Un altro era troppo assurdo per proporlo in redazione, quindi ne parlo qui nella dependance dove verrà letto dagli unici che potrebbero essere interessati ad un capo di vestiario così assurdo.
Premessa. Io con i miei amici ho l’abitudine di battezzare le persone o le cose con espressioni che definire colorite a volte è un eufemismo, ma se crescete con Tony Tammaro e siete concittadini di Gianfranco Marziano probabilmente non finirete a commentare la messa su Rete 4. Esempio Gli ultimi giorni di Andrew Masterson è per me il (bel) libro di Gesù Cristo detective.
Detto ciò spero che siate interessati a proseguire la lettura per entrare nel meraviglioso paese dei Salvafessa.
Il mondo della moda da qualche anno sta sperimentando pantaloni a vita bassa, l’ombellico, strumento di seduzione della legiadra danzatrice del ventre, ha ceduto il posto al rotolo d’adipe, frutto di una dieta mediterranea fai da te: devi perdere cinque chili, mangia un piatto di pasta, devi perderne dieci, mangiane due.
Così i pantaloni si vanno via via abbassando e la biancheria intima non riesce a stargli dietro, mutande e slip vogliono per forza dire la loro occhieggiando da sotto al jeans. Ma lo spettacolo anche qui non è sempre dei migliori e soprattutto ormai ha stancato, se in origine l’occhio malandrino cadeva anche sul mutandone di lana ereditato dalla nonna, ormai anche il più estremo dei tanga da fastidio alla vista, muove al sorriso goliardico piuttosto che solleticare fantasie erotiche.
Qualcuno ha provato sfruttare la vita bassa in altri modi, mutande con la marca che spunta o con fantasie colorate, quelle con i teschi, modello chi tocca muore, quelle con i cuori o gli orsacchiotti, come dire bisogna essere sexy senza perdere la tenerezza, fino a quelle con i colori della squadra del cuore, che talvolta possono creare qualche imbarazzo quando le due metà del cielo hanno fedi calcistiche opposte.
In questo parossismo di tamarrate si inseriscono i Salvafessa, o, come li chiamano i creatori, gli antipanti (www.antipanti.com): sono dei dischi di stoffa di circa dieci centimetri, da un lato adesivi e dall’altro morbidi come biancheria intima, vanno fatti aderire sul cavallo dei pantaloni che poi andranno indossati senza altra inutile e antiestetica lingerie.
Che dire di più? se non che sono disponibili in una ventina di fantasie diverse, dallo zebrato al leopardato, dalla fantasia mimetica a quella con le carte da gioco, per finire con il mio preferito, quello con il volto di Gesù. Il consiglio, ovviamente di parte, del sito è come al solito “Collezionali tutti!”
Che altro dirvi, qualcosa della vita di redazione, qualcosa da Bordone Rules, lunedì sono arrivato in redazione e più distrutto di me c’era Matteo Bordone, che aveva i capelli di qualcuno appena uscito dal letto, ma nemmeno poi da tanto, dopo qualche ora i capelli gli sono tornati a posto. La mia teoria è che il lunedì l’immenso Bordone sia di un metro circa più alto del solito e si pettini camminando per la redazione sfiorando con la testa il soffitto.
(Era un po’ che vi trascuravo, questo pezzo l’ho scritto per la dependance degli stagisti di Dispenser, ma tanto so che voi non la leggete, quindi è ok se lo ricopio, eppoi è tardi.)
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