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Archive for January, 2006

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Jan 23

Casa Tonigno 2 – Intro

La seconda puntata di Casa Tonigno è ben diversa dalla prima, non avendo la videocamera ci siamo messi, ubriachi io a scrivere testi e lui (il pittore Gauguin) a disegnare.

La prima striscia però l’ha messa su da solo, il bastardo.

Se non si legge bene lasciate un commento e farò in modo che al click si ingrandisca.

A breve le altre strip.

Jan 22

Il gioco dei film ridotti

Vediamo quanto siete bravi ad indovinare i titoli di questi film dai miei riassunti. Le soluzioni, ovviamente, cliccando su continua.

1 Per una volta i buoni vogliono distruggere qualcosa al cattivo
2 Al mare, ma non nel weekend che c’è un traffico animale
3 Cambiare vita in balìa di una bàlia
4 Meglio i nazisti che la galera
5 Tonno in scatola del baltico verso le tavole dei texani
6 Sfuggire alla moglie per conquistare un’isola
7 C’era una volta un camionista, un cinese e un morto
8 Si, la vita è tutta un trip
9 Quella volta che scambiai una roulotte per un diamante
10 Los Angeles spara, Chicago risponde

Nei commenti fatemi sapere quanti ne avete indovinati.

La soluzioni

(1 Trilogia de Il signore degli anelli)
(2 Un mercoledì da leoni)
(3 Mary Poppins)
(4 Quella sporca dozzina)
(5 Caccia a Ottobre rosso)
(6 L’imperatore di Capri)
(7 Grosso guaio a Chinatown)
(8 Matrix)
(9 The Snatch)
(10 Beverly Hills Cop)

Jan 22

Alaska


La fanno facile in Alaska, senza gli orsi polari, con gli eschimesi o i cacciatori di pelli, coi i lupi selvaggi che oramai sono rimasti in tre, uno zoppo, uno cieco e uno che è convinto di essere un ramo di un albero.

Qualche giorno fa mia moglie mi fa: reggi un po’ qui, poi è sparita, con la moglie del mio vicino e per un bel po’, spero non di farà più sentire.

Tu non mi capisci, tu non mi comprendi, non mi porti mai da nessuna parte. O santissima Madonna, ma dove diavolo ti dovrei portare? dove vuoi andare? andiamo al mare e l’acqua è troppo fredda, andiamo in montagna e qui si cammina troppo, e qui no, e lì no, adesso poi che deve nascere il bambino non possiamo mica strapazzarci troppo!

Diavolo, pensavo si sarebbe calmata un po’, invece è peggio di prima: e che noia, e che palle, non facciamo mai niente, non succede mai niente.

Perfino i miei amici ormai hanno imparato a conoscerla, quando mi incontrano mi fanno “è nei paraggi?” La temono, la fuggono, non sono geloso, ma vorrei tanto, magari avrei la scusa per dirle di stare zitta cinque minuti, invece niente.

Nessuno ha il coraggio di avvicinarla, il mese scorso ci ha provato uno dei professori della stazione qui vicina, non l’ha fatto nemmeno arrivare a rivolgerle la parola che gli ha lanciato un’occhiatacci che se non faceva fredddo come quel giorno il professore rischiava di rimanere incenerito.

Gente per bene quelli della stazione, ma un po’ matti, l’altro giorno parlavo di mia moglie con uno di loro che a un certo punto mi fa “Certo che voi americani, che vi portate le mogli al polo siete proprio eccentrici!” “Ehi” gli ho risposto “io non sono un americano, sono un pinguino.”

Jan 21

Galatea

una citazione vera, di una persona importante, il ministro per i Beni e le Attività Culturali Urbani “Con Galatea, la Rai prosegue nel proprio lodevole sforzo di rispondere sempre meglio alla grande domanda di cultura e di informazione culturale presente nel nostro Paese.” E se lo dice lui dobbiamo fidarci.

La trasmissione non è male, anzi, per chi ha un’infarinatura di arte, industrial design, letteratura, teatro, internet e gusto risulta interessante, forse gli esperti di certi argomenti potranno trovarli poco approfonditi, ma per una trasmissione televisiva divulgativa lo scopo è raggiunto.

La varietà è notevole, l’altro giorno ad esempio si spaziava dalle aste d’arte o su internet, ai disegni sui muri che diventano capi d’abbigliamento, dalle sedie di legno curvato a vapore Thonet al podcasting al teatro della crudeltà di Artaud, ma soprattutto se ne parlava con persone competenti, che sembravano saperne molto di più di quello che potevano dire nei pochi secondi che restavano in onda. Ne sono venuti così fuori servizi che da un lato sembrano esaurire l’argomento e dall’altro danno degli spunti, a chi è interessato, per approfondirlo.

Il mio ringraziamento agli autori è dovuto soprattutto al fatto che finalmente ho visto delle sedie Thonet sapendo che lo erano. Le sedie Thonet sono quelle sedie di legno in cui il legno viene piegato per formare archi, cerchi o riccioli, una tecnica basata sul vapore inventata da Michael Thonet a metà 800 e che ormai si trovano un po’ ovunque. Io le avevo incontrate durante l’esame di disegno industriale all’università di Salerno, che è come fare un corso di nouvelle cuisine nello Zambia.

Torniamo però al motivo principale parliamo di Galatea: chi è che scrive i testi della presentatrice? sicuramente degli incompresi dalle loro famiglie. Ora sta povera crista, che già di suo è fantastica, io ad esempio me ne sare già innamorato se non fosse una di quelle barely legal, cioè fino a due anni fa c’era l’arresto con linciaggio pubblico, dicevamo, sta povera crista è russa, conoscerà anche bene l’italiano, ma sembra che abbia delle olive in bocca, non potete farle dire delle cose normali? non potete dargli dei testi un po’ più credibili? non potete evitare tutto questo?

Tanto poi lo so che leggete l’articolo solo per la presentatrice dalla faccia imbronciata, che prima di finire a Galatea faceva la modella di abiti noiosi, un nuovo target di mercato che hanno trovato degli stilisti americani: praticamente sono i vestiti che si mettono quando la serata sfuma e si resta a casa a ridarsi lo smalto sulle unghie oppure a guardare Desperate Housewife. Svetlana Noskova, che per motivi decisamente oscuri all’una di notte su Raidue si fa chiamare Lana Vladi, ha vinto da giovanissima il concorso “Faccetta Scocciata 2001”, per poi fare le selezioni per il “Mamma che noia 2003” e vincendo il “Bored Girl 2004”. Così è finita a fare la modella per Eskimo e poi la presentatrice con la patata in bocca.

Menzione speciale va all’altro genio che ha avuto l’idea di far dialogare Lana con se stessa, con l’ausilio del computer appaiono sullo schermo più russe scocciate che fingono conversazioni a dir poco surreali, frasi fatte, tentativi di dialogo imbarazzanti, battute scontate, recitazione sconveniente, insomma una pacchia per chi vuole sapere come non si scrive una trasmissione televisiva.

Concludendo faccetta carina, servizi interessanti e testi demenziali, se Galatea fosse una donna sarebbe perfetta.

Galatea: Rai due – Giovedì alle 00.10

Jan 19

Like a superstar

Jane, raccontare di quanto sare potuto essere intelligente, di quanto sarei potuto essere figo, peccato, uno di quelli di cui si legge sui giornali, uno di quelli di cui vostra madre vi dice, hai visto potevi essere come questo, hai visto questo che ha fatto, che è riuscito a fare, invece non l’avete fatto e cercate di capire quale sarebbe dovuta essere la vostra strada, mentre adesso la state ancora cercando, da qualche parte, a breve, perchè vi restano solo quattro anni scarsi, perchè sapete che in italiano i numeri si scrivono sempre a lettera a meno che non indichino delle date o delle quantità, ma non siete un ragioniere e scrivere i numeri a lettera è un esercizio che vi piace, che vi fa sentire superiori a quelli che li scrivono a numero, è un gioco combinatorio scrivere i numeri a lettera, come sugli assegni.

Vivere di rendita, vivere a scrocco, la mia tastiera ha dei buchi attraverso i quali si può vedere il pavimento, scrivo con la tastiera sulle ginocchia, non la guardo e non la vedo, vedo il pavimento, attraverso, ma in realtà guardo lo schermo, perchè quello che sto scrivendo se non lo salvo in qualche modo sparirà per sempre e io me ne sarò dimenticato, come di tutte le cose che normalmente scrivo, come delle cose che dico, delle cose che faccio, il passato è passato e non ci penso più, fortunatamente mentre le faccio le cose sono abbastanza presente, altrimenti sarebbe un bel guaio, ho problemi con la memoria a breve termine, scrivo veloce, forse, non lo so, dovrei misurarmi in qualche modo, da qualche parte ci sono dei siti o dei programmini per misurare la tua velocità, dovrei provarli, ma chi ha il tempo, il tempo ce l’ho, ho finito la laurea, ho lasciato la fidanzata, o mi ha lasciato lei, non lo so, non me lo ricordo, di certo mi ha lasciato più tempo libero, potrei quasi farcela a combinare qualcosa, ma a chi potrebbe interessare? sono un animale da palcoscenico, ho bisogno di un pubblico, lo so, con un pubblico potrei combinare qualsiasi cosa, cose divertenti, cose cattive, cose buone, no le cose buone le faccio solo se sto da solo, non mi devono vedere mille persone quando faccio cose buone, non mi vedo nemmeno io, le cose buone le faccio solo per la persona per cui servono e poi semmai mi tornano, ma il pubblico è una sensazione unica, in pubblico posso fare di tutto, l’ho già detto? certo, ma se scrivo uno può tornare indietro, ma se lo pensassi solamente non si potrebbe certo, o una ripetizione avrebbe meno peso, però purtroppo la mia velocità non è così vicina a quella del mio pensiero come io vorrei, sembra quasi che io stia dicendo delle cose di me, ma in realtà non sto raccontando nulla, dico cose, sì, ma è solo la superficie, una piccola increspatura sulle acque.

Ma chi avrà mai il coraggio di scendere fino in fondo?

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