Ti racconto storie lunghissime per farti addormentare,
così lunghe che a volte anche io mi perdo,
ti racconto storie buffe che non so raccontare,
rido io prima di te, tu ti arrabbi e fai bene,
ti racconto di ricordi,
di cose grandi che adesso non esistono più
e di cose piccole, piccole piccole, che resistono ancora.
Ti racconto della fata turchina, della tartaruga,
del re nano, della strega e della fiamma di luna.
Ti racconto di quando eravamo bambini,
di quando chiudevamo gli occhi sotto un albero
e il vento e gli odori ci dicevano tutto.
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Oppure fingerò di essere diverso,
colpito al cuore, ferito, maledetto,
una freccia di Artemide,
uno strale di Cupido,
un sogno che si infrange
proprio quando, dopo lunga attesa
sembrava che io potessi toccarlo con un dito.
La stoffa dell’attore,
la maschera di un guitto,
i ferri di un mestiere
che ti potrei donare.
Un giorno questa grafite non ci sarà più
e questo foglio tornerà bianco
e ci scriverà qualcuno
più bravo e più in gamba di me.

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