un corpo che non si vuole, imprigionato in una taglia che non esiste, sentendosi umiliato ogni volta che si vede qualcosa nella vetrina di un negozio, costretto poi a dover scegliere tra quello che si trova tra gli scarti di un magazzino per taglie forti, affidandosi, senza garanzia, a cataloghi di vendita per corrispondenza o rischiando l’acquisto su internet per un modello che online sembra, forse, essere più bello, più comodo, più normale di quello che si può sperare di trovare nella propria città, sentivo tutti gli sforzi fatti per rinunciare ai dolci per mangiare solo cibo scondito, verdure alla griglia o grandi insalate, senza pane o, come usano qui, patate, l’odio verso ogni forma di sport, che diventa sollievo quando la bilancia comincia a dare ragione alla corsa solitaria e ridicola fatta nel parco vicino casa, di poco, una frazione di linea, forse mezzo chilo, ma è pur sempre un inizio.

Pensavo questo quando, alla fermata successiva a quella dov’è salito, lo vedo avvicinarsi alla porta, nella mano che prima non vedevo, coperto dalla protezione per fermare passeggini e sedie a rotelle, ha una bottiglia da un litro di Sprite, appena sceso la apre e la beve. La Sprite? con zucchero e bollicine? allora sei proprio un ciccione di merda.

Aug 14

Reading al Lava Gina

E così vado a New York a fare un reading di cose mie in questo locale, il mio agente Artemio Franchi ha lavorato parecchio nell’ombra ultimamente e alla fine proprio sul finire dell’estate mi spedisce a New York, grazie, prendo il biglietto e parto.

Per chi è già stato alle serate a Orticaria a Mare e a Salita sul Calippo il programma è molto simile, chi invece è stato ai mini sketch a Roma e a Milano, o “matipotevanodarepiùtempo” come li chiama mia madre, beh loro potrebbero anche venire a New York oppure se mi chiamano gli leggo le stesse cose in diretta così, però non chiamate di notte che a Ola da fastidio.

Il menù della serata è il seguente (tra parentesi le note):

Misto di racconti del cane (li trovate sull’apposito blog, non aggiungo altro)

Consommé di letture da “Ho un brufolo per capello. Diario di un calvo sentimentale”
(riporto la bella recensione che mi ha fatto Giorgio Gori su Panorama il mese scorso:

Ho un brufolo per capello. Diario di un calvo sentimentale.

Cerso ha appena perso il lavoro, sua moglie è scappata con il suo dermatologo e sta irrimediabilmente perdendo i capelli. E’ praticamente un rottame quando rientrando a casa incontra Cinzia la sua nuova vicina piena di vita che gli presenterà Enrica che diventerà la sua nuova dermatologa. In breve tempo Cerso, grazie alle due nuove amiche, capovolgerà completamente la situazione ritrovandosi diviso tra tre donne e le sue insicurezze. Perché, come commenta Cerso, “si tocca il fondo solo quando non si vuole più risalire”. Un libro ironico, vivo, scritto da un giovane autore che conferma la vena ispirata del suo esordio. Da leggere negli ultimi giorni sotto l’ombrellone.

Visto che bravo, sembra che l’abbia letto)

Bistecca di brani scelti da “Natura morta con sambuca” (Siamo alla seconda edizione e lo vogliono tradurre in Francia, su Youtube ci sono dei ragazzi che hanno fatto un corto sull’ispettore Nico Collima, che mitici)

Per chiudere credo che improvviseremo un po’ sui gusti del pubblico, probabilmente sul nome del locale, credo che prima di cominciare metterò sul palco uno di quei cartelli pieghevoli con su scritto “Attenzione pavimento bagnato” o qualcosa del genere. Il motivo spero sia ovvio.

Ci sentiamo quando torno.

Aug 13

Dialoghi post bellici

Arrivo in ufficio, al collega Belga che si occupa del francese:

– Sarkozy did a good job.
– C’est normal.

Aug 12

Alla guerra con Google maps


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Io la penso come il soldato tedesco del ciclo di Invasione, quando sono costretti a chiedere da mangiare ai Russi e con le poche parole di russo che sa si conquista la simpatia dei contadini dicendo “la guerra è merda”. Ora potete pensare quello che volete, potete avercela con i georgiani, con i russi, con gli Stati Uniti, con i capitalisti, con i comunisti, con i preti e con chi cavolo volete voi. Fatto sta che per colpa di qualche testa di cazzo c’è gente che muore e gente che deve piangere i propri morti, ci sono delle città bombardate e persone che si sparano l’un l’altra.

Visto che internet ci permette di parlare senza problemi con l’amico in Giappone, con l’amichetta americana incontrata su Facebook, con il compagno delle medie che non vediamo da una vita, rendendo il mondo più piccolo, sia in termini di spazio sia in termini di tempo, allora datevi un po’ un’occhiata alla Georgia con Google Maps.

La Georgia è uno di quegli stati che su Google non hanno le strade segnate, potete vedere le foto dal satellite, ma non potete sapere se c’è una strada che da Tbilisi arriva a casa vostra. Però potete dare un’occhiata alle foto della Georgia e leggere qualche articolo di Wikipedia, giusto per rendervi conto che, quale che sia lo scopo di questa guerra, non ne vale la pena o se già in cuor vostro eravate consapevoli di questo, bene, allora questo post serve solo a farvi ancora un po’ più male.

Vi basta cliccare qui.

Aug 12

Guerre domestiche

Caro signor Putin,

per favore dì ai soldati russi di smettere di attaccare la Georgia, altrimenti mi viene difficile difendere il tuo paese quando la mia fidanzata polacca difende la Georgia, fai un atto di buona volontà e dammi una mano. Poi quando ci sentiamo al telefono mi devi raccontare quali cazzate ti ha detto Berlusconi.

Ciao e Grazie.

P.s. qualcuno me la traduce in russo?

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