Daily Archive for October 18th, 2005

Ulteriore weekend a Milano

Venerdì

Finito il lavoro, tardi, alle sette, passo alla Coop a prendere mortadella e vino Aglianico del Vulture e Greco di tufo, giusto per essere campani e campanilisti. L’impresa è arrivare in via Palermo, dal mio amico, con le indicazioni di via Michelin, alla fine metto via il mio orgoglio virile e chiedo indicazione ad un signore over 50 su una smart con la mela della apple tatuata sulla portiera, miracolo, becco uno degli ultimi mille abitanti di Milano a parlare con accento davvero milanese (quelli che parlano il dialetto sono meno di 50, stime del comune di Milano).

Arrivato dal mio amico decidiamo che l’Aglianico non lo conserveremo per la festa della sera successiva. Buono.

Serata all’inaugurazione del locale del Ventaglio, quello dei villaggi vacanze, andiamo perchè un amico di un amico ci fa entrare gratis, una specie di discoteca dove la popolazione femminile è composta così:

50% minorenni o barely legal
20% vecchie, quarantenni con le rughe di mia nonna
30% brutte, cesse e ancora peggio

Scopo della serata: scroccare la torta a chi festeggia il compleanno, riuscito, ma il risultato non è positivo.

Come dice il saggio: al di sopra di Napoli le pasticcerie sono solo una pallida imitazione.

Scommessa della serata: ti do dieci euro se svegli quel tipo con uno schiaffo. Così mi inviti a nozze.

Usciti dal posto, l’unica cosa aperta sono i napoletani che fanno i panini, ci si adatta.

Tornati a casa utilizziamo la videocamera per mettere su il nostro show, argomenti della puntata:

- Tre pensieri importanti.
- La chiesa non riconosce le stigmate del mio amico e perchè?
- Il cardinale Ruini e i gay.
- Perchè ci sono gli uomini che vanno coi trans?
- Pensierino della buonanotte.

Sabato

Sveglia presto, riversato il contenuto della cassetta sul pc, salto alla Fnac a rinnovare la tessera, comprato "La vita, amico, è l’arte dell’incontro" di Sergio Endrigo, Vinicio de Moraes, Giuseppe Ungaretti e Toquino.

Tornato a casa alle tre il mio compare ha deciso di svegliarsi e di preparare per la festa della serata. Pulizie generali e tentativi di preparativi. Alla fine la casa era presentabile e proponibile per mostre, esposizioni e vernissage, però roba piccola, non più di venticinque-trenta persone.

La festa va bene, non c’è molta gente, la sangria è buona, checchè ne dicano a me piace, il brachetto portato da un’invitata (risaputamente vino da femmine e femminielli) non viene aperto. Il couscous viene promosso a pranzo del giorno dopo e la mortadella a cubetti magicamente finisce.

Una tipa prova a convincermi ad andare al Luminal, presunta discoteca milanese, com’è e come non è, a me scoccia andare in un posto con il nome di un medicinale della Santacroce, per la serie, mi stai sui coglioni a pelle. Rimaniamo in casa a fare le ultime chiacchiere con l’altra organizzatrice della festa e il suo ex, che non si prendere responsabilità però ogni tanto una botta e via si può sempre fare. Carina, attiva, svampita, fa l’illustratrice e me ne sarei potuto innamorare, peccato che fossimo incompatibili caratterialmente. E chi vuole capire capisce. Un giorno scriverò di lei.

Andati via tutti andiamo a fare un salto a questo Luminal, saranno le tre e mezzo, mi sono già lamentato del fatto che a Milano tutto chiuda prestissimo? sì, mi pare di sì. Arriviamo e io mi metto a guardare chi viene cacciato dai buttafuori mentre decidiamo se entrare o meno. Così escono le tre che erano alla festa con altri amici, pare che anche le discoteche a Milano oltre le quattro non vadano, la vita notturna di questa città mi pare la vita pomeridiana di casa mia.

Quella che mi aveva invitato prima dice che è stanca e la accompagno a casa con la macchina, non ci volevo provare, però fare il tipo gentile e simpatico mi piace tantissimo, mi piace fare credere. Alla fine mi dice quelle cose che si dicono sempre, risentiamo, rivediamoci, saranno di circostanza o meno, ma non ci pensavo proprio a prendermi il numero o altro. Ancora adesso mi chiedo perchè l’ho accompagnata e l’unica risposta che mi viene è perchè sono una faccia di ca…

Scoperta della serata: per scrivere meglio il rum della sangria, la sangria rende meno precisi, il rum è più netto e non fa divagare.

Scoperta della mattina: con la sangria si dorme benissimo e ci si risveglia freschi e riposati.

Domenica

Sveglia all’una, c’è anche Sergio, il nostro bel trio ripulisce il couscous, il greco di tufo e assaggia il porto, Sandeman, se qualcuno conosce delle marche migliori si facesse avanti, perchè mi sa che sta per scoppiare un nuovo amore. Salto pomeridiano alla FNAC, dopo macchinoso giro del centro milanese: Danny, il campione del mondo di Roald Dahl.

Serata a Seregno alla pizza della cugina di secondo grado di Gianni, cioè un’occasione così inutile che era assurdo sprecarla. I miei compari non abituati alla moda milanese credono che come si usa fare giù il festeggiato offra e i suoi amici gli fanno il regalo, insomma quasi alla pari. Invece da Roma in su funziona che il festeggiato sceglie il locale e gli altri pagano cena e regalo, ma a me non mi credono, nemo profeta in pizzeria.

A Seregno la pizza si fa con il pane carrasau, poco interessante variante. Il pizzaiolo non ha tutti gli ingredienti perchè il posto l’indomani chiuderà per un mesetto per lavori. Nel locale è pieno di televisioni, il posto si chiama Cinecittà, i telvisori trasmettono Bodyguard, con De Sica e Boldi, non c’è l’audio, ma non serve.

Per quanto Seregno sia un posto qualunque dell’interland milanese o almeno lo spero per loro è meglio di altri posti del profondo nord visti in precedenza. La moda è comunque sul tamarro andante, ma la fauna vale l’apertura della stagione di caccia.

Il tavolo comunque è un ritrovo di informatori farmaceutici, farmacisti e aspiranti tali, fortunatamente le mie conoscenze mediche mi permettono una brillante conversazione anche in un ambito così specialistico: esistono le Zigulì generiche?

comunque a Seregno c’è un locale simpatico dove ci sono i cuscini e i materassi a terra, curato, tenuto bene, cocktail non ottimali ma insomma, peccato per la posizione e che fosse aperto solo perchè l’unico gestore/cassiere/cameriere stesse intento a leggere un libro e non perchè ci fosse gente.

Vista l’ora sono rimasto a dormire a Milano.

Lunedì

Sveglia ore sei, ore sei e un quarto in macchina, ore otto e dodici a casa, cambiato, camicia, maglione e ufficio.
 
Primo incontro con la nebbia intorno casa, per poco non mi schianto contro due ipnotiche luci bianche, un trattore con ruote di un metro e settanta di altezza.

Elvira

Se per un fortunato caso stanotte voi fosse stati svegli, diciamo verso le quattro, e aveste acceso la televisione su Rai Uno probabilmente vi sareste chiesti perchè sul primo canale, come dice mia nonna, c’era una babbiona che si sedeva sulla faccia di un vecchio, in un’atmosfera fintorgiastica da film adolescenziale americano anni 80.

Probabilmente avreste cambiato canale, cercando un ormai spento Marzullo o avreste spento per tornare a letto dopo aver svuotato la vostra vescica del suo ambrato contenuto, ma nel fortunato caso voi foste stati svegli, televisore raiunosintonizzato e un passato di giocatori di videogiochi serio a cavallo degli ‘80 e ‘90 sicuramente sareste rimasti lì a guardare il film riconoscendone subito lo spirito.

La vista dei voluminosi capelli corvini della protagonista, la scollatura filantropica e i modi a metà tra la soubrette e la vaiassa non avrebbero fatto altro che dare conferma al vostro istinto. Magari non l’avete mai visto, magari non sapevate nemmeno che esistesse il film, magari non avete mai giocato nemmeno il videogioco, però non avreste potuto sbagliarvi nemmeno volendo, quello è il film di Elvira.

Elvira è questa improbabile strega che vuole fare uno show a Las Vegas, che arriva in un paesino e scatena il putiferio. Il film ruota indubbiamente intorno alla circonferenza seno della protagonista e malgrado potrebbe diventare un cult anche solo per quello è imprezziosito da personaggi e situazioni che lo pongono al di sopra dei B movie d’importazione e non.

Lo spirito ricorda molto quello che si poteva respirare nelle avventure grafiche dell’epoca, con scenette al limite del non sense e aggiungendo talvolta un po’ di pepe, anche se va detto che persino in Monkey Isle c’era qualche accenno alla dubbia sessualità di Guybrush Treepwood senza parlare della serie di Larry. Sicuramente molto superiore alle streghe, ai vampiri e alle Buffy che da qualche anno impestano i nostri teleschermi.

Vi risparmio di raccontarvi episodi del film per non rovinarvi le sorprese, sappiate però che nel perbenismo anni ‘80 Elvira era abbastanza fuori le righe del politicamente corretto, insomma superiore “soprattutto di petto”, come dice la stessa Elvira sul finale.

Il finale ovviamente è lieto, la cittadinanza alla fine si ravvede, Elivra eredita i soldi dello zio cattivo e può andare a Las Vegas e mettere su il suo show Elvira: the mistress of dark. Il numero finale è eccezionale, non adatto ai malati di cuore e rotolo di scottex per gli altri.